Imprese controvento: ecco le leve del successo

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Nonostante la difficile e profonda crisi economica in atto, in Italia ci sono oltre 4.600 imprese “controvento”, che vantano numeri assolutamente superiori alla media. Da sole, generano il 7,9% di ricavi, il 12,9% del valore aggiunto e il 20,7% dell'Ebitda complessivo

Le imprese controvento investono in media il 4% del fatturato, rispetto al 2% delle imprese italiane

Tra i settori vincenti lo studio di Nomisma e Crif identifica: il packaging, la farmaceutica, gli autoveicoli, il metallo e l'abbigliamento

Localizzazione, dimensione, solida situazione finanziaria e una forte propensione a investire. Queste le leve del successo che hanno permesso a circa 4.600 imprese manifatturiere italiane di andare controvento e crescere all'interno di un Paese che mostra, da parecchi anni, evidenti segni di rallentamento, se non di stagnazione. A illustrarle è stato Piero Gnudi, presidente di Nomisma, in occasione del webinar “Controvento: la struttura è più importante dell'impresa”, condotto da Nomisma in collaborazione con Crif.
In uno scenario, che vede una contrazione del Pil di quasi il 9% nel 2020 (dati Istat), le imprese localizzate soprattutto nel nordest (la zona che ha avuto più vocazione a sviluppare aziende di successo), di medie dimensioni, con una situazione finanziaria più solida per affrontare meglio il periodo critico e una maggiore propensione a investire sono riuscite a mettere a segno importanti risultati. Anche in questo periodo di pandemia globale.
Oggi il Paese attraversa una difficile e profonda crisi economica, per taluni versi senza precedenti. Non si deve dimenticare che “anche prima dell'emergenza pandemica una importante parte economica del Paese aveva già abbondantemente rallentato e molte attività economiche chiudevano i battenti ogni mese – ha dichiarato Lucio Poma, responsabile scientifico e innovazione di Nomisma - Lo studio “Controvento” evidenzia come, nella manifattura di questo paese, esista un gruppo di imprese che vanta una elevata dinamicità unita a una solidità finanziaria assolutamente superiore alla media. Inoltre, abbiamo fondate ragioni per credere che questo gruppo di imprese, in particolare le veterane, che hanno passato per due anni la severa griglia di “controvento”, siano quelle che, in larga parte, hanno resistito meglio alla recessione e sulle quali puntellare la ripresa del nostro paese”.

Dallo studio è emerso che in Italia ci sono 4.656 imprese controvento, che rappresentano il 6,6% del totale delle imprese manifatturiere considerate nell'analisi, e che generano il 7,9% di ricavi (pari a 60,9 miliardi di euro), il 12,9% di valore aggiunto (20,7 miliardi) e il 20,7% dell'Ebitda complessivo (13,6 miliardi).

Dal 2014 le imprese che navigano controvento hanno visto crescere i ricavi del 71,4%, mentre l'Ebitda in termini assoluti ha totalizzato una performance pari al +158% contro il +18% delle altre aziende. Dal punto di vista della marginalità, “se già nel 2014 l'Ebitda margin delle imprese controvento risultava quasi doppio rispetto al corrispondente delle altre imprese, con il tempo la forbice si è ulteriormente ampliata – si legge nello studio - Negli ultimi 6 bilanci l'Ebitda margin delle imprese controvento  è infatti cresciuto  circa del 50%”. Grandi differenze esistono anche a livello settoriale. Tra i settori vincenti sono stati identificati il packaging, la farmaceutica, gli autoveicoli, il metallo e l'abbigliamento.

“Le imprese controvento investono in media il 4% del fatturato rispetto al 2% delle imprese italiane. Investimenti che si traducono in ritorni elevati - ha detto Simone Mirani, direttore di Crif Ratings, spiegando che il ritorno sull'attivo (roa) di queste aziende è, infatti, 4 volte superiore di quello delle realtà italiane e che si attesta intorno al 18% contro il 3-4% medio, mentre il ritorno sul patrimonio netto (roe) è 5 volte superiore. E se si passa poi ad analizzare il tema liquidità, argomento rilevante soprattutto durante le fasi di crisi per ripartire velocemente, dallo studio emerge che le imprese controvento hanno un rapporto cassa/debiti ricorrenti superiore (intorno al 50% contro il 17% delle società italiane).
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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