La cura per il cambiamento climatico passa anche dal fisco

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Nicola Dimitri
10.9.2021
Tempo di lettura: 3'
Ogni giorno ci sono eventi che testimoniano, in modo sempre meno equivocabile, come gli equilibri climatici a cui siamo stati abituati fino ad ora stiano cambiando

Di pari passo con il cambiamento climatico cambia anche il linguaggio e la sensibilità dei cittadini sul tema; conseguentemente, si evolvono le politiche delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali ad avviso delle quali la tassazione è un fattore chiave per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica

I leader dei principali paesi dell’Ue e i Paesi membri dell’Ocse intendono, anche attraverso la leva fiscale, affrontare l’emergenza climatica in atto

Nel report rilasciato dall'Ocse, dal titolo Tax Policy and Climate Change, si apprende come, ad avviso dell'organismo avente sede a Parigi, per contenere i rischi dei cambiamenti climatici è necessario contenere le emissioni di gas serra.
In questi termini, ad avviso dell'Ocse, dirimenti saranno le future politiche climatiche implementate dai singoli Stati membri, le quali tanto più saranno efficaci quanto più insisteranno sugli aspetti fiscali.
Come si apprende a chiare lettere dal report in commento, è impossibile affrontare le questioni climatiche senza passare da efficaci politiche fiscali, idonee a disciplinare le emissioni e tassare le imprese che non si adeguano ai nuovi standard.

Nel solco di questa visione, si pone anche l'orientamento dell'Ue sul tema.

Primario obiettivo dell'Ue è, infatti, raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. A tal riguardo, l'Unione ha già contribuito per 21,9 miliardi di euro a sostegno delle politiche per il clima.

E invero, prima di approfondire il modo in cui l'Ue intende affrontare le sfide del clima, è bene chiarire che cosa si intende per neutralità climatica; espressione, questa, di uso comune ma non per questo a primo impatto chiara.

Neutralità climatica vuol dire emettere di meno ma anche assorbire di più. Diventare climaticamente neutrali, altrimenti detto, significa, da un lato, ridurre per il futuro le emissioni di gas serra, dall'altro, rimuovere le emissioni residue attualmente presenti.

Ebbene, per procedere in questa doppia direzione, ridurre per il futuro le emissioni e rimuovere i residui di gas inquinante nel presente, l'Ue, attraverso la Commissione europea, ha recentemente presentato l'ambizioso programma denominato “Fit for 55”.

Si tratta di un pacchetto di misure attraverso la cui implementazione ci si aspetta una diminuzione dell'emissione di gas serra pari al 55% entro il 2030. Per raggiungere questo obiettivo, come chiarito dalla Commissione, è importante investire sulla leva fiscale, applicando una tassa minima sui carburanti e introducendo nuove imposte. Tra queste, si annovera la cd. Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism): questa imposta, nelle intenzioni della Commissione, si dovrebbe applicare sulle importazioni di merce e beni provenienti dall'industria pesante extra-Ue che non garantisce gli standard di protezione climatica dell'Unione.
Interesse della Commissione, però, è lasciar passare il messaggio che il prelievo del tributo sulle emissioni non è effettuato in termini punitivi. Al contrario, l'applicazione di un sovrapprezzo sulle importazioni che non integrano i requisiti richiesti dall'Ue, vuole essere educativo. Solo in questo modo, infatti, mediante una politica fiscale mirata ad educare e guidare i modelli di business che fino ad oggi hanno contribuito ad alterare gli equilibri climatici si possono raggiungere in modo concreto gli obiettivi di neutralità climatica.

Le misure contenute nella proposta Fit for 55 (che deve essere approva dal Consiglio e dal Parlamento europeo), incideranno su numerosi settori: oltreché sull'importazione di beni extra-Ue provenienti dall'industria pesante, anche sui beni e mezzi già circolanti nell'ambito Ue, quindi sui veicoli a combustione, sul settore dell'aviazione e sul trasporto marittimo.

Il pacchetto di misure Fit for 55 presentato dalla Commissione prevede una doppia fase di attuazione.

In questi termini, tra il 2023 e il 2025, l'Ue provvederà a monitorare le informazioni sulle emissioni che verranno comunicate dalle società che operano in settori considerati altamente inquinanti.

A partire dal 2026, superato quindi il periodo transitorio di monitoraggio, sulla scorta dei parametri ricevuti, l'Ue inizierà ad applicare un prelievo affinché tramite la leva fiscale si riescano a rendere conformi alle nuove esigenze le emissioni nocive per il clima.

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