Innovazione, tutti a scuola di leadership

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
25.6.2020
Tempo di lettura: 5'
“C'è un eccesso di idee e di creatività”, spiega Roberto Verganti, docente alla Stockholm School of Economics. “L'innovazione è un problema di visione. Riguarda la capacità di capire quali invenzioni hanno senso”.

L'innovazione deve fare i conti con il cosiddetto paradox of choice: se si hanno troppe opzioni a disposizione, il rischio è di restare paralizzati nell'indecisione

Innovare non è soltanto una sfida per ingegneri, ricercatori e creativi. È un problema di leadership, di visione. Fare innovazione allora significa soprattutto capire cosa ha più senso

Il programma Eic, European Innovation Council, è nato con l'obiettivo di sostenere le forme di innovazione capaci di creare nuovi mercati

“L'innovazione non è un'idea. È qualcosa di nuovo, che ha valore ed è stato realizzato, concretamente”. Inizia così la prima lezione dei corsi di Leadership e innovation di Roberto Verganti, docente alla Stockholm School of Economics e alla School of Managment del Politecnico di Milano. Unico italiano tra i 22 membri del board dell'European Innovation council, un programma pilota della Commissione europea che supporta innovatori, startup, piccole e medie imprese e ricercatori con idee brillanti - potenzialmente in grado di trasformare in modo radicale prodotti, servizi e modelli di business esistenti - a realizzarle. “C'è un eccesso di creatività, ci sono troppe idee”, spiega Verganti. “Non è solo un problema di implementazione, ma del cosiddetto paradox of choice: se si hanno troppe opzioni a disposizione, il rischio è di restare paralizzati nell'indecisione. Avere troppa scelta rende più difficile fare innovazione”.
Come si risolve questo paradosso? “Bisogna capire dove sta il valore”, spiega il docente. Ci sono casi in cui è relativamente semplice, come per il vaccino contro il coronavirus. Qui l'efficacia e il fattore tempo sono cruciali: tra gli oltre 100 progetti in corso a livello mondiale per crearlo, testarlo e produrlo, avranno la meglio quelli in grado di raggiungere il traguardo prima degli altri.
In altri casi, osserva il docente, il problema è molto più sottile, quindi di difficile soluzione: è meglio anticipare o posticipare la fine del lockdown? È meglio tutelare la vita delle persone o la vita delle imprese? “La ricerca del valore spesso richiede processi di leadership molto sofisticati: in questo senso, l'innovazione non è più soltanto una sfida per ingegneri, ricercatori e creativi. È un problema di leadership, di visione. Fare innovazione allora significa soprattutto capire cosa ha più senso”.

In questo, spiega Verganti, gli italiani, le imprese italiane, hanno talento. “Abbiamo sempre dimostrato capacità di cogliere, interpretare, realizzare cambiamenti di senso. Pensiamo al mondo del design. Quando Kartell, azienda fondata nel 1949 a Noviglio, vicino a Milano, inizia a trasformare la plastica in materiale nobile, utilizzandola per produrre oggetti e arredi di design, compie uno stravolgimento di senso senza precedenti nel suo genere”. Quello di cogliere i cambiamenti di senso è un talento, spiega Verganti, che l'Italia non ha perso. Ma che non sempre riesce a trovare il giusto spazio – e le giuste forme di sovvenzione – a causa del modo riduttivo in cui le istituzioni tendono a concepire l'innovazione, in Europa.

“I sistemi di finanziamento pubblico all'innovazione quasi sempre sono focalizzati sulla parte tecnico-scientifica dell'innovazione. I bandi premiano quasi sempre le novità tecnologica, che sono essenziali, ma consentono di cogliere solo alcune manifestazioni di ciò che è innovazione. Apple non sarebbe mai stata finanziata da un programma europeo…e questo vale per molti colossi della tecnologia: dietro l'invenzione dell'Iphone, non c'era una rivoluzione tecnologica. La grande intuizione di Steve Jobs fu quella di utilizzare la tecnologia esistente in un modo che avesse più senso”.

Il programma Eic, European Innovation Council, è nato proprio con questo obiettivo, spiega Verganti: sostenere le forme di innovazione capaci di creare nuovi mercati. Il progetto ha raggruppato e integrato alcuni strumenti esistenti e si articola in due filoni. Il Pathfinder, a supporto di ambiziosi progetti di ricerca focalizzati su tecnologie emergenti, ha l'obiettivi di “portare la scienza sul mercato”. L'Accelerator invece è dedicato ad aziende e startup a vocazione fortemente innovativa, con l'obiettivo di accelerare i loro processi di crescita sui mercati europei e globali. Il budget stanziato è di circa 2 miliardi di euro per il biennio 2019-2020, un progetto pilota che troverà completa realizzazione nel futuro programma Horizon Europe 2021-2027. “Abbiamo ricevuto tantissime domande dall'Italia, diverse sono state finanziate. Molte perché sono state scartate perché si proponevano un miglioramento incrementale di prodotti, servizi e tecnologie già esistenti, mentre l'obiettivo di Eic è identificare le innovazioni dirompenti, scalabili a livello internazionale”.

L'emergenza sanitaria ha dato nuova linfa al programma Eic: “in pochissimi giorni è stato lanciato un bando specifico per finanziare startup e Pmi già al lavoro su soluzioni innovative legate all'epidemia di coronavirus”. Sul piatto ha messo 164 milioni di euro. È la prova che in Europa si può offrire una risposta rapida ed efficace. È questione di processi, organizzazione. E di leadership”.
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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