Pari opportunità, Bonetti: “Necessaria un’alleanza governo-imprese”

Rita Annunziata
14.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Sono diverse le iniziative messe in campo dall’Italia per le pari opportunità. Ma secondo la ministra Bonetti serve un’alleanza tra governo e imprese. E anche la finanza può giocare un suo ruolo

Bonetti: “Rimuovere le disuguaglianze e investire nel liberare tutti i talenti di cui disponiamo è l’unica possibilità che abbiamo per affrontare un percorso così ambizioso come quello che l’Italia ha messo in campo”

Roscio: “Le imprese femminili sono quelle che probabilmente hanno più bisogno oggi di uno stimolo. Sono necessarie misure dedicate: un accesso al credito privilegiato, innanzitutto”

Le imprese attente all’inclusione vantano una marcia in più quando si parla di performance economico-finanziarie. Far spazio alle donne in azienda, numeri alla mano, produce tra l'altro uno scatto non solo in termini di produttività ma anche di prodotto interno lordo. Ma le realtà al femminile sono anche quelle che, nelle parole di Anna Roscio (responsabile sales & marketing imprese di Intesa Sanpaolo intervenuta in occasione della sesta edizione dell’evento Women value company 2022), hanno più bisogno di “stimolo, visione, innovazione e investimenti” che possano favorire una crescita sostenibile nel tempo. L’Italia, a partire dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, si sta incamminando in questa direzione. Ma secondo Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia, serve un’alleanza tra governo e imprese.


“Se oggi l’Italia si trova nelle condizioni di aver intrapreso una direzione di sviluppo che riconosce nell’empowerment delle donne un’opportunità nel costruire quel futuro sostenibile, resiliente e capace di ottimizzare e gestire in modo multidimensionale un processo di transizione per raggiungere l’obiettivo finale del benessere complessivo, lo si deve anche a un cambio di paradigma che viene dalle imprese che hanno saputo investire sulle pari opportunità”, osserva Bonetti. “Rimuovere le disuguaglianze e investire nella possibilità di liberare pienamente tutti i talenti di cui disponiamo è l’unica possibilità che abbiamo per affrontare un percorso così ambizioso come quello che il nostro Paese ha messo in campo. Non solo con il Pnrr”.


Le iniziative per le pari opportunità in Italia

Come ricorda Bonetti, infatti, l’investimento sulle pari opportunità non poteva “certamente essere affrontato unicamente nell’ambito delle politiche sociali”. Investire nelle pari opportunità, aggiunge ricordando le parole del premier Mario Draghi, è un “atto di efficienza” per raggiungere lo sviluppo del Paese nel suo complesso. “Ecco perché abbiamo voluto introdurre uno strumento che con forza desse impulso a questo tema. Tutti i progetti del Pnrr devono far leva sulla promozione di giovani e donne”. Si parla anche di condizioni di incentivo e premialità per le imprese che porteranno avanti politiche di miglioramento della carriera lavorativa, della formazione nelle materie Stem (Science, technology, engineering and mathematics) e della Certificazione per la parità di genere. Uno strumento, quest’ultimo, considerato “straordinariamente efficace”, che sarà operativo da luglio e che garantirà alle imprese vantaggi sia dal punto di vista fiscale che nell’ambito della competizione per gli appalti pubblici. “Sono leggi che il governo ha voluto portare avanti, ma si tratta di radicare nel Paese una prassi sulle pari opportunità che deve avvalersi di un’alleanza strutturale con il mondo delle imprese”, conclude Bonetti.


L’inclusione fa bene al business e al pil

In questo contesto, ricorda Stefania Trenti (responsabile industry research, studi e ricerche di Intesa Sanpaolo), la pandemia ha contribuito ad ampliare il ritardo dell’Italia con l’Unione europea nella partecipazione femminile al mondo del lavoro, catapultandola alla penultima posizione. Ma le donne stanno prendendo sempre più in mano il proprio destino lavorativo, specie nel Mezzogiorno. E le imprese attente all’inclusione, come quelle candidate al premio Women value company, mostrano una marcia in più anche dal punto di vista delle performance economico-finanziarie. “La percentuale di aziende che hanno ottenuto risultati sia di crescita di fatturato che di redditività superiori alla media del settore è del 66% tra le candidate”, rivela Trenti. “Inoltre, sono imprese che hanno investito molto in innovazione tecnologica. Si tratta di perseguire una strada di investimenti e di crescita anche sul piano delle persone”.


“Bisogna indagare le cause per trovare soluzioni adeguate”, interviene invece Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria. “Gli ambiti Stem sono le professioni del futuro, quindi non possiamo non fare un cenno alla formazione e all’istruzione. Già a sei anni nella mente delle bambine inizia a serpeggiare che la matematica sia un tema da maschi. Bisogna valorizzare la consapevolezza dei talenti”. Anche perché, spiega Mariotti, il 60% dei laureati sono donne ma solo la metà si laurea in discipline Stem generando poi un tema di gap retributivi. “Peraltro le performance al femminile sono elevatissime. Le donne fanno bene alla produttività ma anche al pil. Laddove la formazione riguarda prevalentemente donne, produce uno scatto di produttività dell’8-9% rispetto a quando si rivolge solamente a dirigenti uomini, per esempio. Un dato su cui bisognerebbe lavorare”, aggiunge.


Roscio: “Accesso al credito privilegiato per le donne”

Come racconta in conclusione Roscio, Intesa Sanpaolo cerca di sostenere in generale piccole, medie e grandi imprese. Con un focus particolare sull’imprenditoria femminile. “Sono quelle che probabilmente hanno bisogno oggi di uno stimolo. Non voglio parlare di fragilità, ma riteniamo che per la natura dei ruoli femminili, della parità, dell’inclusione, del work-life balance, siano necessarie misure dedicate: un accesso al credito privilegiato, innanzitutto. Noi abbiamo ideato anche una linea che riconosce una premialità a tutte le imprese che fanno interventi in chiave sostenibile, proprio per favorire la parità di genere e incentivare sempre più una politica industriale che guardi alla risorsa donna come un valore”, spiega Roscio. Ma è necessaria, continua, una collaborazione diffusa. “Certe iniziative non si fanno da sole: le imprese hanno bisogno della finanza, la finanza delle associazioni, le associazioni delle università: solo così si potrà creare quel fattore sistemico che aiuta la crescita”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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