Gli “Oscar” dell'export made in Italy, malgrado la crisi

Rita Annunziata
3.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Ecco i settori del made in Italy che hanno ben performato nonostante la crisi. Attesa una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume entro la fine dell'anno

Secondo le stime di Ice e Prometeia, il 2020 si è concluso con un crollo degli scambi mondiali lievemente superiore al 7% su base annua

Verso una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume, trainata dall’alimentare e dall’arredo. Ma anche dal sistema moda

Carlo Ferro: “Segnali estremamente incoraggianti della capacità delle nostre pmi di intercettare e trarre vantaggio dalla ripresa della domanda”

La filiera del made in Italy resiste allo stress della crisi, con una moltitudine di eccellenze settoriali che conquista la statuetta degli “Oscar” dell'export: dal vino all'olio d'oliva, dagli autoveicoli alle calzature. “Segnali incoraggianti”, secondo Carlo Ferro, presidente di Ice Agenzia, e che alimentano le attese di una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume entro la fine dell'anno. Per poi consolidarsi nel 2020 con un'ulteriore impennata del 5,3%.
“Per le imprese italiane, dopo un periodo di difficoltà e coraggiosa resistenza, si apre nei prossimi mesi una fase di nuove possibilità”, osserva il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio in occasione dell'evento digitale di presentazione del XVIII Rapporto: evoluzione del commercio con l'estero per aree e settori realizzato da Ice Agenzia in collaborazione con Prometeia. “Il mercato globale è sempre più competitivo ma ci sono ancora margini consistenti di riposizionamento. Dobbiamo dare ai nostri giovani tutti gli strumenti per gareggiare ad armi pari con i loro coetanei stranieri, perché sui mercati internazionali, specie su quelli emergenti, c'è una crescente domanda di made in Italy che va intercettata prima che si affievolisca”.

Secondo il rapporto, il 2020 si è concluso con un crollo degli scambi mondiali lievemente superiore al 7% su base annua, mentre i flussi commerciali dei beni legati all'emergenza sono lievitati parallelamente del 17% (si va dal +8% della chimica farmaceutica, a oltre il -20% dell'automotive e altri mezzi di trasporto, a più del -10% per meccanica, moda e arredo). Ma per l'anno in corso, come anticipato, è attesa una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume, trainato dall'alimentare e dall'arredo (rispettivamente con il +8,5% e il +8,4%) ma anche dal sistema moda (+6,7%). Quanto ai beni d'investimento, invece, si prevede una ripresa della meccanica (+6,8%) e dell'elettronica (+8,2%), comparto, quest'ultimo, che si è già distinto per una delle migliori tenute nella fase più acuta dell'emergenza.

Per i mercati europei, tradizionale punto di riferimento delle imprese tricolori, si stima un recupero di una parte delle perdite del 2020 entro la fine dell'anno, per poi superare i livelli di domanda pre-crisi nel 2022. Ancor più accelerata la ripresa attesa per l'area nord-americana, che già nel 2021 potrebbe superare i livelli di import del 2019. Sul versante opposto l'Africa subsahariana e l'America Latina, “le cui prospettive rimangono frenata anche da una minor fiducia verso i sistemi nazionali circa la messa in campo di un'immunizzazione diffusa”, spiega l'Ice in una nota.
“Tra i paesi del G8, l'Italia è il secondo per minor flessione dell'export e questo contributo ha consentito di attenuare un più forte calo dei consumi interni. Inoltre, nonostante il calo delle esportazioni, ci sono eccellenze settoriali che hanno performato positivamente su alcuni mercati”, interviene Ferro. Tra queste si segnalano il riso verso la Germania (cresciuto del 33,6%), la pasta verso Giappone e Uk (rispettivamente del 17,8 e del 21,0%), il vino verso la Corea del Sud e l'Olanda (39,5 e 23,5%) e l'olio di oliva verso la Francia (22,7%). “Oltre il farmaceutico e l'alimentare, che sono cresciuti come settori, ci sono performance dell'export settore-paese particolarmente positive: i componenti elettronici verso gli Stati Uniti, le macchine tessili verso la Turchia, le materie plastiche verso la Cina e le calzature in Corea del Sud. Segnali estremamente incoraggianti della capacità delle nostre imprese di intercettare e trarre vantaggio dalla ripresa della domanda”, continua Ferro.

“La convinzione è che le imprese italiane possano ancora una volta reagire con efficacia alle sfide dello scenario”, aggiunge Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia. “Negli ultimi vent'anni hanno infatti sempre ben risposto ai momenti di rottura nel quadro competitivo (dall'euro alla crisi del 2009, fino agli shock su mercati strategici), accettandone con coraggio la selezione virtuosa e trovando nell'intensificazione dell'internazionalizzazione le risposte più convincenti”, aggiunge. Poi conclude: “Provare a immaginare uno scenario futuro è uno sforzo eroico anche per chi ha passato la vita a fare previsioni perché la prima componente da tenere a mente è che tutti i ragionamenti sono condizionati da come si risolverà la crisi sanitaria, che purtroppo continua a stupirci di giorno in giorno. Considerando che le campagne vaccinali vengano concluse con successo nonostante il diffondersi di varianti e, tutto sommato, si torni a una graduale normalità dal punto di vista economico nei prossimi sei mesi, ci sono due forze opposte di cui dobbiamo tenere conto: debiti pubblici e privati sempre più elevati da un lato e ingenti investimenti nell'economia in Europa, Usa, Cina e Giappone dall'altro. Sono queste risorse quelle che ci daranno la possibilità di giocarci davvero il futuro. E le imprese sono chiamate a fare la loro parte, muovendosi per una volta su un campo da gioco che le facilita e le aiuta”.

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