Survey Iban 2017: crescono gli investimenti angel

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
28.6.2018
Tempo di lettura: 3'
Crescono del 10% gli investimenti angel in Italia per un totale di 26,6 mln. Determinante l'apporto di capitale di rischio della componente femminile

Survey Iban 2017: gli investimenti angel crescono del 10% a quota € 26,6 mln

ICT, e-commerce e servizi i settori più gettonati

Le donne business angel rappresentano il 20% sul totale del campione

Crescono gli investimenti angel. Nel 2017 il mercato italiano dell'informal venture capital ha fatto registrare operazioni per un totale di 26,6 milioni di euro suddivisi in 117 operazioni. Un aumento del 10% rispetto ai 24,4 milioni del 2016. Questo, il dato principale emerso dalla Survey IBAN 2017, l'analisi del mercato italiano dell'angel investing, presentata oggi a Milano, condotta dal al prof. Vincenzo Capizzi della SDA Bocconi e dall' Italian business angel network, associazione che coordina e sviluppa l'attività di investimento nel capitale di rischio di piccole imprese da parte di investitori informali (i business angel). È evidente che l'Italia continua a scontare un ritardo nei confronti dei principali competitor europei, basti pensare che in Francia sono stati raccolti 1,8 miliardi di euro. “Oggi il 14% delle imprese finanziate è localizzato all'estero: dobbiamo ragionare sempre più con una prospettiva europeo di investimenti cross-border che facciano circolare gli investimenti italiani ma anche e soprattutto che attirino quelli esteri da Paesi più evoluti da un punto di vista di cultura del rischio.” ha dichiarato Paolo Anselmo, Presidente di IBAN.

L'indagine ha coinvolto un campione di 229 business angel per 117 operazioni di investimento in startup e un ammontare medio di 227mila euro. Se da un lato, rispetto all'anno precedente, diminuisce il taglio medio (479mila euro nel 2016) più che raddoppia il numero di operazioni (52 nel 2016) . Il 72% dei finanziamenti è stato finalizzato all'acquisto di equity mentre il 17% al finanziamento soci. Il crowdfunding è stato utilizzato dagli angel per finanziare ben il 22% delle imprese totali nel 2017, ma rimane limitato l'investimento medio da parte dei BA, che si attesta a €13.450, pari al 3% dell'ammontare totale.  In merito alla distribuzione degli investimenti, guardando ai diversi settori finanziati (inteso come numero di investimenti), a beneficiare maggiormente dei BA italiani sono stati i servizi (9%) e l'e-commerce (10%) ma a far da padrone l'ICT (33%) che comprende app web, mobile e software. Non sorprende, inoltre, che la maggioranza dei i BA abbia finanziato imprese con sede in nord Italia e nell'82% dei casi gli investimenti abbiano finanziato imprese in fase di startup.
La survey traccia poi il profilo del tipico business Angel italiano: è un uomo, laureato, ha tra i 30 e i 50 anni, un passato da manager, vive nel Nord Italia ed è affiliato ad IBAN, ad uno dei suoi BAN territoriali, oppure a un Investor Club. Ha un patrimonio mobiliare inferiore ai 2 milioni di euro e investe meno del 20% del proprio patrimonio in operazioni di angel investment (in media in 2 aziende). Nota di merito per la componente femminile nell'apporto di capitale di rischio: nel 2017 un investimento su cinque è stato realizzato da donne (nel 2013 era solo l'11%). Nel valutare il progetto imprenditoriale i fattori principali considerati maggiormente dal BA sono risultati tre: potenziale crescita del mercato (27%) management team (24%) e aspetto sociale dell'azienda (19.  Circa due terzi dei BA ha mostrato poi una preferenza per le logiche di co-investimento attraverso, soprattutto, Club di investitori o Gruppi di BA mentre il restante terzo ha effettuato investimenti individualmente. Infine, il disinvestimento continua ad essere un fenomeno raro tra i business angel: solo il 2% del campione ha dichiarato di aver effettuato almeno un disinvestimento nel 2017.

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