Billionaire tax: la Casa Bianca introduce una tassa per i miliardari

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Nicola Dimitri
19.4.2022
Tempo di lettura: 3'
La Billionaire tax colpirà i soggetti che detengono oltre 100 milioni di dollari con un'aliquota al 20%

Gli Usa propongono di introdurre una tassa per colpire la ricchezza dei miliardari

I miliardari americani beneficiano di aliquote fiscali più basse sulle attività finanziarie e di maggiori detrazioni per attività di beneficenza

Lo scenario geopolitico da un paio di anni a questa parte, almeno dall'inizio dello scoppio della pandemia, è sottoposto ad un evidente processo di riscrittura: mutano le alleanze politiche, gli accordi commerciali, gli equilibri economici.
Ebbene, in questo contesto, non può stupire che a mutare sia anche l'ambito fiscale. Sono numerose e particolarmente rilevanti, infatti, le misure che a livello globale e domestico numerosi Stati hanno deciso di implementare per disciplinare la concorrenza e garantire una più equa distribuzione della ricchezza.
In effetti, nel solco del percorso che ha portato alla previsione, a partire dal 2023, della Global minimum tax, l'Amministrazione Biden per il prossimo anno ha proposto di introdurre un'imposta minima del 20% sul reddito dei miliardari.

Questa scelta di politica fiscale appare giustificata, a leggere il Fact sheet della Casa Bianca, dalla necessità di dare maggiore respiro alla classe media americana e ridurre il gap rispetto alla fascia sociale più alta, la quale il più delle volte ha accesso ad aliquote più competitive e gode di trattamenti fiscali di favore, inaccessibili ai soggetti con redditi più bassi.

La previsione, per il prossimo anno, di un'aliquota minima del 20% sul reddito totale, riguarderebbe esclusivamente lo 0,01% più ricco delle famiglie, vale a dire i nuclei che detengono un patrimonio stimato superiore ai 100 milioni di dollari. In questi termini, tutti i redditi di queste categorie di soggetti dovranno scontare una soglia del 20% di imposta, se attualmente tassati con un'aliquota inferiore.

Il tema in Usa è particolarmente caldo in quanto la differenza tra classe media e quella dei cd. privilegiati è esorbitante. Al riguardo, come messo in evidenza dal Guardian, basterebbe notare che tra il 2014 e il 2018, i 25 americani più ricchi hanno guadagnato complessivamente 401 miliardi di dollari, ma hanno versato all'Erario solo 13,6 miliardi di dollari in tasse.

L'indagine fa parte di una serie di inchieste portate avanti da ProPublica nel giugno 2021 che esamina i registri fiscali dello 0,001% più ricco degli americani: è emerso che gli americani più ricchi, vale a dire coloro che guadagnano più di 110 milioni di dollari all'anno, sono quelli che beneficiano delle maggiori agevolazioni fiscali.

In particolare, è emerso che i soggetti che pagano meno tasse sono i miliardari che investono in tecnologia e strumenti innovativi. Questa categoria di imprenditori e investitori in Usa beneficia di un'aliquota media del 17%. In confronto, un lavoratore con reddito medio che guadagna 45.000 dollari ha pagato un'aliquota media del 21%. Ma non è tutto: oltre a essere tassati a un'aliquota inferiore, gli americani più ricchi possono anche sottrarre da tassazione enormi porzioni del loro reddito beneficiando delle detrazioni previste in caso di ingenti donazioni di beneficenza. Basti pensare che Michael Bloomberg, che ha dichiarato 2,05 miliardi di dollari, è riuscito a detrarre il 66% del suo reddito.

L'Aministrazione Biden, pertanto, ha ritenuto di intervenire per riequilibrare la distribuzione della ricchezza tra la popolazione statunitense. Occorre evidenziare, tuttavia, che la Billionaire Tax non è l'unica misura che per il 2023 la Casa Bianca vuole implementare.

Si prevede, infatti, un consistente pacchetto economico messo a disposizione di imprese che decidono di investire in tecnologia pulita e intendono assumere nuovi dipendenti.

Una simile scelta, votata a sostenere l'economia americana e rendere più equa la distribuzione della ricchezza, tra l'altro, pare particolarmente puntuale a pochi giorni dalle analisi della Banca mondiale, ad avviso della quale la crescita globale andrà incontro ad un rallentamento generalizzato. Nel 2022 il pil crescerà del 3,2%, meno del 4,1% inizialmente previsto, a causa dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.


Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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