Legge svizzera sul trust: tra semplicità e innovazione

Barbara Demergazzi
Barbara Demergazzi
24.1.2022
Tempo di lettura: 3'
La Svizzera ha innescato una vera e propria rivoluzione in materia di trust. Il primo passo lo ha compiuto approvando la legge che assoggetta i trustee professionali ad autorizzazione e vigilanza prudenziale. Ora sta affrontando una tappa altrettanto importante creando le basi legali per un trust svizzero
Il legislatore svizzero, conscio della sempre maggiore rilevanza che il trust ha acquisito dopo l'entrata in vigore della Convenzione dell'Aia sui trust, nel 2007, ha ravvisato in esso una risposta concreta all'esigenza di delineare un nuovo strumento per la strutturazione patrimoniale e la pianificazione successoria. Ha poi compreso che, creando le basi legali per un trust autoctono, avrebbe potuto garantire non solo un alto livello di certezza nel diritto ma anche un rafforzamento della la piazza finanziaria locale, la cui professionalità è stata recentemente consolidata grazie alla legge sugli istituti finanziari, che ha elevato, regolandola, la figura del trustee professionale.

La Svizzera ha quindi deciso di dotare gli operatori del settore di uno strumento flessibile, redatto nelle tre lingue nazionali, che permetta loro di non dover ripiegare su trust stranieri. Nel contempo ha delineato un atto normativo attento alle indicazioni e ai suggerimenti della comunità internazionale, che ribadisce l'impegno svizzero in materia di trasparenza e lotta contro il riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo.
Nasce così una legge semplice ma al contempo efficace, che recepisce le caratteristiche essenziali del diritto anglosassone e le fonde con le definizioni della convenzione dell'Aja e con i principi propri del diritto elvetico, che vanta una lunga tradizione in materia di fiducia.
Il progetto di legge evidenzia come la Svizzera sia sufficientemente preparata e matura per proporre alla comunità internazionale uno strumento tecnicamente avanzato e accattivante.

Sfogliare questo progetto in materia di trust svizzero suscita nel contempo sentimenti di orgoglio e di emozione. In pochi articoli inseriti nel codice delle obbligazioni e in alcuni atti normativi correlati, il legislatore ha dato forma a uno strumento giuridico che non solo racchiude le caratteristiche essenziali di ben più consolidate leggi di matrice anglosassone, ma presenta aspetti innovativi, che rendono lo strumento accessibile oltre che appetibile per la clientela e i professionisti di “civil law”.

La legge svizzera sul trust, in questo contesto, presenta diversi elementi di interesse. Innanzitutto prevede espressamente che il disponente possa ritenere molte prerogative, tra cui quella di sottoporre al suo consenso determinati atti del trustee, quella di chiedere al trustee i conti del trust e ancora la facoltà sostituire il trustee o designarne il successore e quella di designare uno o più guardiani, sostituirli o designarne i successori.

Queste disposizioni, poiché non limitano l'estensione delle facoltà del disponente di modificare tutti i tipi di disposizioni del trust, permettono a quest'ultimo di partecipare attivamente alla vita del trust, anche se non ne è beneficiario o trustee esso stesso, lasciandogli la possibilità di cambiare il patto di fiducia in base al variare delle circostanze, e addirittura di porre il veto allo scioglimento del trust benché chiesto da tutti i beneficiari.

I beneficiari, per parte loro, sono ampiamente tutelati. Il progetto di legge, infatti, riconosce loro un diritto di informazione secondo cui possono chiedere al trustee delucidazioni sullo stato dei beni in trust e sulla loro gestione. Il trustee può negare queste informazioni solo per gravi motivi, stabiliti nell'atto di trust o in caso ciò comprometta gli interessi legittimi di altri beneficiari. Sempre ai beneficiari sono attribuite, in determinate circostanze, la facoltà di revoca del trustee e la legittimità processuale attiva. Anche la loro facoltà di chiedere lo scioglimento del trust è codificata, benché potenzialmente limitata dalla volontà espressa del disponente.
Un cenno particolare va poi dedicato all'ampia tutela che il progetto di legge riserva ai creditori, per garantire i quali il legislatore propone di applicare al trust, per analogia, le regole del diritto societario sul rischio d'insolvenza. Il trustee inoltre, viene chiamato a rispondere con il proprio patrimonio per le obbligazioni assunte in adempimento dei suoi obblighi in quanto trustee. Questa disposizione, se dovesse essere confermata, renderà sempre più importante la scelta di un trustee professionale, dotato di sufficienti garanzie patrimoniali.

La legge infine offre estese garanzia di trasparenza. L'articolo 327 del codice penale, che punisce la violazione delle regole di trasparenza del diritto societario, è stato esteso all'inosservanza degli obblighi d'identificazione e documentazione del trustee che, oltre a essere chiamato a identificare tutti gli aventi economicamente diritto del trust, deve anche raccogliere le informazioni fondamentali sugli istituti finanziari e le imprese di assicurazione nonché sui contabili, i consulenti fiscali, i consulenti in investimenti, i gestori patrimoniali e altri prestatori di servizi che hanno relazioni d'affari con il trust.

La norma precisa con esattezza il tipo di informazioni da raccogliere, coadiuvando quindi il trustee nell'adempimento dei propri obblighi di adeguata verifica, parallelamente a quanto già precisato dalla legge e dalle ordinanze contro il riciclaggio di denaro.

La previsione di una sanzione di carattere penale completa, infine, l'attuazione delle raccomandazioni del Gafi in materia di trasparenza, dando vita a un quadro regolamentare d'insieme ben coordinato e completo.
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Avvocato e responsabile legal & compliance presso la trust company professionale Capital
Trustees AG (Svizzera), è esperta nella protezione e trasmissione di patrimoni familiari e nella
prevenzione di rischi legali e reputazionali. In seno a Step riveste la qualifica di Trust and estate
practitioner (Tep) ed è altresì membro del Groupement des compliance officers de Suisse
Romande et du Tessin (Gco).

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