Industria alberghiera: oltre tre anni per toccare i livelli pre-crisi

Rita Annunziata
30.12.2020
Tempo di lettura: 3'
L'industria alberghiera si prepara a chiudere l'anno con una perdita di fatturato del 37%, pari a 27 miliardi di euro. Per parlare di “ripartenza” dovrà attendere il quarto trimestre del 2021, ma per toccare i livelli pre-crisi trascorreranno almeno tre anni. Lo rivela a We Wealth Sergio Iardella, partner di Bain & Company

Nel primo semestre del 2020 le perdite hanno sfiorato i 16 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2019

Per ogni mese di zona rossa è attesa una contrazione del settore del -70%. In caso di zona gialla si parla del -40%

Sergio Iardella: “Sarà necessaria una risposta di sistema e un impulso coordinato a progetti di consolidamento, efficientamento e digitalizzazione della filiera”

Sulla scia dello shock pandemico, bar e ristoranti hanno chiuso il primo semestre dell'anno con un buco da 16 miliardi di euro. La ripresa registrata nei mesi estivi, superiore alle attese, ha consentito poi una flessione nel terzo trimestre più contenuta, in una forbice compresa tra il -15 e il -20% rispetto al 2019. Ma l'aumento dei contagi e la nuova geografia delle restrizioni hanno finito nuovamente per cancellare il vantaggio ottenuto. Secondo un'analisi di Bain & Company, il settore HoReCa (ovvero il consumo food & beverage in hotel, ristoranti, bar e catering, ndr) chiuderà il 2020 con una perdita di fatturato di circa 27 miliardi di euro, pari al 37% su base annua. Un calo senza precedenti nella storia, almeno in tempi di pace, ma i cui effetti potrebbero risuonare ancora nei prossimi anni.
“Stando a quanto rivelato, il piano vaccinale nazionale prevede di immunizzare il 90% degli italiani entro la fine del 2021 – spiega a We Wealth Sergio Iardella, partner dell'azienda di consulenza globale – Di conseguenza, è prevedibile che il primo e il secondo trimestre saranno caratterizzati ancora da forti restrizioni”. Considerando che, secondo le stime, per ogni mese di zona rossa è attesa una contrazione del settore del -70% rispetto al 2019 mentre per la zona gialla si parla del -40%, “il rischio è di una prima parte dell'anno che oscilla tra il -30 e il -40%”, dichiara l'esperto. Tenendo conto poi dei dati relativi alla scorsa estate, “il periodo migliore dal punto di vista del fatturato”, e “sperando che il piano vaccini sia di supporto”, secondo Iardella il quarto trimestre del 2021 potrebbe segnare “una ripresa effettiva”, restando “sotto i livelli dello scorso anno ma comunque tollerabili rispetto ai numeri di quest'anno”. Ma se per “ripresa” si intende tornare ai livelli del 2019, precisa, “bisognerà attendere tre o quattro anni, anche sulla scorta delle esperienze passate”.

“Ricordiamo che l'HoReCa contribuisce per oltre quattro punti di prodotto interno lordo e dava lavoro nel 2019 a 1,2 milioni di persone. In un settore con grande incidenza dei costi fissi, un calo di fatturato di circa 27 miliardi di euro solo nel 2020 e una situazione nel 2021 lontana dalla risoluzione, l'impatto dal punto di vista di chiusura di punti vendita sarà tale da mettere in ginocchio migliaia di piccoli imprenditori e i loro dipendenti”, aggiunge Iardella. Secondo l'esperto, i ristori erogati nel 2020 e già approvati per il 2021 rischiano dunque di non essere sufficienti e l'impatto sarà “drammatico per tutta la filiera a monte, dai distributori alle aziende dell'agroalimentare”.
Stando a un'analisi di Coldiretti sulla base dei dati Isnart-Unioncamere, a tal proposito, il taglio delle spese turistiche ammonta a 53 miliardi di euro, un crollo che pesa duramente su 360mila bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e trattorie tricolori, costrette alla chiusura o alla limitazione delle attività anche nel periodo delle festività natalizie. Un'indagine Coldiretti-Ixè, inoltre, ha sottolineato come la spesa per il cenone di fine anno sia scesa a 65 euro in media a famiglia, in calo del 32% rispetto al 2019, e quasi il 94% degli italiani ha deciso di trascorrere il 31 dicembre nelle proprie abitazioni, accompagnato da un 6% che si recherà da parenti o amici. Solo la chiusura dei ristoranti a Natale e Capodanno, aggiungono i ricercatori di Bain & Company, determinerà una contrazione del fatturato del settore HoReCa dell'1% annuo, pari a 700 milioni di euro.

Ma non tutto è perduto. “Mai come nei prossimi anni sarà necessaria una risposta di sistema e anche un impulso coordinato a progetti di consolidamento, efficientamento e digitalizzazione della filiera, magari facendo ricorso anche ai fondi del Recovery fund”, spiega Iardella. “Registriamo una forte volontà da parte di tutti di dare un contributo attivo alla ripartenza”, aggiunge Duilio Matrullo, partner di Bain & Company. Poi conclude: “La digitalizzazione della filiera, la sostenibilità e lo sviluppo di nuove tipologie di offerte al consumatore devono essere i pilastri intorno ai quali rilanciare il canale fuori casa”.

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