Elusione fiscale: il podio dei paradisi fiscali spetta agli Stati europei

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Nicola Dimitri
17.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Un piccolo gruppo di paesi ricchi detiene di fatto il controllo sulla rete fiscale globale ed è responsabile della maggior parte delle perdite di gettito subite dagli Stati ogni anno

Sono oltre 480 i miliardi di dollari di tasse perse all'anno a causa di pratiche fiscali dannose

Il Regno Unito è il più grande facilitatore mondiale di abusi fiscali, in quanto opera attraverso una rete composta da territori britannici d'oltremare che sono a tutti gli effetti paradisi fiscali

Ogni anno oltre 483 miliardi di dollari vengono sottratti a tassazione negli Stati dove i profitti vengono prodotti, per essere destinati verso paradisi fiscali.
Senza dubbio si tratta di una cifra spropositata, ma ciò che desta stupore è la circostanza che la maggior parte del sommerso viene alimentato da politiche fiscali introdotte da quei Paesi dell'area Ocse che – almeno apparentemente – dichiarano di voler contrastare i fenomeni di elusione ed evasione.
In effetti, stando al materiale raccolto nel report recentemente pubblicato da Tax Justice Network, emerge che la gran parte del cd. global tax abuse, precisamente il 78% del capitale dirottato verso paradisi fiscali, proviene dai paesi più ricchi dell'area Ocse.

Le giurisdizioni che, con le loro politiche fiscali anti-concorrenziali, producono maggiori volumi di sommerso fiscale non sono - come spesso si è portati a credere – gli Stati palm-fringed island (vale a dire quegli Stati sperduti negli atolli), ma i più ricchi Paesi occidentali: come, ad esempio il Regno Unito, il Lussemburgo e la Svizzera. È lungo questi tre Stati, infatti, che passa l'asse dell'elusione fiscale mondiale (axis of tax avoidance). Secondo Tax Justice Network, le tre giurisdizioni appena indicate, producono il 55% (268 miliardi di dollari) dell'elusione fiscale globale.

Tra i membri dell'Ocse il primo posto sul podio è del Regno Unito, responsabile di oltre un terzo (39%) della perdita di gettito mondiale. Il Regno Unito è, infatti, di gran lunga il più grande facilitatore mondiale di abusi fiscali, in quanto opera attraverso una rete composta da territori britannici d'oltremare, dipendenti dalla corona, come le Isole Cayman, come Jersey o, ancora, come la City di Londra.

Dei 483 miliardi di dollari di tasse che i paesi perdono all'anno, 312 miliardi di dollari di perdite sono dovute a pianificazioni fiscali aggressive di società multinazionali e 171 miliardi di dollari a causa dell'evasione fiscale offshore da parte di individui facoltosi. È bene però specificare che si tratta solo della punta dell'iceberg. Queste astronomiche cifre, infatti, sono solo la stima delle perdite dirette dovute alle pratiche fiscali dannose. Se, infatti, si dovessero prendere in considerazione anche le perdite di risorse indirette provocate dall'elusione e dall'evasione fiscale, come avverte il Fondo Monetario Internazionale, si dovrebbe parlare di cifre almeno 3 volte maggiori.

Questa ingente somma di denaro depositata ogni anno nei conti bancari di enti e istituti situati in paradisi fiscali, sarebbe sufficiente, spiega il report di Tax Justice Network, per coprire per tre volte il costo dell'acquisto e della consegna di due dosi di vaccino contro il Covid-19 per la popolazione globale.

E invero, alla luce di questi allarmanti dati, si fa strada la proposta di trasferire alle Nazioni Unite la competenza per revisionare l'architettura fiscale mondiale e stabilire nuove regole sulla responsabilità finanziaria internazionale degli enti e sulla trasparenza delle società.

Ebbene, oltre a invocare un ruolo delle Nazioni Unite sulla tassazione globale, molti studiosi del settore fiscale e finanziario, invitano i governi a introdurre maggiori tasse sui profitti delle multinazionali, in particolare sulle società che operano nel digitale e, inoltre, a introdurre maggiori tasse sul patrimonio dei contribuenti più facoltosi.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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