Imprese: sei strade contro le disuguaglianze di genere

Rita Annunziata
14.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Secondo un'analisi dell'Un Women e dell'Ifc, la pandemia rischia di spingere 47 milioni di donne sotto la soglia della povertà. Ma a essere colpite sono anche le imprenditrici: solo in India, il 35% dichiara di aver subito un calo delle entrate a causa della crisi. Ecco le sei strade che le aziende possono intraprendere contro le disuguaglianze

Stando a un'indagine globale che ha coinvolto circa 600 pmi guidate da donne, tra aprile e giugno l'84% ha rilevato un grave calo delle vendite a causa della pandemia

In Sri Lanka il 72% delle proprietarie di piccole imprese ha riferito di aver avuto difficoltà ad accedere ai servizi finanziari abituali

Nell'ultimo anno la pandemia ha finito per mettere sotto scacco l'uguaglianza di genere, erodendo i progressi compiuti e portando a galla difetti intrinsechi dei sistemi economici e sociali. Secondo i dati raccolti dal report Bridging the gap: emerging and innovative private sector responses to support gender equality during covid-19 dell'Un Women e dell'International finance corporation (Ifc), 47 milioni di donne rischiano oggi di vivere al di sotto della soglia di povertà e i posti di lavoro da loro ricoperti sono 1,8 volte più vulnerabili alla crisi rispetto a quelli maschili. I divari nell'accesso ai finanziamenti, inoltre, hanno aperto nuove sfide anche per le imprenditrici. In India, per esempio, il 35% dichiara di aver subito un calo delle entrate a causa del covid-19 mentre in Sri Lanka il 72% delle proprietarie di piccole imprese ha riferito di aver avuto difficoltà ad accedere ai servizi finanziari abituali. Eppure, secondo gli esperti, promuovere la diversità e l'inclusione potrebbe consentire alle aziende di ottenere migliori risultati in termini di business, un incremento del fatturato, un calo dell'assenteismo, l'accesso a nuovi mercati e investitori, una maggiore produttività e redditività e un miglioramento anche della reputazione a livello comunitario. Ecco le sei strade per porre un freno alle disuguaglianze e contribuire anche allo sviluppo di un'economia più resiliente e sostenibile.

Garantire la parità di accesso ai servizi finanziari


Stando allo studio, innanzitutto, gli impatti economici negativi della pandemia sono stati avvertiti in modo sproporzionato tra uomini e donne, che generalmente guadagnano meno, risparmiano meno e svolgono più probabilmente lavori precari. In molti paesi, inoltre, le donne non godono degli stessi diritti ereditari degli uomini e, in caso di morte dei compagni, rischiano di perdere i beni comuni e di finire al di sotto della soglia di povertà. Di conseguenza, secondo i ricercatori, “è probabile che il covid-19 influenzi il profilo di rischio della componente femminile della popolazione e aggravi il  divario di protezione”, motivo per cui fornire loro “una copertura assicurativa, in particolare alle imprenditrici, oltre a servizi non finanziari a valore aggiunto come l'alfabetizzazione finanziaria e l'educazione alla sostenibilità aziendale, è fondamentale per sostenerle economicamente durante la pandemia e non solo”.

Rafforzare le catene di approvvigionamento


La crisi, inoltre, ha finito per sconvolgere le catene di approvvigionamento globali, influenzando in questo modo il lavoro delle donne lungo tutti i livelli delle catene del valore. E le piccole e medie imprese da loro guidate risultano essere le più colpite. Stando a un'indagine globale che ha coinvolto circa 600 pmi, tra aprile e giugno l'84% delle intervistate ha rilevato un grave calo delle vendite a causa della pandemia. Per di più, l'estensione dei termini di pagamento, l'annullamento dei contratti e i ritardi nel pagamento di prodotti o servizi già forniti, sono stati citati come problematiche da circa il 50% delle imprese al femminile. Secondo l'Un Women e l'Ifc, una delle buone azioni da intraprendere in tal senso è favorire catene di approvvigionamento inclusive, attraverso la diffusione di codici e politiche, ma anche ridurre al minimo l'esposizione agli shock diversificando la base di fornitori e ampliando le opportunità per le imprese condotte da donne.

Consentire l'accesso ai servizi digitali


Nel nuovo ecosistema casa-lavoro, l'accesso ai servizi digitali è essenziale per godere di una certa continuità di servizio e stimolare la crescita economica. Eppure, il gap digitale tra uomini e donne resta evidente: solo in riferimento all'internet mobile si parla del 21% nel Medio Oriente e in Nord Africa, del 37% nell'Africa subsahariana e del 51% nell'Asia meridionale. “Nell'ambito di un impegno a lungo termine della comunità e dello sviluppo della futura pipeline di talenti, è necessario aumentare il raggio d'azione di scuole e università e fornire l'opportunità alle ragazze di accedere a programmi, attività e concorsi Stem (Science, technology, engineering and mathematics, ndr)”, suggeriscono gli studiosi. Inoltre, una buona strada da percorrere potrebbe essere quella di “supportare fornitori e imprenditori, in particolare di micro, piccole e medie imprese guidate da donne, attraverso attività di formazione e digitalizzazione sovvenzionate, compreso l'accesso alle piattaforme di e-commerce”.

Promuovere il benessere e la salute mentale


Stando a uno studio globale condotto da Care, durante la pandemia le donne hanno quasi tre volte di probabilità in più di soffrire di ansia, perdita di appetito, insonnia e difficoltà a completare le attività quotidiane. Uno stress che, per gli esperti, potrebbe essere in gran parte legato alle preoccupazioni sulla stabilità economica, l'aumento delle responsabilità nella cura della propria famiglia e l'esposizione al virus. Considerando che le aziende che forniscono supporti in tal senso beneficerebbero di una maggiore produttività e di minori livelli di assenteismo, cosa possono fare oggi? “Offrire strumenti per sostenere la salute mentale dei dipendenti, compreso l'accesso alla telemedicina, l'autodiagnostica digitale, la terapia psicologica, la meditazione e la creazione di gruppi di supporto virtuali”, si legge nello studio. Ma anche promuovere la disconnessione dai dispositivi al termine della giornata lavorativa, garantendo in questo modo un adeguato equilibrio lavoro-vita privata, stabilire orari di lavoro chiari e organizzare riunioni video, anziché audio, in modo tale che i manager “possano verificare il benessere fisico e mentale del proprio personale e sviluppare un maggior senso di connessione sociale tra i dipendenti”.

Sviluppare politiche a misura di famiglia


Le madri lavoratrici, come anticipato, tendono ad assorbire maggiori responsabilità assistenziali. Per mitigare questa situazione, sull'onda del punto precedente, le aziende e le organizzazioni potrebbero promuovere strategie di conciliazione vita-lavoro e offrire modalità di lavoro flessibili e l'accesso all'assistenza per i bambini e i soggetti non autosufficienti. Inoltre, con sondaggi anonimi o conversazioni formali e informali potrebbero chiedere ai dipendenti di cosa hanno bisogno, stabilire un clima di fiducia e trasparenza, e sviluppare un team interdisciplinare e diversificato. Per non dimenticare poi la costruzione di un ambiente di lavoro basato sui risultati, piuttosto che sulle ore lavorate.

Prevenire la violenza di genere


Da quando sono state intraprese le prime misure di contenimento dei contagi in Francia, i casi di violenza domestica sono cresciuti del 36%. In Cina e Somalia, le chiamate di emergenza su questo fronte sono aumentate del 50%, in Colombia del 79% e in Tunisia e nelle Figi di oltre il 400%. Secondo gli esperti, a tal proposito, è necessario adeguare le politiche aziendali per garantire i diritti dei lavoratori e la protezione da qualsiasi situazione di violenza o discriminazione. Mettere in atto una politica chiara sulla violenza di genere e formare i propri dipendenti in tal senso. Agire prontamente per individuare e risolvere tutte le questioni in modo sicuro e riservato e garantire che qualsiasi azione disciplinare intrapresa in tal senso sia proporzionata all'impatto delle molestie. E, infine, collaborare con le organizzazioni in prima linea e gli enti di beneficienza per comprendere i bisogni delle donne che subiscono tali violenze e come possono essere soddisfatti in modo sicuro, riservato e sensibile.

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