Imprese italiane: quali e quante potranno beneficiare del Pnrr

Rita Annunziata
21.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Crif ha esaminato 5,2 milioni di imprese definendo una serie di indicatori per valutarne il grado di eleggibilità per gli investimenti del Pnrr

Nel caso di “Transizione 4.0”, che fa leva su un tesoretto pari a 13,38 miliardi, le aziende eleggibili sono oltre 4,8 milioni ma unicamente 81.187 presentano caratteristiche in linea con i dettami del Pnrr

Per la linea d’intervento “Politiche industriali di filiera”, che conta su 750 milioni di euro di risorse, la quota di imprese allineate risulta inferiore a 7.500. L’8,6% opera in Puglia, Campania e Lazio

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza “rappresenta e rappresenterà un'importante opportunità per accrescere la competitività delle imprese italiane e per il rilancio del tessuto economico nazionale dopo l'emergenza covid-19”, secondo Simone Capecchi, executive director di Crif. Ma non tutte le aziende vantano oggi le caratteristiche (in termini per esempio di digitalizzazione e sostenibilità) che le rendano eleggibili per i singoli investimenti previsti. Crif ha esaminato circa 5,2 milioni di realtà presenti nel proprio ecosistema di dati e ha delineato una serie di indicatori “Pnrr-Index” per identificare quali e quante di essere potranno beneficiare del pacchetto d'investimenti e riforme da 191,5 miliardi di euro.
Si parte da “Transizione 4.0”, strumento promosso dal ministero dello Sviluppo economico per favorire la transizione digitale delle imprese tricolori che può far leva su un “tesoretto” pari a 13,38 miliardi. In questo caso, le aziende eleggibili sono oltre 4,8 milioni ma unicamente 81.187 presentano caratteristiche in linea con il Piano. Il Pnrr-Index elaborato da Crif prende infatti in considerazione il grado di innovazione (esaminando per esempio i brevetti recentemente registrati), l'attitudine digitale dell'azienda e il livello di internazionalizzazione. Oltre a individuare quelle realtà che godono di caratteristiche simili a quelle che hanno vinto il bando “Industria 4.0”. Di quelle che vantano le skill sopracitate, il 71,1% opera in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte; nel 57,7% dei casi si tratta di attività manifatturiere e nel 90,5% di realtà di medie e piccole dimensioni.

Quanto alla linea d'intervento “Politiche industriali di filiera” che conta su 750 milioni di euro di risorse, la quota di imprese allineate risulta inferiore a 7.500. L'8,6% opera in Puglia, Campania e Lazio; il 77,7% è attiva nel settore manifatturiero e sei su 10 hanno un numero di addetti inferiore a 57. Per l'investimento relativo alle tecnologie satellitari e all'economia spaziale si contano 1.158 imprese eleggibili, di cui il 68% opera in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte; l'82,9% appartiene al manifatturiero e l'85,1% ha meno di 156 dipendenti. L'ultimo investimento è quello dedicato alle reti ultra veloci, di cui invece potrebbero beneficiare 6.405 aziende. Anche in questo caso, il 40,9% proviene dalla Lombardia, dall'Emilia-Romagna e dal Piemonte mentre appena il 13,1% dal Lazio. Il 48,8% opera nel manifatturiero e il 34,6% nelle costruzioni.

In questo contesto, interviene ancora Capecchi, le imprese italiane hanno ricominciato a guardare agli istituti di credito per accumulare le risorse utili a sostenere la crescita e gli investimenti. Ma nel prossimo futuro lo scenario potrebbe “risentire negativamente degli impatti derivanti dal conflitto ucraino, dall'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime nonché della crescita dell'inflazione”, avverte Capecchi, mentre “nuovi stimoli potrebbero derivare” proprio dall'implementazione del Pnrr. Intanto, stando all'analisi delle istruttorie di finanziamento registrate da Eurisc (sistema di informazioni creditizie gestito da Crif), nel primo trimestre dell'anno le richieste di credito avevano in realtà subito un rallentamento, segnando un calo del -8,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Contrazione che ha riguardato sia le società di capitali (-5,5%) sia le imprese individuali (-13,1%).
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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