Imprese: accordo contro le doppie imposizioni Italia- Cina

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L'accordo contro le doppie imposizioni tra i due paesi è sempre più vicino all'arrivo. Al momento manca infatti solo il via libera della commissione esteri del Senato per evitare ai contribuenti doppie imposizioni tra Italia e Cina

L'accordo va ad aggiornare quello in vigore dal 1990 in materia di dividenti, interessi, royalty e capital gain

Questo progetto è di fondamentale importanza per tutte le imprese, soprattutto dal lato della fiscalità internazionale

Accordo contro le doppie imposizioni Italia – Cina vicini al sì finale. L'intesa fiscale fra i due paesi è di notevole importanza soprattutto per le imprese, dato che serve ad evitare che i contribuenti siano tassati in entrambi i paesi.
E dunque le imprese che hanno interessi in Cina e viceversa, se il tutto andrà definitivamente in porto, dovranno prendere atto degli aggiornamenti fiscali e applicarli. Il progetto, che ha ricevuto il parere positivo dalla commissione affari costituzionali e finanze, ha infatti l'obiettivo di rinnovare l'accordo del 1990 in materia di dividenti, interessi, royalty e capital gain.

Dividendi


Per i dividendi è prevista una riduzione dell'aliquota di prelievo alla fonte. Questa passerebbe dal 10 al 5%, nel caso ci siano partecipazioni dirette, di almeno il 25% del capitale della società che paga i dividendi, tenute per un periodo di almeno 365 giorni. Di questa riduzione, “potranno pertanto beneficiare le imprese italiane che percepiscono dividendi di fonte cinese. Inoltre, la riduzione dell'aliquota relativa alle partecipazioni qualificate potrà incoraggiare la capitalizzazione delle imprese cinesi in Italia, attraverso investimenti in equity. Per gli altri dividendi, si applica l'aliquota del 10%”, spiega il Ministero dell'economia e delle finanze.

Interessi


Per quanto riguarda gli interessi la ritenuta che si applica nello stato della fonte non potrà eccedere un'aliquota del 10% dell'ammontare lordo degli interessi. E' inoltre prevista un'aliquota ridotta dell'8% sugli interessi pagati agli istituti finanziari, riguardo ai prestiti che hanno una durata almeno triennale e mirati a finanziare progetti d'investimento.

Royalties


Sulle royalties l'aliquota generale applicabile nello stato della fonte non potrà superare il 10% sui canoni corrisposti per l'uso, o la concessione in uso, di un diritto d'autore. Infine viene confermato anche il trattamento delle plusvalenze derivanti dall'alienazione di partecipazioni qualificate oltre il 25%. Il nuovo accordo prevede però la tassazione di queste se sono detenute con un livello di partecipazione sopra la soglia del 25% in qualsiasi momento nei 12 mesi precedenti l'alienazione.

L'ufficio bilancio del Senato sottolinea inoltre che proprio per le aliquote di favore sugli interessi, l'intesa potrebbe invogliare gli investitori cinesi ad acquistare debito pubblico italiano. Ma non solo perché, le tipologie di interessi prese in considerazione potrebbero infatti riguardare in gran parte quelli derivati da finanziamento del debito pubblico sia italiano che cinese. E' però giusto anche sottolineare come “gli effetti finanziari riguarderanno più gli interessi sui nostri Btp”.

 

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