Il contrasto all'evasione e all'elusione passa dall'educazione fiscale

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Nicola Dimitri
24.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Le iniziative di educazione dei contribuenti possono svolgere un ruolo fondamentale nel contribuire a migliorare l'adempimento volontario

L’evasione e l’elusione non si combatte soltanto con le norme ma anche, e soprattutto, con l’educazione fiscale

Sono sempre di più i fenomeni di pratiche fiscali dannose attuate dai contribuenti

In via generale, un sistema fiscale si può considerare efficiente nella misura in cui consente allo Stato di reperire le risorse sufficienti a coprire il fabbisogno finanziario del paese e ad effettuare nuovi investimenti, a favore della società; contando sullo spirito di solidarietà economica e sociale dei contribuenti i quali – in forza di un obbligo costituzionalmente previsto (art. 53 Cost.) - sono chiamati a concorrere alle spese pubbliche in ragione, tra gli altri fattori, della loro ricchezza.
E invero, è senza dubbio mero esercizio di pensiero illusorio credere che nelle odierne comunità organizzate, e tra loro economicamente integrate, esistano sistemi fiscali efficienti, caratterizzati da una sinergia paritetica tra contribuenti e fisco. Tuttalpiù, si assiste ad un fenomeno opposto.
L'era della globalizzazione e dell'internazionalizzazione della finanza e dell'economia, infatti, se da un lato ha ampliato il catalogo di opportunità (economiche e sociali) degli individui e delle imprese, dall'altro, ha alimentato fenomeni – dal punto di vista fiscale - negativi; quali la concorrenza fiscale tra gli Stati, e la tendenza, di molti contribuenti, a porre in essere pratiche fiscali dannose (quali il profit shifting dei capitali verso paesi a fiscalità agevolata).

In buona sostanza, ogni Stato e, conseguentemente ogni sistema fiscale, per garantire la sua tenuta sistemica, è chiamato a fare i conti con almeno due forze antagoniste, che provengono dall'esterno, dunque dalle politiche fiscali anti-concorrenziali degli altri ordinamenti, e che provengono dall'interno; dunque, dalle condotte non conformi dei contribuenti, idonee a determinare una riduzione del gettito.

Ma quali sono gli strumenti per rinnovare, nell'ottica della tax morale e della tax compliance, il rapporto tra fisco e contribuente, sempre più caratterizzato da fenomeni di contrasto e sempre meno di dialogo?

Ad avviso dell'Ocse, così come emerge a fronte del recente report “Building Tax Culture, Compliance and Citizenship”, per incoraggiare il rispetto degli adempimenti fiscali occorre partire dalla formazione.
L'educazione fiscale del contribuente è considerata, unanimemente, una strategia a lungo termine vincente: la chiave principale per costruire una cultura del rispetto volontario degli adempimenti fiscali. Certamente, è evidente che puntare sull'educazione dei contribuenti, significa sposare un progetto di lungo corso che non mostrerà i risultati nell'immediato. Ma, ad avviso dell'Ocse, investire nella cultura fiscale è l'unica via per ridurre il tax gap e aumentare la compliance della cittadinanza.

Non si tratta solo di incoraggiare le persone a pagare le tasse, ma anche di far comprendere quanto è cruciale il ruolo del fisco per la società. I cittadini, infatti, sono poco inclini a percepire i benefici che derivano, singolarmente e per la collettività, dal pagamento delle imposte.

Le iniziative educative dovrebbero idealmente partire dagli istituti scolastici per poi proseguire lungo tutta la fase di vita del contribuente. In questi termini, occorrerebbe promuovere percorsi di educazione almeno su tre livelli: insegnamento, sensibilizzazione e assistenza – per garantire che i contribuenti siano istruiti, informati e in grado di conformarsi.

Una strategia globale di educazione del contribuente dovrebbe essere rivolta sia agli attuali contribuenti – aziende e individui, per colmare le lacune in materia fiscale –, che ai futuri contribuenti, aiutandoli a comprendere che la tassa è la base di una società coesa e solidale.


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