In Lussemburgo quasi 300 minorenni risultano titolari effettivi di società multimilionarie

Molte delle società lussemburghesi sono holding che detengono quote di altre società senza generare attività economica, controllate da soggetti esteri

I minorenni vengono talvolta fatti comparire come titolari effettivi di società per mascherare i reali beneficiari dei profitti

Incastonato tra Francia, Germania e Belgio, il Granducato del Lussemburgo, unico Paese a godere di questo status giuridico, non solo è uno dei centri finanziari più importanti al mondo ma anche, per certi versi, uno Stato-cassaforte.
Grazie alle sue leggi particolarmente favorevoli dal punto di vista fiscale, in specie quella sulle holding, il Lussemburgo è nel tempo divenuto un polo attrattivo irrinunciabile per banche d'affari, gruppi di investimento e per le società che detengono quote di altre società.
Come è emerso nell'inchiesta giornalistica OpenLux, che vede tra le testate capofila Le Monde e l'italiana IrpiMedia, i fondi d'investimento di base nel Granducato gestiscono un patrimonio netto di oltre 4.500 miliardi di euro, secondo solo a quelli dei fondi statunitensi.

Benché il piccolo territorio lussemburghese sia attraversato da enormi flussi di denaro per il tramite di subsidiaries controllate prevalentemente da soggetti non lussemburghesi, il Granducato non è considerato un paese a fiscalità privilegiata. Si tratta, infatti, di una giurisdizione cd. white list, ritenuta in linea con gli standard di legalità e trasparenza definiti dall'Ue.

Il Lussemburgo, in effetti, rinunciando alle politiche stringenti sul segreto bancario, che invece fino a quale tempo fa garantivano il pieno anonimato sulle operazioni effettuate per il tramite di società con sede nel Granducato, ha allontanato lo spettro della black list, dunque l'ingresso nella lista dei paradisi fiscali.

Tuttavia, siffatta circostanza non è da sola sufficiente a placare i dibattiti che, in ragione delle indagini in materia di evasione ed elusione fiscale che ciclicamente coinvolgono il Lussemburgo, si sollevano attorno alla natura off-shore del Granducato.

Una recente inchiesta giornalistica, in effetti, ha messo in evidenza una tendenza, per così dire, “curiosa” che caratterizza il piccolo Stato crocevia tra Francia, Germania e Belgio: nel registro lussemburghese delle società, dal 2019 obbligatorio per le aziende che operano nel Granducato, ci sono almeno 291 minorenni titolari effettivi di società multimilionarie.

Come messo in evidenza dall'inchiesta OpenLux si tratterebbe di parenti di intermediari condannati per corruzione, figli o nipoti di oligarchi o di uomini d'affari o politici implicati in vicende di evasione o elusione fiscale.

Iscrivere i minori nel registro dei titolari effettivi delle società è diventata in poco tempo una pratica particolarmente diffusa per eludere le norme di trasparenza societaria, recentemente implementate dal Lussemburgo e rendere difficile alle autorità risalire ai soggetti che hanno realmente in mano le redini dell'impresa.
È evidente allora che anche le più recenti normative lussemburghesi, implementate per arginare i fenomeni di evasione ed elusione fiscale hanno delle crepe che, questa volta addirittura attraverso minorenni, vengono utilizzate da alcune categorie di soggetti per continuare a garantirsi illecitamente alti profitti.

Ebbene, al di là di queste patologie del sistema, occorre rilevare che il registro lussemburghese dei titolari effettivi, istituito dalla Legge Rbe in attuazione della IV Direttiva Antiriciclaggio Ue, è in realtà una misura meritoria, con la quale il Granducato ha preso una posizione marcata nella lotta all'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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