Startup in crisi, il lato buio del decreto liquidità

Rita Annunziata
16.4.2020
Tempo di lettura: 3'
Il decreto liquidità ha lasciato indietro circa 11mila startup innovative. Quali sono i motivi e quali le soluzioni per difendere il settore dal rallentamento economico generato dal lockdown? Secondo Pietro Cesati di ...

Alla fine del 2019 il Registro delle imprese contava quasi 11mila startup innovative, con un capitale sociale di 583 milioni di euro

Il decreto disposto dal governo Conte prevede che la liquidità venga assegnata in funzione del fatturato, un fattore negativo per le startup

A fine dicembre il credito di imposta sulla ricerca e sviluppo è stato ridotto del 90%

Secondo l'ultimo report elaborato dal ministero dello Sviluppo economico e InfoCamere con il supporto di Unioncamere, alla fine del 2019 il Registro delle imprese contava quasi 11mila startup innovative, con un capitale sociale di 583 milioni di euro e un valore della produzione medio superiore ai 175mila euro. Sebbene alcune startup abbiano conosciuto un'accelerazione negli ultimi mesi, come quelle operanti nel settore dei pagamenti digitali e dello smart working, l'emergenza epidemiologica e le conseguenti misure di lockdown hanno generato non solo un rallentamento medio dei piani di crescita ma anche una maggiore difficoltà nelle operazioni di au...
Quali possono essere dunque le possibili soluzioni per sostenere il settore? Alcune startup puntano sull'abbattimento degli investimenti, che però “elimina il senso stesso dell'essere startup”, spiega Cesati. In una lettera congiunta del 3 aprile diffusa dall'associazione Italia Startup, i rappresentati dell'ecosistema chiedevano al governo non solo di rinviare le scadenze mensili  fiscali e sociali, ma anche di offrire un congelamento del rimborso degli investimenti governativi, fornire finanziamenti ponte per le startup che stavano pianificando un nuovo round di finanziamento, includere le startup investite dal venture capital nelle misure nazionali di liquidità e accelerare il rimborso delle anticipazioni fiscali o introdurre nuove esenzioni specifiche per le startup.

Secondo Cesati, invece, uno dei primi passi da compiere è reintegrare il credito d'imposta sulla ricerca e sviluppo, che a fine dicembre ha subito una riduzione del 90%. “Se prima dello scoppio della pandemia era una problematica urgente da risolvere, ora è ancora più necessario”, spiega Cesati. Inoltre, “bisognerebbe sostenere l'afflusso di capitale verso le startup – aggiunge – In Italia esistono già degli incentivi per chi investe nelle startup e nelle pmi innovative, ma si potrebbe fare di più”.

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