Le pmi torneranno a crescere? Secondo McKinsey sì, più di prima

Rita Annunziata
1.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo una nuova ricerca del McKinsey global institute, le imprese globali godono oggi del potenziale per accelerare la crescita della produttività annuale di circa un punto percentuale entro il 2024, più del doppio del tasso pre-crisi. Ma dovranno intervenire su tre priorità. Ecco quali

Il 60% dell'accelerazione della produttività attesa potrebbe derivare da azioni volte a migliorare l'efficienza attraverso la digitalizzazione e l'automazione

In Italia, intanto, quattro realtà su dieci hanno continuato a innovare anche nel 2020. Di queste, il 13,7% ha investito in nuove linee di produzione

Per le imprese globali, alla fine dell'emergenza, le stelle potrebbero tornare ad allinearsi. Forse anche meglio di prima. Secondo una nuova ricerca del McKinsey global institute, oggi godono del potenziale per accelerare la crescita della produttività annuale di circa un punto percentuale entro il 2024, più del doppio del tasso di crescita pre-pandemico. La posta in gioco è alta. Per gli Stati Uniti, per esempio, si parlerebbe di un boost del pil pro capite di 3.500 dollari. Per la Spagna di 1.500 dollari. Ma a essere coinvolte nell'analisi sono anche Francia, Germania, Svezia, Regno Unito e Italia, sette economie che rappresentano complessivamente il 40% del prodotto interno lordo mondiale.
Certo, spiegano gli analisti, affinché tale potenziale venga espresso è necessario che “l'azione sia diffusa e la domanda robusta”. Il 60% dell'accelerazione attesa, precisano, potrebbe derivare da condotte volte a migliorare l'efficienza attraverso la digitalizzazione e l'automazione. Due aspetti che ne hanno garantito la tenuta anche durante l'emergenza, nonostante l'incertezza diffusa. “Dopo il crollo dell'attività economica, molte aziende hanno intrapreso azioni coraggiose, che potrebbero trasformare la loro attività nel lungo termine. Il ritmo della digitalizzazione si è accelerato, sono diventate più efficienti e agili, e il lavoro a distanza si è trasformato nella norma”, si legge nello studio. Stando a un sondaggio condotto nel mese di dicembre, infatti, il 51% degli intervistati nordamericani ed europei affermava di aver incrementato gli investimenti nelle nuove tecnologie (escluse quelle relative al lavoro a distanza) durante il 2020 e di aver digitalizzato molte attività tra le 20 e le 25 volte più velocemente.
Un altro aspetto che potrebbe guidare la crescita della produttività è poi l'accumulazione di capitale umano e fisico. Secondo le evidenze raccolte da McKinsey, a tal proposito, il covid-19 ha accelerato l'adozione di approcci all'apprendimento completamente digitalizzati ma ha avuto un impatto generalmente negativo sul capitale fisico, con investimenti stabili o in calo sia negli Stati Uniti che in Europa. Quanto al dinamismo aziendale, la situazione è altrettanto incerta. “Tassi di ingresso e uscita più elevati favoriscono una maggiore concorrenza, e le attività di fusione e acquisizione che promuovono la riallocazione e il consolidamento delle risorse possono aiutare le aziende più produttive a crescere e superare la controparte”, spiegano gli analisti. Ma il volume totale delle fusioni e delle acquisizioni globali è diminuito del -21% nei primi tre trimestri dello scorso anno rispetto allo stesso periodo del 2019, e il crollo ha toccato il -43% negli Stati Uniti. Anche la creazione di nuove imprese è calata nella maggior parte dei paesi, a eccezione del +12% della Svezia e del +18% degli Stati Uniti.

I settori con il maggiore potenziale di crescita


Lo studio ha preso poi in considerazione otto settori (assistenza sanitaria, costruzioni, retail, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, farmaceutico, bancario, automobilistico, viaggi e logistica), per i quali si stima un potenziale di accelerazione della crescita annua della produttività di 1,5 punti percentuali. Fanno da traino l'assistenza sanitaria, le costruzioni, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, la vendita al dettaglio e dei prodotti farmaceutici, con circa due punti percentuali annui. Mentre per tutti gli altri si parla di circa un punto percentuale annuo.
pmi-torneranno-crescere-secondo-mckinsey-si-piu-prima_4
Fonte: McKinsey global institute

Le tre priorità su cui dovranno puntare


Se però le imprese e i responsabili politici sono stati “audaci” nella loro risposta all'emergenza epidemiologica, dovranno essere altrettanto audaci “nel creare un'economia post-pandemica sana una volta che la crisi sanitaria sarà contenuta”, scrive McKinsey. Di conseguenza, sono tre le priorità sulle quali, secondo gli analisti, dovranno puntare:

  1. per sostenere la crescita a lungo termine, le grandi aziende dovranno focalizzarsi sulle loro catene di approvvigionamento e sulla complessità dei propri ecosistemi. La politica, a sua volta, potrebbe sostenere questi sforzi attraverso appalti pubblici incentrati sull'innovazione, investimenti diretti in ricerca e sviluppo, e rivedendo le regole sulla concorrenza, le procedure fallimentari e il mercato del lavoro;

  2. le imprese potrebbero fronteggiare i rallentamenti della domanda puntando sulla crescita dei ricavi e investendo nella riqualificazione dei lavoratori che, senza le giuste competenze, rischiano di perdere il lavoro o di subire tagli allo stipendio. I responsabili politici, invece, potrebbero intervenire con stimoli fiscali e norme sui salari minimi;

  3. le imprese dovranno mettere le questioni ambientali, sociali e di governance ancora più al centro dei propri processi decisionali, stabilendo standard di sostenibilità più elevati. I governi, infine, potranno sostenere questi investimenti fissando regole e prezzi per le esternalità negative, come le emissioni di carbonio. Oltre a riconoscere gli investimenti pubblici come un'attività di creazione della ricchezza piuttosto che una spesa che aumenta il deficit.


Italia: 4 aziende su 10 continuano a innovare


Ma cosa sta accadendo intanto in Italia? Secondo un'indagine di Sicamera e InfoCamere su oltre 32mila imprese, quattro realtà su dieci hanno continuato a innovare anche nel 2020. Di queste, il 13,7% ha investito in nuove linee di produzione o nella loro sostituzione, il 13,3% nella formazione del personale, il 12% nella strumentazione informatica e nelle telecomunicazioni, il 7,8% in ricerca e sviluppo, il 7,1% nei mezzi di trasporto e il 5,8% nell'acquisto di nuovi immobili o nell'ampliamento degli stessi. A destinare risorse alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, in particolare, sono state soprattutto le aziende attive nel settore (33,8%), ma anche le attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto (22%), l'istruzione, sanità e assistenza sociale (18,9%) e il commercio, trasporto e magazzinaggio (13,1%). A puntare su ricerca e sviluppo, invece, le imprese operative in Campania (9,2%), Lombardia (9%), Emilia Romagna (9%), Veneto (8,7%) e Piemonte (8,2%). Principalmente nei servizi di informazione e comunicazione (21,6%) e nell'industria manifatturiera (14,1%).

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti