La decadenza dall'accettazione beneficiata dell'eredità

Angelo Ginex
Angelo Ginex
29.4.2022
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L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario consente agli eredi di assicurarsi gli effetti di cui all'art. 490 codice civile. Tuttavia, occorre prestare attenzione al compimento di determinati atti, poiché questi potrebbero comportare la decadenza dal suddetto beneficio ai sensi dell'art. 493
L'accettazione dell'eredità, da cui consegue la successione dell'erede in tutti i rapporti giuridici facenti capo al defunto, può essere “pura e semplice” o con “beneficio d'inventario”.

L'accettazione “pura e semplice”, che può realizzarsi attraverso tre diverse modalità (ovvero, mediante accettazione espressa, tacita o presunta), comporta la successione dell'erede in tutti i rapporti giuridici, sia attivi che passivi, di cui il defunto era titolare, senza alcuna limitazione di responsabilità.

L'accettazione dell'eredità con “beneficio d'inventario”, invece, ha il pregio di tenere distinto il patrimonio ereditario da quello personale dell'erede, ai sensi dell'articolo 490, co. 1, cod.civ. Nella specie, quindi, il patrimonio personale dell'erede non può, almeno in via generale, essere intaccato da possibili debiti derivanti dall'eredità stessa (Cass. ord. 25/09/2019, n. 23961).

Tuttavia, il legislatore ha previsto che l'erede decade dal beneficio di inventario ogni qualvolta ponga in essere un comportamento scorretto a danno dei creditori dell'eredità e dei legatari.

L'ipotesi principale è quella contemplata dall'art. 493, co. 1, cod.civ., secondo cui l'erede decade dal beneficio d'inventario nella ipotesi in cui compia atti di straordinaria amministrazione, aventi a oggetto uno o più beni ereditari, in difetto di un'autorizzazione da parte del giudice o, comunque, a mezzo di un provvedimento rilasciato in mancanza delle formalità prescritte dall'art. 747 c.p.c.

L'erede decade dal beneficio di inventario, inoltre, nell'ipotesi in cui sottragga in mala fede alcuni beni all'inventario, ovvero dichiari che nell'eredità vi sono passività inesistenti ex art. 494 cod.civ. (Cass. sent. 23/07/2007, n. 16195).

Sotto tale profilo, appare interessante la recente sentenza 24 febbraio 2022, n. 6146, nella quale la corte di Cassazione ha escluso la decadenza dall'accettazione dell'eredità con beneficio di inventario nell'ipotesi in cui gli eredi stipulino una transazione con un creditore del defunto.
In particolare, è stato osservato che la finalità dell'art. 493 cod.civ. è quella di assicurare la conservazione della garanzia patrimoniale generica dei creditori e legatari del defunto; pertanto, la stipula di una transazione richiede l'autorizzazione giudiziale soltanto nella ipotesi in cui ecceda l'ordinaria amministrazione, mettendo in pericolo la garanzia patrimoniale offerta dall'asse ereditario.

Sulla base di ciò, quindi, si è affermato che nel caso di specie, l'accordo sottoscritto si rivela inidoneo a pregiudicare gli interessi dell'eredità e obiettivamente conveniente per gli interessi dei creditori e legatari, così sfuggendo alla necessità dell'autorizzazione.

Inoltre, la Suprema corte ha sottolineato che la transazione sottoscritta dal creditore e dagli eredi è stata pagata con il denaro personale di questi ultimi. Ciò significa che l'attivo ereditario non si è ridotto a causa del ridetto accordo; anzi, in virtù della citata transazione, l'eredità è stata liberata da una passività potenziale che sarebbe potuta diventare attuale.

Concludendo, in un'ottica di bilanciamento tra vantaggi e svantaggi, la transazione sottoscritta dagli eredi beneficiati e dal creditore del defunto, non è idonea a pregiudicare gli interessi dei creditori dell'eredità e dei legatari, ogni qualvolta gli eredi, a fronte della rinuncia ad un del tutto ipotetico credito per il rimborso delle spese legali, abbiano ottenuto la riduzione delle pretese creditorie del professionista, adempiendo al minor debito con risorse personali.
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Founder e managing partner di Ginex & Partners Studio Legale Tributario. Svolge la professione di avvocato
ed è dottore di ricerca in diritto tributario. Vanta significative expertise in materia di diritto tributario,
diritto d’impresa e pianificazione e protezione patrimoniale. Partecipa in qualità di docente a master e
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