Successioni e conti correnti, interessi non dovuti agli eredi

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L'ordinanza n. 9670 della Cassazione esclude gli interessi attivi sulle somme dovute agli eredi e congelate dalla banca in attesa della dichiarazione di successione
In caso di morte del titolare del conto corrente, non spettano gli interessi sul controvalore dei titoli azionari lasciato in giacenza dalla banca sul conto transitorio maturati nel periodo tra l'apertura della successione e la consegna della dichiarazione di successione da parte dell'erede. Queste le conclusioni a cui è giunta la Suprema Corte con l'ordinanza n. 9670, depositata il 13 aprile 2021.
Dopo la morte del titolare, il conto corrente si estingue in assenza di cointestazione, e la procedura adottata dalle banche è quella di trasferire il saldo su un conto corrente transitorio e infruttifero in attesa della dichiarazione di successione da parte degli eredi. Allo stesso modo per i titoli azionari, che prima vengono venduti, e per i dividendi maturati. Ciò in conformità a quanto prevede la normativa fiscale in materia di imposte di successione in base alla quale opera il divieto legale di pagare le somme agli eredi prima della presentazione della dichiarazione di successione (art. 48, comma 4, del Tus). La ratio della norma, spiegano i giudici, “è quella di operare una coazione dell'obbligo fiscale, posto a carico degli eredi, impedendo alla banca di dare seguito alle loro richieste, ove non sia stata fornita la prova degli adempimenti degli obblighi fiscali in questione: ciò, al fine di non pregiudicare la posizione dell'amministrazione finanziaria, tutelata dalla disposizione, che quindi ha natura imperativa tributaria”.

In tal modo, il legislatore ha frapposto un impedimento ex lege a pagare: si tratta del divieto di esecuzione della prestazione, fino a che l'evento richiesto dalla legge — la presentazione della denuncia di successione — non sia sopraggiunto. Tra l'altro la violazione del divieto è punita con la sanzione amministrativa, a carico della banca, dal 100 al 200% dell'imposta dovuta (art. 53 D.Lgs. n. 346 del 1990). Quindi le banche, in assenza di altri contitolari, chiudono il conto. Trasferiscono il saldo su un conto corrente transitorio e infruttifero fino a che gli eredi non producano la dichiarazione di successione dalla quale risulti la titolarità delle somme e risultino adempiuti gli obblighi fiscali. A causa di tale vincolo, la prestazione dovuta dalla banca di pagare le somme è resa inesigibile sino alla verificazione dell'evento contemplato dalla legge. In sostanza l'intermediario, adempiendo ad una norma fiscale, adegua il suo comportamento alla legge. La questione sollevata davanti i giudici della Cassazione attiene alla circostanza se, nel periodo intercorrente tra la morte del titolare del conto e la presentazione della dichiarazione di successione da parte degli eredi maturino interessi attivi a favore degli eredi stessi. Il tema non è di poco conto. Soprattutto se le somme cadute in successione sono di rilevante ammontare, come nel caso esaminato dai giudici (oltre 965 mila euro) e soprattutto se si considera che in molti casi i tempi per la presentazione della dichiarazione di successione possono superare l'anno (10 anni nel caso oggetto della sentenza).
In termini generali la dichiarazione di successione deve essere presentata dagli eredi, dai chiamati all'eredità, dai legatari entro 12 mesi dalla data di apertura della successione che coincide, generalmente, con la data del decesso del contribuente. Dopo aver ricevuto la dichiarazione di successione, l'ufficio territoriale competente dell'Agenzia delle Entrate invia all'erede un avviso di liquidazione con l'indicazione dell'imposta di successione. Il pagamento va effettuato entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato l'avviso di liquidazione. Scaduto tale termine si rendono applicabili, oltre alle sanzioni, anche gli interessi di mora.

In un rapporto ordinario di conto corrente durante tale intervallo di tempo sulle somme maturerebbero gli interessi attivi. Tuttavia, i giudici, chiamati a pronunciarsi sulla questione, hanno concluso che l'ordinamento sarebbe in contraddizione con sé medesimo ove, da un lato, imponesse alla banca di non pagare, e, dall'altro lato, sancisse il carico degli interessi. In particolare i giudici hanno reputato non provato tale obbligo in capo alla banca di corrispondere gli interessi, non essendo questi dovuti né in forza del contratto di deposito titoli in custodia e amministrazione, peraltro estinto con il venir meno della titolare; né in base al cosiddetto “conto  di transito”, su cui la banca dopo l'apertura della successione ha accreditato il corrispettivo dei titoli inoptati e i dividendi maturati; né, infine, ha ritenuto raggiunta la prova di un distinto contratto di deposito delle somme ricavate dalla liquidazione dei titoli inoptati, che autorizzasse la banca ad utilizzarle nelle more.

Pertanto, nel periodo intercorrente tra la morte del titolare del conto e la presentazione della dichiarazione di successione non maturano automaticamente interessi attivi a favore degli eredi, salvo che tali interessi siano dovuti ad altro titolo. Un motivo in più per presentare quanto prima la dichiarazione di successione.
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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.

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