Perché creare nuove imprese sta diventando sempre più urgente

Rita Annunziata
9.12.2021
Tempo di lettura: 3'
I leader aziendali prevedono che entro il 2026 la metà dei loro ricavi proverrà da prodotti, servizi ma anche attività che non sono ancora state create. Ecco perché

Il 55% dei leader considera la creazione di nuove attività come una delle tre priorità principali, quasi il doppio rispetto a quanti la ritenevano tale tra il 2018 e il 2020

Oltre l’80% ritiene che li aiuterà a rispondere ai fenomeni dirompenti e ai cambiamenti della domanda, mentre il 62% punterà a generare uno o più nuovi flussi di entrate

Di fronte a una domanda in continua evoluzione, c'è chi crede che i prodotti e servizi attualmente offerti potrebbero non essere sufficienti. Anzi. Non sarebbero in grado neppure di affrontare possibili fenomeni dirompenti e garantire un futuro sostenibile. Secondo una nuova analisi di McKinsey, infatti, i leader aziendali prevedono che entro il 2026 la metà dei loro ricavi proverrà da prodotti, servizi ma anche attività che non sono ancora state create. Colmando così quel divario che li allontanerebbe anche da una crescita inclusiva.
Stando al sondaggio condotto tra il 6 e il 23 luglio 2021 su un campione di 1.178 dirigenti (c-level, senior manager ma anche capi di unità, dipartimenti o divisioni aziendali), oltre un quinto degli intervistati dichiara che lo sviluppo di nuovi business rappresenta una delle priorità strategiche della propria organizzazione. A differenza di una strategia di sole fusioni e acquisizioni o di corporate venturing, spiega la società internazionale di consulenza manageriale, creare nuove attività consentirebbe infatti di sfruttare al massimo le risorse e le capacità esistenti nell'organizzazione principale. Un modo, in altre parole, per aprirsi a nuovi mercati e aree geografiche e ottenere anche una crescita organica che, spesso, creerebbe maggiori ritorni anche per gli azionisti.
Il 55% dei leader coinvolti nell'analisi considera la creazione di nuove attività come una delle tre priorità principali, quasi il doppio rispetto a quanti la ritenevano tale tra il 2018 e il 2020. Oltre l'80% ritiene inoltre che li aiuterà a rispondere ai fenomeni dirompenti e ai cambiamenti della domanda, mentre il 62% punterà a generare uno o più nuovi flussi di entrate. La sostenibilità, in questo contesto, gioca un ruolo di primo piano: più di nove intervistati su dieci dichiarano che daranno vita a nuove attività almeno in parte per soddisfare la domanda di prodotti e servizi sostenibili. Inoltre, il 42% prevede di posizionare la sostenibilità proprio al centro dei nuovi modelli di business.

Affinché poi i ceo possano avviare imprese di successo, secondo McKinsey dovranno puntare innanzitutto su una profonda comprensione della propria clientela. Utilizzando metriche più olistiche, come sondaggi, feedback e studi etnografici sul campo. Senza poi dimenticare di dare spazio alla diversity. Il sondaggio ha rilevato infatti che le aziende guidate da donne hanno il 12% di probabilità in più di soddisfare o superare le aspettative di crescita. Inoltre, in assenza di un'adeguata rappresentanza al femminile all'interno dei board, le nuove imprese potrebbero perdere i vantaggi di una leadership diversificata.

Quanto agli amministratori delegati, sono state infine identificate quattro azioni che, secondo gli intervistati, è più probabile che i ceo di aziende di successo intraprendono rispetto a quelle meno performanti: delimitare gli investimenti nelle nuove attività; investire nella crescita anche a scapito della redditività a breve termine; stabilire aspettative realistiche con le parti interessate sulle esigenze d'investimento delle imprese e i tempi necessari a ottenere rendimenti; ed esprimere pubblicamente il proprio sostegno alle nuove attività. Qualora mettessero in campo tutte e quattro le azioni, le loro nuove attività avrebbero una probabilità di successo di 1,9 volte superiore rispetto a quelle degli altri ceo.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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