Conti bancari svizzeri: come recuperare le commissioni illecite

David Jandrasits
20.7.2021
Tempo di lettura: 3'
I clienti aziendali ed i clienti privati con un conto bancario svizzero e/o un contratto di gestione patrimoniale hanno il diritto di essere informati se l'istituto finanziario svizzero ha ricevuto le cosiddette retrocessioni o meglio "kickback"
I clienti di banche e gestori patrimoniali svizzeri hanno il diritto di recuperare importi considerevoli. Sia i clienti aziendali che quelli privati con un conto bancario svizzero e/o un contratto di gestione patrimoniale hanno il diritto di essere informati se l'istituto finanziario svizzero ha ricevuto le cosiddette retrocessioni o meglio "kickback" (commissioni). Si tratta di remunerazioni basate su accordi individuali (accordi di retrocessione) tra la banca o il gestore patrimoniale e gli emittenti di prodotti finanziari. Secondo il diritto svizzero, queste tangenti appartengono esclusivamente al cliente. I clienti delle banche devono agire rapidamente per preservare i loro reclami. Il recupero delle tangenti è associato a pochi costi ed è possibile indipendentemente dal fatto che il portafoglio del cliente abbia avuto una perdita o un profitto.
Nel caso in cui una banca o un gestore patrimoniale venda o raccomandi ai suoi clienti l'acquisto di prodotti finanziari di terzi, la banca o il gestore patrimoniale riceve un compenso dalla parte che fornisce il prodotto finanziario. Per esempio, nel caso di un fondo d'investimento, la banca o il gestore patrimoniale riceve delle tangenti, cioè delle retrocessioni, dalla società di gestione del fondo per la vendita delle quote del fondo d'investimento ai suoi clienti. Tale compensazione da parte di terzi è chiamata retrocessione o kickback.

Le retrocessioni creano falsi incentivi nella consulenza ai clienti e nella gestione patrimoniale e possono portare a un conflitto di interessi. Al cliente non viene offerto il miglior prodotto per se stesso, ma il prodotto con le maggiori retrocessioni per l'istituto finanziario (Banca). Questo conflitto d'interessi si traduce generalmente in una decisione d'investimento presa a danno del cliente della banca. Questo si applica specialmente quando una banca riceve una commissione di distribuzione più alta per il prodotto X, anche se il prodotto Y sarebbe più adeguato per il cliente. Ciò comporta il rischio che la banca anteponga il proprio interesse a quello del cliente e raccomandi o acquisti il prodotto con la commissione di distribuzione più alta (prodotto X).
Il Tribunale federale svizzero ha stabilito che le retrocessioni distribuite ai gestori patrimoniali esterni appartengono al cliente e quindi devono essere inoltrate e rimborsate al cliente stesso. Nel 2011 lo stesso tribunale ha affermato che l'obbligo di restituire le tangenti è un elemento centrale dell'utilità esterna del mandato e che costituisce una misura preventiva per salvaguardare gli interessi del mandante. A parte il compenso del mandatario, quest'ultimo non deve sopportare né profitti né perdite derivanti dal contratto di mandato. Di conseguenza, tutti i beni ricevuti dal gestore di patrimoni da terzi, che possono essere collegati al contratto di mandato, devono essere trasmessi al mandante.

Per decenni, le banche svizzere e i gestori patrimoniali hanno trattenuto illegalmente le tangenti invece di consegnarle ai loro clienti. In media, i clienti delle banche svizzere hanno perso fino all'1% del loro patrimonio gestito all'anno. Inoltre, la banca o il gestore patrimoniale deve degli interessi di mora del 5% all'anno calcolati sulla base dell'importo delle tangenti trattenute. Nel caso in cui una banca o un gestore patrimoniale abbia incassato illegalmente delle tangenti per diversi anni, ciò si traduce in notevoli somme.

Esempio: Con un patrimonio totale di circa 5 milioni franchi svizzeri, le retrocessioni incassate ammontano in media a circa 50 mila franchi svizzeri. Aggiungendo gli interessi di mora legali del 5%, si ottiene un importo approssimativo di circa 80 mila franchi svizzeri che può essere recuperato.

Tuttavia, la pratica ha dimostrato che le banche svizzere e i gestori patrimoniali non collaborano pienamente con i loro (ex) clienti e spesso si rifiutano di rivelare le tangenti ricevute. Ne è un esempio una causa avviata da un cliente Italiano contro il suo gestore patrimoniale svizzero. Quest'ultimo comunicava all'inizio di aver ricevuto solo 50 mila franchi svizzeri,- di tangenti. Solo dopo aver avviato un procedimento giudiziario, è stato possibile ottenere la comunicazione completa delle retrocessioni, che ha rivelato un importo totale di tangenti pari a 700 mila franchi svizzeri,- (!). I clienti dovrebbero quindi essere critici quando chiedono informazioni alle loro banche o gestori patrimoniali.

Procedura di recupero:


Per recuperare le tangenti dalla banca svizzera o dall'asset manager, il cliente della banca non deve spendere molto tempo e deve soltanto indicare le sue generalità nonché il nome della banca e/o del gestore patrimoniale. Le tre fasi seguenti saranno necessarie per valutare ed eventualmente recuperare le tangenti:

Fase 1: Esame del reclamo e interruzione dei termini di prescrizione nei confronti della banca o dell'asset manager
Fase 2: Analisi della documentazione bancaria, calcolo del reclamo e raccomandazione di azione al cliente
Fase 3: Esecuzione extragiudiziale e/o giudiziaria

La procedura di recupero inizia con l'interruzione della prescrizione, che preserva il recupero delle tangenti per gli ultimi dieci anni. Questo è seguito da una lettera alla banca o al gestore patrimoniale. In questa lettera si richiede la comunicazione delle retrocessioni ricevute e tutti i documenti relativi.

Una volta ricevuti i documenti si può calcolare l'importo del recupero. Se ci sono ambiguità o dubbi sulla comunicazione, vengono richiesti ulteriori documenti. Alla fine, dovrebbe essere chiaro quante retrocessioni sono state raccolte e quante possibilità ci sono di recuperarle.

Poi inizia il processo di recupero vero e proprio. In primo luogo, il pagamento delle somme dovute viene richiesto in via extragiudiziale. In circa il 70% dei casi, è possibile raggiungere un accordo con la banca o il gestore patrimoniale. Le banche svizzere sono di solito consapevoli del loro obbligo di rivelare e consegnare le tangenti ricevute. Solo in pochi casi è necessario avviare una procedura giudiziaria, che di solito si conclude con un accordo. Negli ultimi anni, migliaia di cause sono già state risolte in Svizzera e numerosi clienti hanno potuto ottenere pagamenti sostanziali che non si aspettavano. La procedura di recupero segue un approccio ampiamente standardizzato ed efficiente in termini di costi. I costi del recupero possono essere anticipati in una somma forfettaria, in modo che il cliente della banca abbia un rischio scalabile e piena trasparenza sui costi del recupero.
David Jandrasits è Avvocato dello studio legale Schwärzler nel Principato del Liechtenstein nonché a Zurigo,
Svizzera. Essendosi laureato anche in giurisprudenza Italiana, fa anche l’avvocato stabilito integrato con
studio a Milano. È specializzato in diritto societario e tributario, diritto commerciale nonché contenzioso
civile. Segue private clients e (U)HNWI internazionali ed italiani in progetti di protezione patrimoniale e
pianificazione successoria nonché clienti aziendali in progetti di private equity/M&A. È attivo anche nel
ambito del contenzioso cross-border e della difesa di white collar crime.

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