Eurozona e Usa danno il via alla ripresa: indici Pmi da record

Rita Annunziata
23.4.2021
Tempo di lettura: 3'
L'indice Ihs Markit Pmi composito dell'Eurozona è salito a 53.7 da 53.2 di marzo. Positivo soprattutto il manifatturiero, che segna l'incremento più ampio dell'ultimo ventennio. Nuovo massimo per i servizi a stelle e strisce

Dopo aver perso slancio per un quadrimestre, salgono a due i mesi consecutivi di crescita della produzione per l’Eurozona

Chris Williamson: “Il settore dei servizi è ritornato a crescere e le aziende si sono adattate a convivere con il virus preparandosi a tempi futuri migliori”

Debole il settore manifatturiero statunitense, che segna un punteggio di 60.6, appesantito dalle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime

In un mese caratterizzato da un'intensificazione delle misure di contenimento dei contagi da una parte all'altra dell'Oceano, i dati dell'attività economica mostrano segnali incoraggianti. E la fiducia sul futuro torna a impennare, nonostante una maggior cautela sul fronte tedesco.

Eurozona: produzione manifatturiera ai massimi


Secondo una lettura dei dati flash preliminari raccolti dal 12 al 22 aprile, l'indice Ihs Markit Pmi composito dell'Eurozona è salito a 53.7 da 53.2 di marzo. Dopo aver perso slancio per un quadrimestre, salgono dunque a due i mesi consecutivi di crescita della produzione, con quest'ultima che porta a casa anche il secondo valore più elevato da settembre 2018. Positivo soprattutto il trend del settore manifatturiero, che segna l'incremento più ampio dell'ultimo ventennio e guadagna il segno più per il decimo mese di fila (63.3 da 62.5 di marzo). Un'impennata trainata principalmente da Germania e Francia.

Resta ancora indietro invece il terziario, riflettendo le nuove restrizioni dispiegate dai governi per il contenimento dei contagi da covid-19 (50.3 da 49.6 di marzo). Ciononostante, si legge nella nota, “i servizi hanno riportato la prima espansione dell'attività da agosto scorso, anche se a tassi di crescita molto modesti. Dopo l'introduzione delle nuove misure restrittive adottate in Germania per contenere l'ondata virale, il ritorno all'espansione cui abbiamo assistito a marzo si è avvicinato allo stallo. D'altra parte, visto che alcune aziende mostrano di prepararsi in vista di tempi migliori, sia la Francia che il resto dell'Eurozona hanno indicato i primi livelli marginali di espansione dalla scorsa estate”.
A toccare il valore più elevato dalla fine del 2018 anche i nuovi ordini, con il record di commesse per il secondo mese consecutivo del manifatturiero (a dispetto della nona contrazione mensile del terziario). Su questa linea d'onda, cresce la fiducia sul futuro, nonostante un più cauto ottimismo tedesco. Ma anche l'occupazione e le pressioni inflazionistiche, data la ripresa della domanda e l'aumento dei costi. “In un mese dove le misure di contenimento si sono intensificate per l'ennesima ondata di infezioni, l'economia dell'eurozona ha indicato un potenziale incoraggiante”, interviene Chris Williamson, chief business economist di Ihs Markit. “Il settore dei servizi, malgrado abbia continuato a essere duramente colpito dalle misure di restrizione, è ritornato a crescere e le aziende si sono adattate a convivere con il virus preparandosi a tempi futuri migliori”, spiega, sottolineando tuttavia come il forte aumento della domanda di materie prime stia “continuando a causare ritardi senza precedenti sulla catena di distribuzione” generando di conseguenza “il più rapido incremento dei costi aziendali in dieci anni. È dunque probabile che l'inflazione dei prezzi di consumo aumenterà notevolmente nei prossimi mesi, anche se l'entità della crescita dipenderà dalla forza della domanda e dalla condizione dell'offerta, fattori questi che al momento rimangono molto incerti”, conclude Williamson.

Stati Uniti: nuovi massimi per i servizi


Positivi anche i dati flash relativi agli Stati Uniti, che hanno registrato un boom record della produzione nel mese di aprile grazie a un allentamento delle restrizioni legate alla pandemia e a un'impennata della domanda. L'indice Ihs Markit, infatti, è salito a 62,2 da 59,7 di marzo, una ripresa supportata in questo caso principalmente dal settore dei servizi (63,1 da 60,4 di marzo). Debole il manifatturiero, che segna un punteggio di 60.6 in crescita dal 59.1 di marzo, appesantito dalle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e dai continui ritardi nelle consegne dei fornitori. Restano ad ogni modo “decisamente ottimiste” le aziende a stelle e strisce sui prossimi 12 mesi, si legge nella nota, anche se lievemente più caute rispetto a marzo (quando le aspettative positive erano trainate dall'allentamento delle restrizioni, il nodo-vaccini e una maggiore domanda da parte della clientela).

“La ripresa è ampia: il settore dei servizi sta crescendo al tasso più rapido registrato in quasi 12 anni di storia dell'indagine e il settore manifatturiero ha riportato una delle espansioni più importanti degli ultimi sette anni. Quest'ultimo aspetto è stato ancor più impressionante, poiché le fabbriche hanno continuato a essere frenate da ritardi senza precedenti nella catena di approvvigionamento, che hanno generato un'ulteriore impennata dei prezzi”, osserva Williamson. Poi conclude: “Il peggioramento della situazione dell'offerta è un motivo di preoccupazione. Dovrà migliorare, per allinearsi con la domanda”.

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