L'M&A transatlantico alla prova del covid-19

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Le operazioni di M&A non devono essere più viste come un demone da evitare a tutti i costi, ma anzi come un utile strumento per garantire la business continuity delle aziende. American Chamber of Commerce in Italy presenta i risultati dell'Osservatorio M&A sull'asse Italia-Stati Uniti sui primi quattro mesi dell'anno

Gli operatori si trovano di fronte a una maggiore incertezza nelle prospettive future di acquirenti e target

Drastico il calo delle operazioni outbound

Il mercato M&A riprenderà anche per operazioni distressed, di imprese in difficoltà

Il 2020 sembrava partito bene e lasciava ben sperare per il mercato italiano, con diverse operazioni globali per un controvalore di almeno 20 miliardi di euro in attesa di essere finalizzate. A marzo, invece, abbiamo registrato il primo campanello d'allarme, ovviamente legato all'emergenza sanitaria, con sole 50 operazioni concluse e molte altre congelate, rinviate o cancellate. Anche il mese successivo è stato difficile, tuttavia bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno perché, nonostante i trimestri veramente difficili siano verosimilmente quelli che devono ancora venire, da qualche settimana qualcosa riprende a muoversi. È quanto è emerso dal webinar ‘M&A e Covid-19: quali strategie per ripartire', promosso da AmCham Italy e dal gruppo di lavoro M&A, presieduto da Antonio Pedersoli, con lo scopo di presentare un primo outlook sull'impatto che l'emergenza legata al coronavirus ha avuto sulle operazioni di M&A sull'asse transatlantico. Chiaro il messaggio che ne è uscito: pian piano si tornerà alla normalità.

I numeri dei primi quattro mesi del 2020


Guardando ai numeri dei primi quattro mesi del 2020 e confrontandoli con lo stesso periodo del 2019, notiamo che l'attività M&A degli investitori globali in Italia e negli Stati Uniti ha sofferto una forte riduzione in termini di valore (-30% Italia e -50% Usa) e di volumi (-35% Italia e -30% Usa). In termini assoluti, il controvalore delle operazioni in Italia si è ridotto di circa €4 miliardi (circa 80 operazioni in meno) mentre negli Stati Uniti di circa 300 miliardi di euro (circa 750 operazioni in meno).

È stato drastico il calo delle operazioni outbound (società italiana che acquisisce una società statunitense), che registrano un controvalore passato da 1,8 miliardi di euro nel 2019 a 250 milioni nello stesso periodo del 2020, mentre risultano in linea con lo scorso anno i dati relativi alle operazioni inbound (società statunitense che ne acquisisce una italiana), con un controvalore di 1,7 miliardi di euro (1,4 miliardi nel 2019). “Quanto alle nuove operazioni, le dinamiche saranno influenzate dalle varie industry di riferimento: in quei comparti dove non si è sofferta la crisi, come grande distribuzione, healthcare o logistica, assisteremo certamente a una crescita degli investimenti”.
È dunque evidente come l'attuale situazione globale e macroeconomica abbia particolarmente condizionato il mercato M&A. Gli operatori si trovano di fronte a una maggiore incertezza nelle prospettive future di acquirenti e target, uno spostamento della liquidità verso fini più operativi – diversi rispetto ad acquisizioni e investimenti – e, non da ultimo, un repentino disallineamento tra domanda e offerta (talvolta anche per un repentino e significativo miglioramento degli economics delle società target). È utile precisare che la mancanza di accordo nelle aspettative tra venditori e potenziali acquirenti era emersa anche negli ultimi mesi del 2019; un fenomeno particolare, derivato dal trend di mercato degli ultimi anni, e che ha visto diversi processi di vendita interrotti a causa del divario tra domanda e offerta, costringendo gli investitori finanziari a non impiegare l'abbondante liquidità disponibile.

Molta incertezza


Una tendenza che sarà sempre più accentuata, come sottolineato da Antonio Pedersoli, equity partner di Pedersoli Studio legale, che spiega: “Non necessariamente i multipli saranno quelli dell'anno scorso e assisteremo a molta incertezza sui piani aziendali. Il mercato M&A riprenderà anche per operazioni distressed, di imprese in difficoltà: saranno frequenti i rami d'azienda comprati dopo ristrutturazioni o addirittura nell'ambito di concordati”. Andamento diverso per il settore delle acquisizioni industriali e strategiche, dove Pedersoli vede per i gruppi italiani “l'opportunità di consolidarsi, di fare acquisizioni sinergiche, e – perché no – anche all'estero: la liquidità non manca e le difficoltà non sono solo in Italia”. Mentre per i fondi di private equity che fanno operazioni di minoranza “si presenta l'occasione di entrare in aziende italiane solide, ma che faticano a reperire mezzi finanziari”.

Per questo motivo, sarà opportuno trovare un ragionevole equilibrio tra le parti, senza chiudere a priori la porta ai player stranieri, data l'opportunità di ottenere una boccata d'ossigeno per le imprese che attraversano un momento di particolare difficoltà. Come afferma Simone Crolla, consigliere delegato di AmCham Italy: “È fisiologico assistere ad un rallentamento delle operazioni straordinarie in una simile fase di incertezza”. Tuttavia – continua Crolla – “sviluppare un'adeguata strategia di M&A consentirà alle imprese di tutelarsi da potenziali perdite di quote di mercato, consolidando e addirittura incrementando la propria presenza grazie al supporto di investitori industriali, oltre alla possibilità, per gli investitori finanziari, di sostenere un tessuto imprenditoriale fortemente a secco di liquidità”.

Il messaggio lanciato è chiaro: le operazioni di M&A non devono essere più viste come un demone da evitare a tutti i costi, ma anzi come un utile strumento per garantire la business continuity delle aziende, favorendone al contempo un percorso di crescita e innovazione per competere nel panorama globale.

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