Imprese e mercati: quando il board fa la differenza

Rita Annunziata
2.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Divulgare dati sulla diversità (non solo di genere) all'interno dei board fa bene alla reputazione. E al portafoglio. Ma non tutte le imprese sono pronte a coglierne i benefici

Oggi l’83% delle 100 big company statunitensi rilascia dati sulla diversità razziale e etnica nei propri consigli di amministrazione (contro il 45% del 2019)

Nella lista di Just Capital figurano nomi come Starbucks e Accenture, che segnalano un livello di diversity nei cda compreso tra il 40 e il 50%

In risposta alle pressioni di investitori, governi e mercati finanziari, un numero crescente di imprese sta rilasciando dati sulla diversità (razziale e etnica) all'interno dei propri consigli di amministrazione. Se nel 2019 a farlo era solo il 45% delle 100 big company statunitensi, oggi si parla dell'83%. Un boom di 38 punti percentuali che, nelle stime dell'organizzazione di ricerca indipendente senza scopo di lucro Just Capital, riflette un cambiamento non solo nelle regole ma anche negli approcci di grandi gruppi finanziari e indici azionari.
Basti pensare agli Stati della California e dell'Illinois, che hanno approvato leggi che obbligano le società con sede nei loro territori a includere donne e membri dei gruppi sottorappresentati nei board. O anche Nasdaq Inc, che ha annunciato un piano simile per le società quotate a dicembre, su cui la Securities and exchange commission degli Stati Uniti si pronuncerà entro agosto. E ancora Goldman Sachs Group, che non finanzierà più ipo (initial public offering, ndr) di società con consigli di amministrazione esclusivamente maschili ed esclusivamente bianchi. Sono solo alcuni dei casi che, come anticipato, hanno spinto aziende a divulgare dati sulla diversity. Un trend positivo, ma che cela ancora un gap da colmare che potrebbe incidere sulla capacità delle imprese di attrarre capitali.

Secondo lo studio di Just Capital, infatti, circa due terzi delle principali 83 società riportano il 30% (o meno) di non bianchi nei propri consigli di amministrazione e una media del 24,6% di diversità razziale ed etnica. Se confrontati con gli ultimi dati dell'Us census bureau, che indicano come circa il 40% della popolazione statunitense non sia bianca, va da sé che la maggioranza di tali board non siano rappresentativi della cittadinanza nel suo complesso.

Gli effetti su profitti e flussi di cassa


Eppure, sono vari i benefici da tenere in considerazione. Le aziende con consigli di amministrazione diversificati, spiegano gli studiosi citando una ricerca pubblicata su American Psychologist nel 2008, possono trarre vantaggio dalla creatività, l'innovazione e la risoluzione avanzata dei problemi tipica di gruppi di persone con background diversi. Inoltre, leader “diversi” sono anche più favorevoli alle politiche e alle pratiche anti-discriminazione. Senza dimenticare poi che comunicare la diversity fa bene anche alle tasche.

Esaminando le società che divulgano dati sulla diversità razziale ed etnica nei board, emerge come si tratti soprattutto di aziende a elevata capitalizzazione, in grado di generare profitti e flussi di cassa positivi. Ma anche return on equity, return on asset e return on capital significativamente più elevati rispetto alla controparte. Tra l'altro, scrive Just Capital, si rileva “un rendimento cumulativo del 42,9% negli ultimi 12 mesi (al 31 maggio 2021) dalle 193 società che divulgano dati sulla diversità dei board per razza ed etnia, rispetto alle 735 società che non forniscono alcun tipo di informazione (che riportano un rendimento del 35,3%)”.

Starbucks e Accenture leader della diversity


Ma quali sono le aziende più avanti su questo fronte? Nella lista di Just Capital figurano nomi come Starbucks, Accenture, Target, Verizon, Anthem, L Brands e Cognizant Technologies, che segnalano una diversità razziale ed etnica nei cda compresa tra il 40 e il 50%. Starbucks e Accenture, in particolare, guadagnano il podio con il 50% dei membri dei board non bianchi. La prima ha preso provvedimenti in tal senso fin dal 2017 e ha recentemente nominato come presidente Mellody Hobson, che ha espresso apertamente la necessità di lavorare su queste tematiche: “Non puoi essere un'azienda leader nel mondo e non avere un cda diversificato o un vero programma sulla diversità”, ha dichiarato a un evento del Bowdoin College ad aprile. “Consiglierei caldamente alle aziende di riflettere a lungo e seriamente sul tipo di rappresentanza che desiderano nelle loro sale riunioni e su come arrivare a questi obiettivi nel tempo”.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti