I fondi stranieri guardano sempre più alle startup made in Italy

Rita Annunziata
15.12.2021
Tempo di lettura: 3'
Nel 2021 sono stati investiti oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro in startup e imprese innovative in Italia. Una cifra consistente, ma che non le basta a superare i “cugini” europei. Anche se attrae sempre più fondi stranieri

Il 2021 è stato contrassegnato da una carrellata di operazioni rilevanti. Tra queste, l’exit di Depop, la startup fondata da Simon Beckerman che nel 2019 aveva chiuso un round da 62 milioni di euro per poi essere acquistata da Etsy per 1,6 miliardi di dollari

Si parla di 15 operazioni superiori ai 10 milioni di euro su un totale di 150 round conclusi per 1,3 miliardi di investimenti complessivi, in crescita del +85% rispetto al 2020. Oltre a 164 campagne di equity crowdfunding per 108 milioni di euro

Startup e imprese innovative italiane si preparano a chiudere un anno d'oro: al 2 dicembre sono stati investiti oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro, una cifra record se si considera che durante l'intero 2020 erano stati superati appena i 700 milioni (a fronte dei 723 milioni del 2019, i 522 milioni del 2018 e i 136 milioni del 2017). Senza dimenticare che a guardare all'innovazione made in Italy sono sempre più spesso anche i fondi stranieri. Sebbene, nel confronto con l'Europa, la Penisola resti fanalino di coda.
Stando ai dati raccolti nel nuovo rapporto “Startup & technology trends” messo a punto da StartupItalia in collaborazione con UpBase, ci sono infatti alcune regioni della Germania in grado di registrare investimenti ben superiori. Basti pensare a Monaco di Baviera, patria di nove unicorni, 1.689 startup che durante lo scorso anno hanno raccolto finanziamenti per oltre 1,4 miliardi di euro. Certo, l'ecosistema italiano non manca di dimostrare una crescita costante. Dati del Mise al 1° ottobre 2021 rivelano che le startup innovative nel Belpaese sono 14.032, 540 in più rispetto all'aggiornamento di luglio.

Oltre 15 round superano i 10 milioni


Inoltre, l'anno ancora in corso è stato contrassegnato da una carrellata di operazioni rilevanti. Tra queste, l'exit di Depop, la startup fondata da Simon Beckerman che nel 2019 aveva chiuso un round da 62 milioni di euro per poi essere acquistata da Etsy per 1,6 miliardi di dollari. Senza dimenticare i 155 milioni di Scalapay (che permette agli utenti di dilazionare i pagamenti in tre rate senza interessi) o i 118 milioni di NewCleo, “fondata da Stefano Buono, fisico che ha lavorato per molto tempo al fianco di Carlo Rubbia e che dopo una exit milionaria con un'altra startup si è lanciato in questa nuova avventura che coinvolgerà 100 innovatori energetici”, racconta Anna Gaudenzi, direttore di StartupItalia. Si parla dunque di 15 operazioni superiori ai 10 milioni di euro su un totale di 150 round conclusi per 1,3 miliardi di investimenti complessivi, in crescita del +85% rispetto al 2020. Oltre a 164 campagne di equity crowdfunding per 108 milioni di euro, per un balzo del +42% sull'anno precedente.

Gli investimenti europei in tech


In questo contesto, stando agli ultimi dati di Atomico (società europea di venture capital con sede a Londra, ndr) raccolti da StartupItalia, l'Europa si prepara a sfondare i 100 miliardi di dollari investiti in tech entro la fine dell'anno. Il numero di aziende tecnologiche che hanno raggiunto il miliardo di dollari è cresciuto di 98 unità anno su anno mentre i grandi round (oltre i 250 milioni di dollari) sono balzati di ben 10 volte rispetto al 2020, arrivando a rappresentare più del 40% del capitale totale investito nella regione. Infine, l'80% dei round superiori ai 10 milioni ha visto l'Europa attrarre capitali dall'estero, specie dagli Stati Uniti. E a crescere sono anche gli unicorni, che hanno raggiunto quota 321 distribuiti in 80 città del continente, come Monaco (con una densità di unicorni pari a 8,1), Londra (7), Berlino (6,8), Dublino (4,5), Parigi (4,4), Vienna (2,8) e Helsinki (2,6).
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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