Esterovestizione: le presunzioni e il luogo della sede effettiva

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Nicola Dimitri
26.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Spesso le aziende per fronteggiare la forte competizione del settore di mercato di riferimento scelgono di aprire una filiale all'estero, allo scopo di cogliere nuove opportunità commerciali o fiscali

Il diritto di stabilimento consente ai soggetti economici di domiciliare la propria attività nel Paese o nella giurisdizione che, per varie ragioni e fattori, sembra meglio rispondere alle esigenze dell’azienda

Per considerare come presuntivamente esterovestita una società occorre avere riguardo anche al place of effective management

Sovente accade che i trasferimenti delle imprese o le aperture di controllate o subsidiaries verso l'estero siano posti in essere al solo fine di sottrarsi all'imposizione del paese di origine e, conseguentemente, sfruttare aliquote contenute o regimi fiscali agevolati.
Siffatti trasferimenti all'estero, definiti come esterovestizione quando privi di sostanza economica e attuati con lo scopo di eludere il sistema impositivo di residenza, sono considerati meramente fittizi e integrano un abuso del diritto.
L'esterovestizione, infatti, è un fenomeno di tipo elusivo caratterizzato dall'artificioso spostamento del soggetto passivo dal territorio nazionale, e quindi dalla residenza in Italia, verso un'area impositiva più conveniente di altro Stato.

E invero, per comprendere se e in che termini l'impresa trasferita all'estero integri i presupposti dell'esterovestizione, è opportuno prendere in considerazione i cd. criteri di collegamento territoriale, di cui all'art. 73 Tuir.

Il terzo comma della norma citata, infatti, stabilisce che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell'amministrazione o l'oggetto principale nel territorio dello Stato.

Si considerano altresì residenti nel territorio dello Stato gli organismi di investimento collettivo del risparmio istituiti in Italia e, salvo prova contraria, i trust e gli istituti in cui almeno uno dei disponenti ed almeno uno dei beneficiari del trust siano fiscalmente residenti nel territorio dello Stato.

Si considerano, inoltre, residenti nel territorio dello Stato i trust quando, successivamente alla loro costituzione, un soggetto residente nel territorio dello Stato effettui in favore del trust un'attribuzione che importi il trasferimento di proprietà di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per quote, nonché vincoli di destinazione sugli stessi.
Ebbene, nella pronuncia 11709 del 2022 la Corte di Cassazione ha avuto modo di affermare che la nozione di "sede dell'amministrazione", in quanto contrapposta alla "sede legale", deve ritenersi coincidente con quella di "sede effettiva" (di matrice civilistica), intesa come il luogo dove hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell'ente e si convocano le assemblee, e cioè il luogo deputato, o stabilmente utilizzato, per l'accentramento - nei rapporti interni e con i terzi - degli organi e degli uffici societari in vista del compimento degli affari e dell'impulso dell'attività dell'ente

In questi termini, osserva la Cassazione, per considerare come presuntivamente esterovestita una società occorre avere riguardo senz'altro al place of effective management (Poem) ma, altresì, è opportuno estendere la valutazione anche ad altri elementi rilevanti.

Ne consegue, che è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova che la società sia da considerare come esterovestita.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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