Smart money: al via l'incentivo da 9,5 milioni per le startup

Rita Annunziata
26.5.2021
Tempo di lettura: 5'
Dal 24 giugno le startup innovative potranno presentare le domande d'accesso all'incentivo “Smart money”. Ecco chi potrà beneficiarne e come

Previsto un contributo a fondo perduto per l’acquisto dei servizi prestati da incubatori, acceleratori, innovation hub, business angel e altri soggetti pubblici o privati attivi nello sviluppo di imprese innovative

Potranno accedere alle agevolazioni anche le persone fisiche purché, entro 30 giorni dall’ammissione, costituiscano una startup innovativa e inoltrino la domanda d’iscrizione all’apposita sezione del Registro delle imprese

Ai rulli di partenza “smart money”, l'incentivo a sostegno delle startup innovative italiane nella realizzazione di progetti di sviluppo e nell'incontro con gli attori dell'ecosistema dell'innovazione. Una misura che potrà contare su un parterre di risorse pari a 9,5 milioni di euro.

Le startup innovative beneficiarie


Come spiega il Mise in una nota, potranno beneficiarne le startup innovative che al momento della presentazione della domanda di agevolazione (a partire dalle ore 12 del 24 giugno 2021 tramite procedura informatica disponibile sul sito di Invitalia) possono essere classificate come “piccole imprese” ai sensi dell'allegato 1 del regolamento (Ue) n. 651/2014. Inoltre, devono essere state regolarmente costituite da meno di 24 mesi e risultare iscritte all'interno dell'apposita sezione del Registro delle imprese; trovarsi “nelle prime fasi di avviamento dell'attività o nella prima fase di sperimentazione dell'idea d'impresa (pre-seed)” oppure “nella fase di creazione della combinazione product-market fit (seed)”, precisa il ministero; avere sede legale e operativa in Italia; non aver ottenuto e poi non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti definiti “illegali” o “incompatibili” dalla Commissione europea; aver restituito le agevolazioni per le quali il Mise ha disposto un ordine di recupero; essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non in liquidazione volontaria e non sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatorie; i propri legali rappresentanti o amministratori non devono essere stati condannati per reati che rappresentino motivo di esclusione dalla partecipazione a procedure d'appalto; e non devono essere attive nell'agricoltura primaria, nella pesca e nell'acquacoltura. Rientrano nel cluster anche le persone fisiche purché, entro 30 giorni dall'ammissione alle agevolazioni, costituiscano una startup innovativa e inoltrino la domanda d'iscrizione all'apposita sezione del Registro delle imprese. Quanto invece agli attori dell'ecosistema dell'innovazione coinvolti, si parla di incubatori certificati e acceleratori, innovation hub, organismi di ricerca, business angel e investitori qualificati.

Un'agevolazione a “due binari”


La misura è volta dunque a sostenere le spese relative ai piani di attività che “prevedono l'acquisizione di servizi finalizzati ad accelerare e facilitare la realizzazione di un determinato progetto di sviluppo”, ma anche l'ingresso nel capitale di rischio di tali imprese. Per quanto riguarda il primo punto, le imprese dovranno presentare dei progetti di sviluppo basati su “una soluzione innovativa da proporre sul mercato, già individuata al momento della presentazione della domanda di agevolazione, sebbene da consolidare negli aspetti più operativi, che soddisfi esigenze che rendano il progetto scalabile”, precisa il Mise. Ma devono anche includere “l'impegno diretto dei soci dell'impresa proponente e/o di un team dotati di capacità tecniche e gestionali adeguate, in termini di apporto tecnologico e lavorativo” o, in alternativa, “prevedere il consolidamento del team e di tali capacità tramite la ricerca di professionalità reperibili sul mercato”. E, infine, essere volti alla generazione di un prototipo o della prima applicazione industriale di un prodotto o servizio per misurare il feedback di investitori e clienti.

Tra l'altro, devono prevedere dei piani di attività da porre in essere in almeno 12 mesi ed “evidenziare che l'utilizzo dei servizi specialistici sia diretto ad accelerare lo sviluppo di uno specifico progetto”, si legge sul sito di Invitalia. Tra i servizi ammissibili si segnalano la consulenza organizzativa, operativa e strategica, la gestione della proprietà intellettuale, l'autovalutazione della maturità digitale, lo sviluppo e lo scouting di tecnologie, la prototipazione e le azioni preparatorie alle campagne di crowdfunding. È previsto un contributo a fondo perduto pari all'80% delle spese sostenute per un massimo di 10mila euro. Quanto invece al sostegno per gli investimenti nel capitale di rischio (previsto per le startup innovative che completeranno il piano di attività ammesso con la prima linea d'intervento, precisa Invitalia), devono essere stati posti in essere dagli attori dell'ecosistema dell'innovazione di cui sopra al momento della costituzione della startup innovativa o successivamente alla costituzione, avere un importo non inferiore a 10mila euro, “non determinare una partecipazione di maggioranza nel capitale della startup innovativa, anche per effetto della conversione di strumenti finanziari di quasi-equity eventualmente sottoscritti, essere detenuto per un periodo non inferiore a 18 mesi, e non essere attuato tramite piattaforme internet di equity crowdfunding”, scrive il Mise. In questo caso, si parla di un contributo a fondo perduto pari al 100% dell'investimento per un massimo di 30mila euro.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti