Usa: continuano le pressioni fiscali sulla corporate tax minima

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L'amministrazione americana continua a spingere sulla sua proposta fiscale di una corporate tax minima globale. Ma che tassazioni applicano gli altri paesi? E che ruolo gioca la Cina?

Con l’aumento della tassazione gli Usa si posizionerebbero ai primi posti a livello Ocse in termini di corporate tax

Questo avrebbe degli effetti negativi in termini di investimenti diretti esteri e anche di entrate fiscali

Continuano le pressioni sulla corporate tax minima globale da parte degli Usa. La proposta avanzata dal segretario del Tesoro a stelle e strisce, Janet Yellen, il 5 aprile. Il motivo è legato alla tutela degli interessi americani. E al non voler far uscire gli Usa dalla competizione fiscale globale. Biden starebbe infatti studiando un aumento della corporate tax nazionale dal 24 al 28%. E questo livello porterebbe gli Usa ad essere molto poco competitivo fiscalmente parlando. A livello Ocse sarebbe infatti uno dei paesi membri con la tassazione più alta.
L'aumento di tasse servirebbe inoltre per finanziare il piano di rilancio dell'economia Usa anche in chiave green. Il problema è che la spinta verso l'alto dell'imposta spingerebbe le corporate Usa verso i paradisi fiscali europei e non. E dunque da qui deriva la proposta Yellen di imporre una corporate tax minima globale. Iniziativa che guarda soprattutto ai paesi dell'Ue. Insomma, un modo per pagare tutti di più, aiutando gli Usa nella realizzazione del loro piano di rilancio economico. Ovviamente nel caso in cui si dovesse riuscire a realizzare questo progetto, ci sarebbero degli effetti positivi, legati squisitamente ai diversi paradisi fiscali nel mondo e anche in Ue. Questi infatti dovrebbero porre fine ai loro regimi fiscalmente compiacenti. Il problema è che per adottare la proposta americana anche all'interno dell'Ue, si deve passare per una votazione. E per il momento tutte le questioni fiscali vengono approvate a maggioranza assoluta. Più volte si è discusso di cambiare la metodologia ma mai si ha avuto il coraggio di farlo. E dunque in sede Ue la proposta Yellen non avrà possibilità di passare, anche perché paesi come l'Olanda, Malta, il Lussemburgo e Cipro metteranno il veto.

La situazione a livello Ocse


Come abbiamo detto con l'aumento della tassazione gli Usa si posizionerebbero ai primi posti a livello Ocse in termini di corporate tax. E questo avrebbe degli effetti negativi in termini di investimenti diretti esteri e anche di entrate fiscali, soprattutto quelle legate alle multinazionali. Altra incognita non considerata è la Cina. Questa infatti osservando le sue mosse fiscali starebbe andando in una direzione opposta a quella americana. E Hong Kong gioca un ruolo centrale in questa partitiva. La città è infatti uno dei maggiori paradisi fiscali al mondo. E dunque nello scacchiere americano la Cina è una pedina molto importante e che al momento non si è esposta in merito alla proposta Usa.

Se andiamo ad osservare i dati Ocse in merito alle varie tassazioni nazionali si nota come le più basse sono quelle applicate in Ungheria (9%), Irlanda (12,5%), Lituania (15%) e Regno Unito (19%). L'Italia è nella parte alta della classifica con quasi il 28% di tassazione e al momento gli Usa sono nella parte centrale.

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