30 anni di legge sui trust: qual è lo stato dell'arte?

Tempo di lettura: 3'
Il 1° gennaio 1992 è entrata in vigore la legge 364/89 con la quale l'Italia ha recepito la convenzione dell'Aja sul riconoscimento giuridico del trust. La situazione attuale a livello giuridico, fiscale e operativo

Analisi del contenzioso: un provvedimento, in media, a settimana; ma negli ultimi anni cresce l’accelerazione

L’evoluzione del ruolo del trustee con competenze sempre più multidisciplinari

Sul trattamento fiscale si attende l’esito della consultazione pubblica dell’Agenzia delle Entrate

Trent'anni di legge sui trust: Il 1° gennaio 1992, infatti, è entrata in vigore la legge 364/89 con la quale l'Italia ha recepito la convenzione dell'Aja sul riconoscimento giuridico del trust, non più solo uno strumento di protezione patrimoniale ma anche di gestione delle problematiche familiari nelle più ampie declinazioni. Sullo stato dell'arte dei trust sul piano giuridico, fiscale, antiriciclaggio e soprattutto operativo hanno fatto un punto Fabrizio Vedana, amministratore Across Group e membro direttivo Step Italy, gli avvocati Maria Grazia Monegat e Igor Valas, Sabina Numa, ad Argos trustees, e Salvatore Tramontano, commercialista, nell'ambito del programma di webinar di approfondimento organizzati da Across group, multi-client family office.

Non più solo alla portata di patrimoni consistenti, il trust rivela la sua flessibilità per modulare aspetti come quantità, tempo e soggetti di benefici di complessa determinazione. Esempi? Tanti, dalla gestione delle obbligazioni derivanti da una separazione (per esempio, uso della casa coniugale) all'affidamento a un trust dei beni di un ludopatico per evitargli procedure di interdizione o di amministrazione di sostegno.
In linea di massima il trust è uno strumento che assicura:

  • protezione del patrimonio in famiglie non fondate sul matrimonio;

  • prevenzione e soluzione del conflitto coppia coniugata, unita civilmente o solo convivente;

  • prevenzione e soluzione conflitto interessi genitori-figli;

  • gestione patrimonio all'evento morte;

  • gestione patrimonio per sopravvenuta incapacità.


In particolare, nell'ambito della protezione dei soggetti deboli, il trust è uno degli strumenti indicati dal legislatore della legge 112/2016 come idoneo a offrire soluzioni che soddisfano le finalità della legge: favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l'autonomia delle persone con disabilità, evitando l'istituzionalizzazione.

La crescente normalità di questo strumento incontra, però, ancora qualche ostacolo burocratico, come i tempi lunghi per attivare un conto corrente per un trust.

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Un particolare spunto di riflessione è stato offerto da Vallas che ha condotto un'analisi sui 30 anni di contenzioso utilizzando la raccolta documentale dell'Associazione Il trust in Italia. I numeri sono inevitabilmente sottostimati, ma forniscono comunque indicazioni significative, evidenziando 1427 documenti in materia di trust di cui 1365 provvedimenti giudiziali. Quasi uno alla settimana, in sostanza, ma in effetti ben di più tenendo conto del crescendo esponenziale. Infatti, se fino al 2007 i provvedimenti sono sporadici dopo il 2012 l'accelerazione è evidente.

Ma su che cosa si concentrano i contenziosi analizzati? Questa l'evidenza della ricerca:

Ambito civile 727
Ambito tributario 536
Ambito penale 86
Ambito amministrativo 16

Più in dettaglio i grafici successivi illustrano la distribuzione delle tipologie di cause civili e penali da cui emerge il peso delle azioni revocatorie sul numero delle cause civili: il 50% del totale. Un'interpretazione di questo fenomeno, da parte degli addetti a settore, è che si tratta spesso dell'extrema ratio tentata quando scadono i termini per effettuare l'azione revocatoria nei confronti di un soggetto: si cerca allora di aggredire i trust in qualsiasi modo collegati.
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Il ruolo del trustee


In questi anni si è evoluto anche il ruolo del trustee che è investito del potere e onerato dell'obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust e secondo le norme imposte dalla legge al trustee. Per trust, viene ricordato, si intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, per atto tra vivi o mortis causa, qualora dei beni siano posti sotto il controllo di un trustee, nell'interesse di un beneficiario o per un fine determinato. I beni in trust costituiscono una massa distinta e non sono parte del patrimonio del trustee. In particolare l'art.8 della convenzione dell'Aja dà la possibilità di due o più trustee nello stesso trust, di effettuare investimenti con le risorse del fondo in trust e stabilisce il diritto del trustee di delegare, amministrare e disporre dei beni in trust. I beni del fondo, essendo segregati rispetto al patrimonio personale del trustee, non possono essere aggrediti dai creditori personali del trustee. Le competenze necessarie per svolgere questo compito sono quindi sempre più multidisciplinari e spaziano da quelle di gestione patrimoniale a quelle psico-relazionali.

Gli aspetti fiscali


Un capitolo a parte, infine, riguarda il trattamento dei trust da parte del fisco italiano, sia per quanto riguarda le imposte dirette che quelle indirette, con un'evoluzione che ha visto il 2006 come anno spartiacque e che attende ancora l'esito della consultazione pubblicazione dell'11 agosto 2021 (con termine a fine settembre 2021 per inviare le osservazioni all'Agenzia delle Entrate) sulla bozza di circolare riguardante la disciplina fiscale dei trust.

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