Guerra e covid: imprese giovanili più ottimiste e resilienti

Rita Annunziata
17.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Nove imprese giovanili su dieci stimano di recuperare i livelli produttivi pre-covid entro la fine dell’anno. Anche perché risultano meno colpite dai rincari delle materie prime

L’86% delle aziende guidate da under 35 stima di toccare i livelli produttivi pre-covid o addirittura di superarli entro i prossimi sette mesi a fronte dell’82% di quelle non giovanili

Il 36% dei giovani imprenditori punta a investire nella formazione anche per rinnovare il proprio modello di business (contro il 31% delle altre imprese)

Gli shock innescati dalla guerra russo-ucraina non spaventano i giovani imprenditori, che si mostrano più resistenti ai rincari delle materie prime e alle difficoltà di approvvigionamento. Preparandosi tra l’altro a recuperare i livelli produttivi pre-covid entro la fine dell’anno. A scattare la fotografia del settore è una nuova indagine del Centro Studi Tagliacarne, condotta su 1.600 piccole e medie imprese manifatturiere con un minimo di cinque e un massimo di 249 addetti. Un’occasione per fare il punto anche sugli investimenti in cantiere, mentre c’è chi stenta a cogliere le opportunità del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).


L’86% delle aziende guidate da under 35, come anticipato in apertura, stima di toccare i livelli produttivi pre-covid o addirittura di superarli entro i prossimi sette mesi a fronte dell’82% di quelle non giovanili. Anche perché risultano meno intaccate dai rincari delle materie prime (si parla in questo caso dell’82% contro l’86% delle imprese non giovanili) e dai problemi di approvvigionamento (42% contro il 49%). Conseguentemente, una su quattro punta a incrementare le assunzioni nel 2022, a fronte del 21% delle altre imprese.

Il 74% degli under 35 a guida di pmi manifatturiere, tra l’altro, intende investire nella formazione del capitale umano per sviluppare quelle competenze tecnico-professionali che ritiene indispensabili per il triennio 2022-2024. Una quota che si scontra con il 71% delle imprese non giovanili. Parallelamente, il 36% dei giovani imprenditori punta a investire nella formazione anche per rinnovare il proprio modello di business (contro il 31% delle altre imprese). Ciononostante, solo il 12% degli imprenditori under 35 si è già attivato per godere delle opportunità offerte dal Pnrr (a fronte del 19% delle aziende non giovanili) ma il 14% punta a farlo entro la fine dell’anno (contro il 13%).


“La via dell’imprenditoria è sempre di più per i giovani frutto di una scelta consapevole, piuttosto che una sostanziale forma di auto impiego, com’è stato tante volte nel passato”, osserva Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne. “L'imprenditore giovane è più aperto ad attivare le opportunità del mercato e molto più sensibile all'utilizzo delle tecnologie digitali anche nei settori più tradizionali”. Certo, aggiunge, in questi casi “la più ridotta dimensione dell'impresa neocostituita richiede una maggiore attenzione delle policy per fornire un supporto di servizi necessari a farla crescere e diventare più robusta”.


Tornando alle imprese che stimano di recuperare o superare i livelli produttivi pre-covid entro la fine dell’anno, si tratta principalmente di realtà del Mezzogiorno (88% contro l’85% del Centro-Nord). A desiderare di investire per rinnovare i modelli di business sono invece soprattutto le piccole imprese giovanili (32%) e ancora una volta quelle del Sud (46%). Inoltre, i giovani alla guida di realtà sbarcate sul mercato nell’ultimo decennio punteranno più degli altri sul digitale in futuro: il 50% investirà in tecnologie 4.0 nei prossimi due anni a fronte del 43% degli over 35.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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