La gestione della liquidità con gli strumenti societari

Francesco Nobili
Francesco Nobili
29.11.2020
Tempo di lettura: 2'
L'utilizzo degli strumenti societari può essere utile per gestire la liquidità. Alcune volte si tratta di una scelta, altre volte no. Ecco alcune fattispecie
La gestione della liquidità e di portafogli titoli con strumenti societari e non, direttamente da parte della persona fisica, è sicuramente argomento di attualità. In primo luogo occorre evidenziare che non sempre si tratta di una scelta: si pensi ad esempio al caso di una holding di famiglia che vende la partecipazione nella società operativa. In questo caso, una distribuzione dei dividendi dalla holding ai soci persone fisiche (o la liquidazione della holding) sarebbe fiscalmente inefficiente (tassazione del 26%), risultando quindi preferibile la gestione della liquidità da parte della holding.
A questo proposito, si deve segnalare l'aspetto positivo dovuto al fatto che, a differenza di quanto avveniva in passato, l'aliquota dell'imposta sulle società di capitali (24%) è addirittura inferiore all'aliquota di tassazione del risparmio per le persone fisiche (26%). Inoltre una società di capitali può dedurre alcuni costi (ad esempio, quelli delle consulenze) che sono invece indeducibili per la persona fisica e, infine, vi è una maggiore possibilità di compensazione tra redditi e perdite derivanti dal portafoglio titoli. Peraltro, la gestione della liquidità con una società di capitali presenta complessità di carattere contabile e fiscale; si pensi alla necessità di registrare diverse operazioni complesse (che devono confluire nel bilancio) in caso di portafogli molto movimentati e al fatto che la fiscalità deve essere applicata dalla società e non da un sostituto di imposta, come avviene invece per le persone fisiche.
L'utilizzo di uno strumento societario può anche derivare da una valutazione di convenienza. Si pensi, ad esempio, a una situazione di partenza nella quale la liquidità è detenuta direttamente dalla persona fisica. In questo caso, il trasferimento a una società può risultare opportuno, dopo aver valutato gli eventuali costi fiscali (ad esempio, la tassazione di plusvalenze sul portafoglio titoli).

La gestione con una società, nella quale possono eventualmente confluire altri beni detenuti dalla persona fisica, consente infatti di mettere ordine nel patrimonio, anche in vista della successione, che può essere pianificata a livello della società. Ciò a maggior ragione in presenza di patrimoni complessi come quello dell'imprenditore che destina le partecipazioni nella società operativa agli eredi più coinvolti nell'impresa e le partecipazioni nella società che gestisce la liquidità agli eredi meno coinvolti.

In questa prospettiva, uno strumento efficiente può essere rappresentato dalla società semplice che detiene e gestisce la liquidità e il portafoglio titoli. Per quanto riguarda i redditi finanziari, il trattamento fiscale in capo ad una società semplice è sostanzialmente in linea con quello applicabile ad una persona fisica. In particolare, recenti interventi normativi hanno posto fine ad una distorsione: infatti, i dividendi distribuiti da società residenti e non residenti ad una società semplice detenuta da persone fisiche residenti scontano generalmente una tassazione del 26% come i dividendi distribuiti direttamente ad una persona fisica. Inoltre, come per le persone fisiche, la fiscalità è in genere applicata dall'intermediario finanziario senza alcun obbligo dichiarativo in capo alla società semplice (che può anche optare per i regimi fiscali del “risparmio amministrato” e del “risparmio gestito”) e dei suoi soci. La società semplice non è poi tenuta all'obbligo di redigere un bilancio, anche se la redazione di un inventario risulta opportuna ai fini dell'applicazione dell'imposta di successione e donazione (in tal caso calcolata sul patrimonio netto contabile). Infine, le quote delle società semplici possono essere oggetto di divisione tra nuda proprietà ed usufrutto (ad esempio: il padre mantiene l'usufrutto con diritto al voto e agli utili e attribuisce la nuda proprietà ai figli).
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Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1990 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 1995. È specializzato in aspetti fiscali e societari relativi alle operazioni nazionali e internazionali di riorganizzazione aziendale e alla successione d’azienda. È autore di diverse pubblicazioni e relatore a vari convegni. Fa parte dei gruppi "Fisco" e "Fisco internazionale" di Confindustria..

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