Made in Italy: 10 settori su 15 pronti a lasciarsi alle spalle la crisi

Rita Annunziata
28.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Ecco i settori manifatturieri che, a fine anno, completeranno il recupero dei livelli di fatturato pre-covid. Nel nuovo rapporto di Intesa Sanpaolo in collaborazione con Prometeia

L’indice di produzione industriale ha riportato nei primi otto mesi dell’anno un balzo del 18,5% in termini tendenziali

Un incremento alimentato tanto dalla componente interna del giro d’affari (+9% sul 2019) quando da quella estera (+4,8%)

Guardando al biennio 2022-2023 si attende una crescita dell’attività manifatturiera a un tasso medio annuo del 4,2% a prezzi costanti

Il manifatturiero italiano, nei primi otto mesi dell'anno, ha già appianato le perdite incassate all'inizio della crisi pandemica. E si prepara a chiudere il 2021 recuperando completamente i livelli di fatturato pre-covid. Almeno in 10 settori su 15. È quanto emerge dal 100° Rapporto di analisi sui settori industriali, presentato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Prometeia. Un'occasione per fare il punto sulle performance delle imprese tricolori sui mercati internazionali e sul ruolo degli investimenti come volano di crescita. Anche grazie alla messa a terra del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L'indice di produzione industriale (destagionalizzato e corretto per gli effetti del calendario) ha riportato nei primi otto mesi dell'anno un balzo del 18,5% in termini tendenziali, restringendo il gap rispetto ai livelli pre-covid ad appena il 2%. In questo contesto, il fatturato manifatturiero ha segnato nel periodo tra gennaio e agosto una crescita del 26,3% su base tendenziale (a valori correnti) e del 7,4% sullo stesso periodo del 2019. Un incremento alimentato “tanto dalla componente interna del giro d'affari (+9% sul 2019) quando da quella estera (+4,8%)”, si legge nel rapporto. La fase di ripresa, nelle attese di Intesa Sanpaolo e Prometeia, continuerà inoltre nei prossimi mesi e consentirà al fatturato di portarsi al +11,2% a prezzi costanti chiudendo il divario rispetto alla situazione pre-crisi (+0,8%) e al +20,6% a prezzi correnti (+9,3% sul 2019).
Gli investimenti, come anticipato in apertura, rappresentano la componente di domanda interna più dinamica. Nei primi sei mesi dell'anno è stato registrato un +5,4% secondo i dati di contabilità nazionale e un +23,7% in termini tendenziali, focalizzato soprattutto sulle costruzioni e su macchinari e impianti. E la crescita, anche in questo caso, “è attesa proseguire a buoni ritmi nella seconda parte dell'anno, grazie anche all'impulso fornito dalla prima tranche dei fondi europei”, spiegano i ricercatori. Quanto ai mercati internazionali, le esportazioni di beni manufatti hanno messo a segno un +23,7% tendenziale nel primo semestre dell'anno a valori correnti e un +4,6% sul 2019, scalzando anche il dato tedesco (3,9%) e francese (2,4%).

Ma quali sono i 10 settori che completeranno il recupero dei livelli di fatturato pre-covid entro la fine dell'anno? Si parla innanzitutto dei prodotti e materiali da costruzione (che segneranno un +12.7% medio nel 2021 rispetto al 2019), gli elettrodomestici (+7.6%) e i mobili (+6.5%). Ma anche i settori produttori di intermedi, quali altri intermedi (+3,4%), intermedi chimici (+2.9%), prodotti in metallo (+1.6%) e metallurgia (+0.5%). Sullo stesso trend l'elettrotecnica (+3%), alimentare e bevande (+2.3%) e farmaceutica (+0.9%). Col segno meno, invece, elettronica (-1,2%), largo consumo (-2%), meccanica (-1,5%), autoveicoli e moto (-1,8%) e infine il sistema moda (-8,9%) che “paga un lungo strascico delle restrizioni alla socialità e alla mobilità connesse alla pandemia, in Italia e sui mercati esteri, soprattutto in termini di cambiamento delle abitudini lavorative”, si legge nel rapporto.

Guardando al biennio 2022-2023, infine, si attende una crescita dell'attività manifatturiera a un tasso medio annuo del 4,2% a prezzi costanti. “Sul fronte interno, gli investimenti continueranno a rappresentare il principale volano di crescita lungo l'intero orizzonte di previsione. Decisiva, in tal senso, sarà la progressiva attuazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza sui temi green, digital e di potenziamento infrastrutturale, grazie alla spinta dei fondi europei. Questi ultimi sosterranno anche un'uscita accelerata dei partner europei dalla crisi covid che, unita a prospettive di riassesto del quadro internazionale, aprirà spazi di crescita per le esportazioni italiane”, osservano i ricercatori. In questo contesto, il fatturato deflazionato è atteso toccare nel 2023 un livello del 9,4% superiore al periodo pre-pandemico. Il fatturato a prezzi correnti, invece, potrebbe andare oltre la soglia record dei 1.135 miliardi di euro, più di 196 miliardi in più sul 2019 (+20,9%).
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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