Circolare sui trust: alla ricerca di una chiave di lettura “positiva”

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Marco Allena
28.9.2021
Tempo di lettura: 3'
In attesa della versione definitiva, l'Agenzia delle Entrate si apre al confronto, consentendo di vedere sempre più la circolare come uno strumento di soft regulation, sulla scorta di quanto accade in altri ordinamenti
Con la bozza della Circolare dell'11 agosto 2021, l'Agenzia delle Entrate ha fornito i tanto attesi chiarimenti in materia di fiscalità del trust. L'istituto è stato recentemente oggetto di alcuni interventi da parte del legislatore fiscale, nonché – e soprattutto - di diverse pronunce della Cassazione, e vi era da tempo l'esigenza di una presa di posizione dell'Amministrazione finanziaria.

Come già rilevato da molti, ci si sarebbe probabilmente attesi qualche maggiore spunto, ma tant'è; non resta che attendere la versione definitiva del documento, confidando che le osservazioni in via di presentazione da parte di enti, istituzioni, accademie e professionisti portino a qualche ripensamento.

Senza peraltro dimenticare la natura e la funzione del tipo di documento di cui si parla: un atto interno all'amministrazione, con il quale la Direzione centrale impartisce istruzioni, interpretazioni e chiavi di lettura dell'istituto (del trust, in questo caso) agli uffici sul territorio. Forse, tenendo a mente tale (imprescindibile) profilo formale, si può in qualche modo vedere in un'ottica diversa l'intero documento, al di là delle attese e delle aspettative che la sua (più volte annunciata) pubblicazione aveva creato fra operatori e studiosi.
Piuttosto, volendo vederne gli aspetti positivi, non si può non salutare con favore tale modus operandi dell'Agenzia, che – nel diramare in anteprima un proprio documento interpretativo – “si apre” al confronto, consentendo quindi di vedere sempre più la circolare come uno strumento di soft regulation, sulla scorta di quanto accade in altri ordinamenti.

Vediamo ora quali sono i principali aspetti toccati dalla bozza, riservandoci di tornare nei prossimi mesi più in dettaglio sui singoli temi, in attesa della versione consolidata.

Tra le principali novità normative degli ultimi tempi in materia, pensiamo a quelle sulla tassazione diretta, di cui al decreto-legge n. 124/2019, che ha modificato la disciplina fiscale delle attribuzioni disposte dai trust opachi collocati in Paesi a fiscalità privilegiata a favore di beneficiari residenti in Italia.
In base alla nuova disposizione, nel caso di  trust opachi residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, l'istituto sconta le imposte proprie nel Paese di residenza (a fiscalità privilegiata) e i beneficiari residenti in Italia sono assoggettati a tassazione per i redditi loro distribuiti.

Oggi, quindi, per i trust opachi localizzati in territori cosiddetti black list, i redditi corrisposti ai beneficiari residenti sono sempre tassati in Italia, a prescindere dall'individuazione giuridica dei beneficiari, in deroga all'art. 73, comma 2 del Tuir.

Sul punto la bozza non solo non si discosta dalla norma positiva del 2019, ma anzi ne dà una lettura veramente “pro fisco”. Basti pensare, ad esempio, che vengono fatti rientrare fra i Paesi a fiscalità privilegiata – per questa finalità - anche gli Stati appartenenti all'Unione europea o allo Spazio economico europeo.

Con riferimento, invece, all'imposizione indiretta del trust (forse il tema più “caldo” per gli operatori in questo momento) da tempo si era registrato il consolidato orientamento della Cassazione per cui il conferimento di beni in trust, ai fini dell'applicazione dell'imposta sulle successioni e donazioni, non dà luogo di per sé a un effettivo trasferimento di beni, e, quindi, a un “arricchimento dei beneficiari assoggettabile a imposizione proporzionale”.

L'applicazione dell'imposta proporzionale – secondo la Cassazione - è giustificata solo in presenza di un “un trasferimento effettivo di ricchezza, mediante una stabile attribuzione patrimoniale”; trasferimento non riscontrabile, sempre secondo la giurisprudenza, né al momento dell'atto istitutivo, né all'atto della dotazione.

Conseguentemente, la Cassazione ha disconosciuto ogni rilevanza impositiva alla dotazione del trust e ha collocato l'imposizione proporzionale al solo momento in cui i beni vengano distribuiti in modo definitivo dal trustee ai beneficiari (cosiddetta tassazione “in uscita”).

Ora, con la bozza di Circolare, l'Agenzia si è adeguata all'orientamento ora visto, abbandonando le proprie posizioni risalenti al 2007: anche per l'Agenzia, pertanto, la fase di dotazione del trust non è soggetta né a imposta di donazione né a imposte ipotecaria e catastale proporzionale.

Su tale punto, ci si sarebbe attesi qualche tentativo interpretativo con particolare riguardo agli aspetti di diritto intertemporale, il che non è avvenuto; ma anche in questo caso, forse, non si può attribuire al documento una funzione diversa da quella sua propria.

Altro è, piuttosto, il ritenere questa soluzione (la tassazione in uscita) la migliore per contribuenti e fisco, ma questo è tema diverso, sul quale torneremo prossimamente.

La bozza di Circolare, infine, fornisce chiarimenti sull'applicazione dell'imposta sul valore degli immobili detenuti all'estero (IVIE) e dell'imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero (IVAFE) dovuta da trust residenti in Italia, nonché – come già rilevato su queste colonne da altri colleghi - sugli obblighi di monitoraggio fiscale a cui sono sottoposti i redditi distribuiti da trust residenti all'estero. Anche su tale aspetto, la lettura che è stata data è particolarmente restrittiva, e occorrerà vedere se e quanto verranno recepiti i suggerimenti e le osservazioni in via di presentazione …
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Professore Ordinario di Diritto Tributario nell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Economia e Giurisprudenza; è avvocato cassazionista ed equity partner presso Miccinesi Tax Legal Corporate, con sedi a Milano, Firenze e Roma. È membro di consigli di amministrazione e collegi sindacali di società di capitali.

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