Perché le aziende italiane hanno digerito il 2020 meglio del 2009

Rita Annunziata
24.9.2021
Tempo di lettura: 5'
Nel 2020 le principali aziende italiane hanno registrato un fatturato in calo dell'11,7%. Un dato migliore rispetto al 2009 (-14,7%). E che nasconde anche un “sunny side”

Esaminate ben 2.140 società, che rappresentano il 47% del fatturato industriale e manifatturiero, il 36% di quello dei trasporti e il 38% della distribuzione al dettaglio

Le imprese pubbliche hanno segnato una flessione del 16,8% del fatturato, sulla spinta delle attività petrolifere (-34,7%) e di quelle energetiche (-12%)

Tiene meglio il comparto privato (-10,4%), grazie alla maggiore esposizione verso le attività manifatturiere (-8,4%)

Le imprese italiane, lo scorso anno, hanno lasciato sul terreno l'11,7% del fatturato. Un dato lievemente migliore rispetto al -14,7% del 2009. E che nasconde un “sunny side” che potrebbe consentirle di guardare con fiducia al futuro. Almeno per chi ha continuato a galleggiare a dispetto della crisi. A scattare la fotografia del Sistema Italia è la nuova indagine annuale sulle società industriali e terziarie di grande e media dimensione condotta dall'Area studi Mediobanca. Un rapporto che ha esaminato ben 2.140 società, che rappresentano il 47% del fatturato industriale e manifatturiero, il 36% di quello dei trasporti e il 38% della distribuzione al dettaglio.
Come anticipato in apertura, dunque, si tratta di aziende che sembrano aver digerito meglio il 2020 rispetto al 2009. Le imprese pubbliche, in particolare, hanno segnato una flessione del 16,8% del fatturato, sulla spinta delle attività petrolifere (-34,7%) e di quelle energetiche (-12%). Tiene meglio il comparto privato (-10,4%), grazie alla maggiore esposizione verso le attività manifatturiere (-8,4%). Quanto alle vendite delle imprese industriali italiane, si parla invece di un crollo del -9,3%. Al quale sopravvivono il comparto manifatturiero (che porta a casa un +2,6%) ma soprattutto le medie imprese, che chiudono il 2020 con un +11,9% sul giro d'affari del 2011 e un +27,5% con le vendite all'estero.
Parallelamente, l'utile netto delle 2.140 imprese coinvolte nell'analisi si è contratto del 32,5% e il Roe è scivolato dall'8,1% al 4,9%. Nel 2009 si parlò rispettivamente di un calo del -27,4% e una scivolata dall'8 al 5,8% ma, sottolinea l'Area studi Mediobanca, “il 2020 ha beneficiato di un'eccezionale operazione di riallineamento fiscale (Decreto agosto) dell'avviamento, senza la quale il suo risultato netto sarebbe sceso del 54,3% e il Roe al 3,4%”. Chiude il cerchio la variabile investimenti, calati in termini reali dell'8,2% sul 2019 (contro il -17,7% del 2009).

L'analisi per settori


Tornando alle vendite, l'analisi per settori vede la produzione alimentare guadagnare il primato in termini di rimbalzo, con il conserviero (+3,5%), gli alimentari diversi (+3,4%) e il caseario (+0,6%); in tendenza opposta le bevande (-5,2%). Col segno più anche i produttori di elettrodomestici (+2,9%) e l'industria farmaceutica, tra prodotti di base (+0,8%) e preparati (+0,6%). Quanto al terziario, la distribuzione al dettaglio è stata mantenuta a galla da quella a prevalenza alimentare (+5,9%), mentre nei trasporti a resistere è stato unicamente il settore del traffico su strada (+2,8%).

Per il resto sono state registrate principalmente performance negative, dalle attività turistiche (-70,7%) e i parchi divertimento tematici (-73%) al tessile (-24,9%), l'abbigliamento (-20%), gli accessori in pelle e cuoio (-27%), la metallurgia (-11,7%), la costruzione di mezzi di trasporto (-11,6%), ma anche le imprese di costruzione (-16%), i produttori di gomma e cavi (-12,5%), il comparto impiantistico (-12,4%) e la stampa-editoria (-11,9%). Flessioni inferiori al 10% hanno riguardato infine la cosmetica (-9,6%), la chimica (-8,5%), il cartario (-8,3%), il legno e mobili (-8,2%), la meccanica (-7,4%) e l'elettronica (-6,6%).

Le prospettive


C'è però, come detto, quello che l'Area studi Mediobanca definisce un “sunny side” cui prestare attenzione. “La copertura vaccinale sempre più ampia e la ricostituzione degli scambi internazionali inducono all'ottimismo, al netto delle riserve legate alla dinamica dei prezzi delle commodities e alla rimozione delle misure di sostegno alle imprese attivate nel 2020. A ciò si deve aggiungere che nell'ultimo anno le imprese hanno assunto comportamenti funzionali a cogliere in modo efficace la ripresa”, si legge nel rapporto. “Il contenuto costo del denaro ha agevolato importanti operazioni di assunzione di debito finanziario. L'ammontare raccolto nel 2020 ha una consistenza che non si osservava dal 2007 ed è costituito per il 96,3% da indebitamento a medio lungo termine, tanto che a fine anno tale componente è arrivata a rappresentare il 70% di tutta la provvista finanziaria”.

Senza dimenticare anche il parallelo boom di liquidità (+24,1% sul 2019), soprattutto sotto forma di cassa (+31,5%). “L'incidenza dello stock di liquidità nei bilanci delle 2.140 imprese è cresciuto regolarmente tra il 2011 e il 2020, passando dal 4,2% del totale attivo al 7,9%”, osserva l'Area studi Mediobanca, una scorta che “assume la valenza sia di cuscinetto prudenziale sia di risorsa destinabile a investimento”. Per ultimo, conclude il rapporto, il maggiore debito assunto “non ha compromesso la solidità patrimoniale dell'aggregato: da un lato, l'incidenza della liquidità rispetto al debito finanziario è passata dal 21% del 2019 al 23,8% del 2020, dall'altro il rapporto tra debiti finanziari e mezzi propri è aumentato marginalmente dall'83% all'88,4%”. Tutti numeri che fanno ben sperare sul futuro: attesa, infatti, una crescita del Sistema Italia del +7,7% nel 2021 e del +6,5% nel 2022.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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