Digitalizzazione del fisco: quali benefici e quali rischi per la tua privacy?

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Nicola Dimitri
31.8.2021
Tempo di lettura: 5'
Il percorso di transizione digitale coinvolge anche la Pubblica amministrazione, sempre più impegnata nello sviluppare meccanismi di scambio e incrocio di dati dei contribuenti per migliorare i servizi messi a loro disposizione e rendere più efficace la lotta all'evasione fiscale

Il crescente utilizzo di dati dei contribuenti da parte delle autorità fiscali se, da un lato, permetterà di ottimizzare i processi di individuazione dei soggetti ad alto rischio di frodi fiscali, dall'altro, solleva preoccupazioni in materia di tutela della privacy

Occorre trovare un punto di equilibrio tra l'esigenza di tutelare la privacy dei contribuenti e la necessità di raggiungere gli obiettivi istituzionali, orientati a ottenere, tramite le nuove tecnologie, il massimo rendimento dall’attività fiscale

Negli ultimi anni le nuove tecnologie applicate all'ambito fiscale hanno permesso non solo di migliorare ed efficientare molti servizi della Pubblica amministrazione ma anche di rafforzare la lotta contro l'evasione.
Non è un caso se, di recente, lo stesso direttore dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha confermato che sono previsti importanti investimenti per accelerare la digitalizzazione del fisco, al fine di semplificare l'accesso dei contribuenti ai servizi messi a loro disposizione, facilitare gli adempimenti delle imprese, ottimizzare i controlli da parte dell'autorità fiscale.
Ebbene, è evidente che nell'ambito del processo di digitalizzazione del fisco, un ruolo di primo piano viene ricoperto inevitabilmente dalle banche dati e dalla capacità dei meccanismi tecnologici che le governano di garantire una sempre più efficiente e raffinata interazione tra le stesse; facendo comunicare l'enorme mole di informazioni detenute dai diversi uffici delle pubbliche amministrazioni sparsi nel territorio.

Digitalizzare il patrimonio di informazioni e facilitare lo scambio tra amministrazioni significa, da un lato, realizzare un sistema fiscale più efficiente in quanto orientato a prevenire (piuttosto che reprimere) le condotte illecite dei contribuenti e suscitare, negli stessi, comportamenti virtuosi votati all'adempimento spontaneo e alla tax compliance; dall'altro lato, vuol dire rendere più efficaci i processi di controllo e di individuazione dei soggetti che hanno posto in essere, ad esempio, reati tributari.

Riguardo a quest'ultimo aspetto basti pensare al progetto “A data driven approach to tax evasion risk analysis in Italy”, che, attraverso la valorizzazione del patrimonio di dati dell'Agenzia delle entrate, e l'introduzione di innovative tecniche di data visualization network analysis e machine learning, permetterà di ottimizzare i processi di individuazione dei contribuenti ad alto rischio di frodi fiscali

E invero, lungo la via della transizione digitale e della cooperazione informativa tra uffici della Pubblica amministrazione, però, non passano solo opportunità (prima tra tutte la possibilità di recuperare a tassazione gettito sommerso); ci sono anche dei profili di rischio, che hanno a che fare con la tutela dei dati personali.

Il crescente utilizzo di dati da parte delle autorità fiscali, la possibilità – da parte di queste ultime – di avere capillare accesso a numerose informazioni (concernenti risparmi, conti bancari, registri di pagamenti e transazioni) solleva, infatti, alcune preoccupazioni: per un verso, sulla tenuta delle misure di sicurezza dei databases, alla luce del fatto che sovente le banche dati vengono prese di mira da cyber attacchi; per un altro, si registra il rischio di un'ingerenza dell'amministrazione nella sfera personale dei contribuenti oltre quanto necessario od opportuno.

Nel Regno Unito, ad esempio, questa è una preoccupazione particolarmente sentita, come riporta un recente articolo apparso sul Financial Times dal titolo "HMRC digs deep into your data". In Uk, uno dei primi paesi ad aver implementato le regole internazionali sul digitale concordate presso l'Ocse, i colossi come Amazon, Airbnb ed eBay sono tenuti a condividere con le autorità fiscali alcuni dettagli finanziari delle persone che operano sulle loro piattaforme e, questa circostanza, rischia di rendere sproporzionato il potere informativo detenuto dalle autorità fiscali.

È fuori di dubbio che un migliore utilizzo dei dati permette di rendere il sistema fiscale più equo ed efficiente; allo stesso tempo, però, poiché la digitalizzazione interessa tutti gli ambiti della vita, il pericolo è che si perda di vista la sottile linea che separa l'agire per efficienza e l'agire per ingerenza.

Se i contribuenti, dalla crescente digitalizzazione, possono trarre il beneficio di risparmiare tempo e fatica, ad esempio entrando in contatto diretto con l'autorità fiscale senza necessità della presenza fisica, o gestendo in modo più veloce le operazioni che li riguardano, anche relative alle dichiarazioni fiscali, dall'altra parte, ad avviso di alcuni osservatori ed esperti, tra questi Filippo Noseda, partner dello studio legale Mishcon de Reya, la crescente digitalizzazione può determinare delle violazioni del diritto alla privacy.

In buona sostanza, la costante ricerca di una maggiore efficienza e di un maggiore efficacia nella lotta all'evasione fiscale non è detto che giustifichi la ricerca e l'accumulo indiscriminato di dati; senza distinguere, ad esempio, tra la necessità di reperire più informazioni sui contribuenti ad alto rischio di condotte evasive e la possibilità di reperirne meno sui contribuenti con una storia fiscale eccellente.

Su questo aspetto, rilevanti sono le affermazioni rilasciate dal Presidente del Garante per la protezione dei dati personali che ha ribadito come l'impiego di banche dati integrate da parte dell'Agenzia delle Entrate deve essere circoscritto alle sole informazioni di rilevanza fiscale.

Occorre, pertanto, senz'altro guardare positivamente ai processi di digitalizzazione che stanno investendo il fisco ma, allo stesso tempo, è bene non perdere di vista che la ricerca del massimo rendimento dell'attività fiscale non può mettere in deroga la tutela dei dati dei contribuenti.


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