Il rischio più temuto dalle aziende italiane? Non il covid-19

Rita Annunziata
2.12.2021
Tempo di lettura: 3'
L'interruzione delle attività, gli attacchi informatici, la crisi economica: ecco alcuni dei rischi più temuti dalle aziende italiane. Nella nuova survey di Aon

Il rischio cyber, complice il maggior ricorso alle tecnologie, ottiene il primo posto della classifica globale e rientra nella top10 di ogni area geografica, settore e tipologia di intervistato

Moloney: “Storicamente, i risk manager e gli assicuratori hanno preso decisioni analizzando i dati dei danni nel momento in cui si sono verificati. Questo approccio deve evolvere per gestire in modo proattivo le esposizioni emergenti”

La pandemia sta mettendo a dura prova la capacità delle aziende di gestire la volatilità. Ma anche di prendere decisioni. Eppure, oggi la crisi sanitaria non rappresenta il rischio n°1 nell'agenda della c-suite. Anzi. Sebbene abbia guadagnato ben 52 posizioni dal 2019, resta all'ottavo posto della top10 in Italia.
Secondo la nuova Global risk management survey 2021 di Aon, che ha coinvolto oltre 2.300 manager di aziende pubbliche e private operanti in 60 paesi e 16 differenti settori, il covid-19 ha avuto piuttosto un effetto a catena sugli altri rischi. La business interruption, infatti, è la più temuta dal campione delle aziende italiane, accompagnata dagli attacchi informatici e dalla crisi economica. Il rischio cyber, complice il maggior ricorso e la maggior dipendenza dalle tecnologie, balza al primo posto della classifica globale e rientra nella top10 di ogni area geografica, settore e tipologia di intervistato.
"Il mondo è diventato sempre più volatile e l'importanza di poter contare su un migliore processo decisionale non è mai stata così presente”, spiega Lambros Lambrou, ceo di Aon per le commercial risk solutions. “I rischi di lungo termine non sono eventi singoli, sono per loro natura interconnessi. Come abbiamo visto con la pandemia di covid-19, che sta cambiando il mondo portando alla luce nuovi rischi e riordinando le priorità nella c-suite”, osserva, sottolineando infine come la preoccupazione di gestire questi rischi immediati possa “compromettere la capacità delle aziende di investire nella gestione dei rischi di domani”.

“Storicamente, i risk manager e gli assicuratori hanno imparato e preso decisioni analizzando i dati dei danni nel momento in cui si sono verificati. Questo approccio deve evolvere per gestire in modo proattivo le esposizioni emergenti, come le catene di approvvigionamento complesse. Non possiamo fare affidamento solo sul passato per informare i rischi futuri”, interviene Rory Moloney, chief operating officer for enterprise clients di Aon. “Mentre fronteggiamo eventi senza precedenti, la sfida sarà come sviluppare al meglio le soluzioni per prepararsi adeguatamente e gestirli”.

Tornando alla classifica, l'interruzione delle attività è stata collocata al primo posto anche in Europa e Asia Pacifico. l rischi di un incremento del prezzo delle materie prime e della scarsità dei materiali, invece, si posizionano rispettivamente al quinto e al quarto posto della classifica italiana e globale. Quattro rischi rientrano poi nella top10 di ogni area geografica analizzata: attacchi informatici/data breach, business interruption, crisi economica/lenta ripresa, e cambiamenti normativi e legislativi. L'analisi per settori, invece, vede l'interruzione delle attività al primo posto per energy, utilities e risorse naturali, hospitality, viaggi e intrattenimento, e farmaceutica e biomedica. L'incremento del prezzo delle materie prime e la scarsità di materiali sale in cima alle preoccupazioni del settore dell'agricoltura, del food & beverage, dell'industriale e del manifatturiero. Quanto al climate change (al 23° posto nel ranking globale e al 21° in Italia), secondo i ricercatori risulta “intrinsecamente legato” ad altri rischi dall'impatto immediato misurabile, come l'interruzione delle attività, la scarsità dei materiali, i danni alla reputazione, i cambiamenti normativi e i problemi nella catena di approvvigionamento. Il rischio esg, infine, ottiene il 31° posto a livello mondiale e il 41° in Italia. Ma, per gli esperti, farà capolino nella top15 nei prossimi tre anni.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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