Rientro in ufficio? Le big tech temporeggiano. Dubbi in Italia

Rita Annunziata
23.8.2021
Tempo di lettura: 3'
L'ombra delle nuove varianti scombina la cronologia del rientro in ufficio delle big tech, a partire da Apple. Dietrofront anche per Wells Fargo. In Italia pesa il nodo green pass

Apple ha nuovamente rinviato il ritorno in ufficio a gennaio 2022 (era già slittato da settembre a ottobre). Sulla stessa linea Google, Facebook e Twitter

Wells Fargo riporterà in sede i propri dipendenti a partire dal 4 ottobre (contrariamente al precedente obiettivo del 7 settembre)

L’Inps ha ricordato nella circolare 2842 che l’indennità di malattia per la quarantena da covid-19 potrà essere erogata solo per gli eventi relativi al 2020

Lo spauracchio delle nuove varianti scombina i piani delle big tech, pronte a riscrivere i propri calendari del rientro. A partire da Apple, che ha nuovamente rinviato il ritorno in ufficio a gennaio 2022 (era già slittato da settembre a ottobre). Ma anche Google, che intanto ha messo a punto una piattaforma per stimare l'impatto del lavoro da remoto sulla busta paga, con possibili tagli fino al 25% dello stipendio per chi si allontana dai grandi centri urbani.
Lanciato nel mese di giugno, il “Work location tool” della società di Mountain View calcola la retribuzione dei dipendenti sulla base del costo della vita e del mercato del lavoro locale. Stando a quanto riporta l'agenzia Reuters, che ha visionato alcuni dei risultati del calcolatore, un dipendente che vive a Stanford (nel Connecticut), a un'ora di treno da New York City, vedrebbe il proprio stipendio calare del 15% qualora decidesse di lavorare da casa. Per chi sceglie Seattle, Boston e San Francisco, si parla di una forbice compresa tra il 5 e il 10%. Fino a raggiungere il 25% per chi lascerebbe invece proprio una città come San Francisco per un'altra area altrettanto costosa dello stesso Stato, come quella del lago Tahoe.
Un'iniziativa che non resta isolata nella Silicon Valley. Anche Facebook e Twitter, infatti, pagano stipendi più contenuti ai dipendenti che decidono di offrire la propria prestazione lavorativa da aree dove il costo della vita è più basso. Grandi aziende che, come anticipato in apertura, hanno deciso parallelamente di far slittare il rientro in ufficio al prossimo anno sulla stessa scia di preoccupazioni di Apple. Cupertino, in particolare, punta a un'organizzazione con tre giorni in presenza e due da remoto, come anticipato dal ceo Tim Cook in una comunicazione ai propri dipendenti dello scorso giugno.

Banche in ordine sparso: il dietrofront di Wells Fargo


La diffusione della variante Delta, intanto, ha modificato la cronologia del rientro in ufficio anche per alcune grandi banche d'affari. Wells Fargo, rivela Cnbc, riporterà in sede i propri lavoratori a partire dal 4 ottobre (contrariamente al precedente obiettivo del 7 settembre). Lo stesso vale per BlackRock che, secondo Bloomberg, starebbe rinviando il tutto di un mese. Nessun dietrofront per JpMorgan e Goldman Sachs. La prima ha messo in campo il rientro del personale a partire da luglio, con una rotazione che consentirà di dimezzare la capienza massima degli uffici, esortando tra l'altro tutti i dipendenti a vaccinarsi. La seconda, invece, ha già riportato in presenza la maggior parte dei propri dipendenti statunitensi a partire dal 14 giugno (anche se non mancano alcune eccezioni che permetteranno il rientro al 30 settembre).

Il nodo green pass pesa sulle riaperture in Italia


Riaperture a macchia di leopardo anche in Italia, dove l'obbligo del green pass per accedere alle mense aziendali e la quarantena non più equiparata a malattia non mancano di sollevare perplessità e reazioni. L'Inps ha ricordato infatti nella circolare 2842 che l'indennità di malattia per la quarantena da covid-19 potrà essere erogata solo per gli eventi relativi al 2020 (nel limite delle risorse disponibili), precisando che “il legislatore attualmente non ha previsto, per l'anno 2021, appositi stanziamenti” e che quindi “salvo eventuali interventi normativi, non potrà procedere a riconoscere la tutela previdenziale per gli eventi riferiti all'anno in corso”.

Un “salasso per le imprese italiane in vista della ripresa post-ferie e delle riaperture”, nelle parole di Unimpresa. Secondo l'associazione, quello che viene definito un “pasticcio normativo” determinerà un danno in busta paga per i lavoratori compreso tra i 600 e i 700 euro in media per 10 giorni di assenza; una cifra che potrebbe salire a 950-1.000 euro nel caso di un isolamento fiduciario di tre settimane. Questo qualora le aziende non coprissero le prestazioni Inps non riconosciute. “Ancora una volta a rimetterci nel gioco dello scarica barile tra Inps e ministero del Lavoro saranno le imprese e i lavoratori”, osserva il consigliere nazionale di Unimpresa, Giovanni Assi. “Il mondo delle imprese chiede, pertanto, che il ministro Orlando intervenga il prima possibile per dirimere questa situazione e che lo faccia al più presto. Possibilmente già prima della scadenza del periodo di paga in corso, al fine di evitare spiacevoli incomprensioni su chi e se debba pagare lo stipendio in quelle giornate di assenza obbligate oltre che mandare in tilt ancora una volta i professionisti che si troveranno a elaborare le buste paga con l'ennesimo dilemma”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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