Sempre più imprese cercano il “green” nel curriculum

Rita Annunziata
23.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Oltre 558mila imprese dell'industria e dei servizi hanno investito in competenze “verdi” nell'anno della crisi. Ecco i settori che richiedono un reskilling per soddisfare i nuovi bisogni della green economy

Per circa 2,6 milioni di ingressi, pari al 79,4% delle entrate programmate, le competenze “green” sono ritenute indispensabili per lo svolgimento della professione

La domanda tende a crescere in caso di livelli di istruzione più elevati, dall’84% per i laureati all’83,5% per chi possiede un diploma di istruzione tecnica superiore

La spinta verso la transizione all’ecosostenibilità farà emergere “green jobs” trasversali a più settori, come l’esperto in green marketing e il giurista ambientale

Negli scaffali traboccanti di curriculum, sempre più imprese dell'industria e dei servizi cercano di scovare quel “verde” che faccia scattare l'assunzione. Aggiungendo nel portafoglio di competenze richieste un'attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale. Ma anche quelle skill che soddisfino i nuovi bisogni della green economy.
Stando agli ultimi dati del volume Le competenze green della collana di pubblicazioni del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, oltre 558mila imprese hanno investito in competenze “verdi” nell'anno della crisi. Per circa 2,6 milioni di ingressi, pari al 79,4% delle entrate programmate, tali skill sono ritenute indispensabili per lo svolgimento della professione, mentre per 1,2 milioni di ingressi (il 38,3% del totale) il grado di importanza è considerato “elevato”. Tra le professioni in cui la richiesta di competenze green elevate raggiunge i picchi maggiori si segnalano gli ingegneri civili (68,7% delle assunzioni), gli ingegneri elettronici e in telecomunicazioni (63,4%), i tecnici della gestione di cantieri edili (62,7%), i tecnici della sicurezza sul lavoro (54,5%) e gli ingegneri energetici e meccanici (52,8%). Ma anche gli idraulici e i posatori di tubazioni idrauliche e di gas (60,6%) e i cuochi in alberghi e ristoranti (54,6%).
Tra l'altro, la domanda tende a crescere soprattutto per gli ingressi per i quali sono richiesti livelli di istruzione più elevati, dall'84% per i laureati all'83,5% per chi possiede un diploma di istruzione tecnica superiore. Fino al 78,6 e al 78,4% rispettivamente per chi possiede una qualifica o un diploma professionale e per chi detiene un titolo di studio di livello secondario. Quanto ai settori, si evidenziano in particolare i “comparti particolarmente sensibili alla doppia transizione, ecologica e tecnologica, che potranno beneficiare delle politiche espansive nazionali ed europee”, scrive Unioncamere in una nota. Tra questi, il settore delle costruzioni (sono richieste competenze green per circa l'82% degli ingressi), la meccatronica (82,7%), il turismo e la ristorazione (83,8%) e i servizi avanzati di supporto alle imprese (84,8%).

Ecco i “green job” del futuro


Parallelamente, a crescere è anche la domanda di “green job”, un concetto che comprende le professioni specifiche richieste per soddisfare i nuovi bisogni della green economy, ma anche lavori esistenti che dovranno affrontare un reskilling in chiave green e figure non strettamente “verdi” ma coinvolte nel cambiamento generato dai macro-trend della sostenibilità ambientale. A tal proposito, nel 2020, il numero complessivo di contratti programmati dalle imprese ha risentito gli effetti negativi della crisi pandemica, registrando un calo del 30% rispetto all'anno precedente (1,1 milioni di ingressi contro gli 1,6 milioni del 2019). Ma, in valore assoluto, la quota di entrate programmate per i green job è cresciuta di un punto percentuale anno su anno, dal 34,7% al 35,7%. Una testimonianza del fatto che, malgrado l'emergenza, l'interesse per il “green” non abbia subito contraccolpi.
Considerando i gruppi professionali, si riscontra una maggiore incidenza per gli artigiani e operai specializzati (75,3%) e per i dirigenti (73%), ma anche per i conduttori di impianti e macchinari (61,6%). “La spinta verso la transizione all'ecosostenibilità farà emergere green jobs trasversali a più settori – si legge nello studio – come l'esperto in green marketing, che dovrà supportare le aziende nell'ambito della comunicazione della responsabilità ambientale all'interno e all'esterno dell'organizzazione. Ma anche il giurista ambientale, lo specialista in contabilità verde, l'addetto commerciale per la promozione di nuovi materiali sostenibili o il responsabile degli acquisti green. Invece, nel campo dell'informatica, saranno necessarie figure in grado di lavorare allo sviluppo di software e applicazioni dedicate alla gestione ottimale di servizi energetici, con conseguente riduzione dei consumi”. Per non dimenticare poi la figura del “mobility manager”, il responsabile del coordinamento degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, che “potrebbe essere rilanciata dalla nuova mobilità imposta dal covid-19, incentrata sul rispetto delle misure di contenimento del virus e sulla riduzione degli spostamenti”, scrivono i ricercatori.

Allargando la lente d'ingrandimento ai macrosettori, quello industriale guadagna la fetta maggiore di entrate relative ai green jobs (67,4%), affiancato dai servizi con il 22,8%. Una percentuale, tra l'altro, in crescita dell'1,9% rispetto al 2019. Le incidenze maggiori si segnalano per l'industria delle costruzioni (85,4%, +3,4 punti percentuali rispetto al 2019), per le industrie della gomma e delle materie plastiche (85,2%, +4,7%), per la meccanica (85,1%, +0,7%) e per la metallurgia (83,9%, +5,6%). A trainare invece il macrosettore dei servizi sono i trasporti e la logistica (74,1%), ma anche il commercio all'ingrosso (62%), il commercio e la riparazione di autoveicoli e motocicli (53,5%) e l'informatica e telecomunicazioni (50,4%). A livello territoriale, infine, la richiesta di competenze “green” supera la media nazionale nel nord ovest (38,2% contro il 35,7%), mentre la quota più bassa si registra al centro (32,7%). Su un trend positivo le imprese di sud e isole, che passano dal 32,4 al 35,2% di ingressi previsti rispetto al 2019.

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