Eurogruppo: “Aiuti alle imprese economicamente sostenibili”

Rita Annunziata
16.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo Paolo Gentiloni, nel prossimo futuro sarà cruciale “muoversi gradualmente dall'attuale approccio indifferenziato ad azioni più mirate”, dando priorità alle imprese “economicamente sostenibili”. Ma qual è l'attuale stato di salute delle pmi italiane? Ne parliamo con Maurizio Liuti di Crif

Gentiloni: “Le iniziative che abbiamo intrapreso hanno ridotto il rischio di bancarotta e insolvenza delle aziende. Se non ci fossero state, il 23% delle imprese europee avrebbero sofferto di problemi di liquidità”

Secondo il presidente dell'Eurogruppo, Paschal Donohoe, il modo in cui si incoraggerà “la crescita dell'occupazione e dell'economia” rappresenterà un “elemento vitale alla base di una ripresa sostenibile”

L'ultima rilevazione dell'Osservatorio npe realizzato da Cribis Credit Management rivela che il 77% dei crediti deteriorati presenti sul mercato nel 2020 risultava imputabile alle società non finanziarie

Confesercenti: solo lo scorso anno hanno perso la propria occupazione 208mila autonomi. Servono sostegni efficaci per evitare che le attività continuino a chiudere. Circa 450mila imprese rischiano di sparire

Secondo il commissario europeo all'economia Paolo Gentiloni, intervenuto al termine dell'Eurogruppo nella giornata del 15 febbraio, nell'ultimo anno i regimi di garanzie pubbliche, le moratorie sui prestiti e altri strumenti come il programma Sure, hanno contribuito a ridurre il rischio di bancarotta e insolvenze. Ma nel prossimo futuro sarà “cruciale gestire molto attentamente il ritiro delle misure di sostegno”, muovendosi “gradualmente dall'attuale approccio indifferenziato ad azioni più mirate”. Con un focus sulle imprese considerate “economicamente sostenibili”. Un meccanismo a esclusione che si innesta in un contesto in cui, solo in Italia, quasi la metà delle aziende si è trovata ad affrontare lo shock pandemico partendo da situazioni di liquidità già delicate.
“Le iniziative che abbiamo intrapreso hanno avuto successo nel ridurre il rischio di bancarotta e insolvenza delle aziende. E questi rischi c'erano: la nota che abbiamo distribuito ai ministri mostra che, se non ci fossero state le misure di sostegno pubblico o i nuovi prestiti, il 23% delle imprese dell'Unione europea avrebbe sofferto di problemi di liquidità, dopo aver esaurito le proprie riserve di capitale”, spiega Gentiloni. Una percentuale che varierebbe significativamente tra i diversi settori, dall'8% dell'elettronica al 75% dell'alberghiero e della ristorazione. Eppure, oggi queste misure sembrerebbero non bastare.

Secondo Gentiloni bisognerà muoversi lungo tre direttrici. Innanzitutto, come anticipato, “passare dall'attuale approccio indifferenziato ad azioni più mirate, con una distinzione tra società economicamente sostenibili e quelle non sostenibili”. Una definizione che, avverte, “non sarà facile in alcuni settori”. In secondo luogo, bisognerà “facilitare una diversificazione del finanziamento di queste imprese, preservando un canale di credito efficace specialmente per le più piccole”. E, infine, organizzare un'uscita ordinata dal mercato per le aziende meno efficienti e in salute.
“Insomma, dovremmo prendere le giuste decisioni per affrontare in modo decisivo le sfide dei prossimi mesi, tenendo ben presenti le implicazioni sociali delle nostre decisioni. Abbiamo a che fare con posti di lavoro, lavoratori, persone, non entità astratte”, motivo per cui, conclude, “dobbiamo lavorare con cautela e gradualità”. Sulla stessa linea d'onda anche il presidente dell'Eurogruppo Paschal Donohoe che, in collegamento da Dublino, ha ricordato come il modo in cui si incoraggerà “la crescita dell'occupazione e dell'economia” rappresenterà un “elemento vitale alla base di una ripresa sostenibile”.

Lo stato di salute delle imprese italiane


Spostandoci sul fronte italiano, stando all'ultima rilevazione dell'Osservatorio npe di Cribis Credit Management (società del Gruppo Crif specializzata nella gestione in outsourcing dei processi di collection e di npl management, ndr), il 77% dei crediti deteriorati presenti sul mercato nel 2020 risultava imputabile alle società non finanziarie, con uno stock in netta contrazione rispetto al mese di dicembre 2015, legato principalmente alla riduzione delle sofferenze. Alle famiglie produttrici (imprese individuali e società semplici), invece, è imputabile l'8% dello stock di crediti deteriorati e il restante 15% è riferibile ai privati consumatori.
“Nel complesso – spiega a We Wealth Maurizio Liuti, communication & marketing director di Crif – le persone giuridiche presentano un tasso di default compreso tra il 2,5 e il 3,5%, ma nell'ultimo anno la rischiosità del comparto è stata contenuta grazie agli strumenti straordinari varati dalle istituzioni nazionali per fronteggiare l'impatto sull'economia reale derivante dall'emergenza sanitaria”. Tra questi, aggiunge, un ruolo chiave è stato giocato dalle moratorie sui finanziamenti in essere: l'analisi di Crif mostra che circa un quarto dei contratti delle imprese ha beneficiato della sospensione delle rate, di cui il 72,6% riconducibili a società di capitali, il 24% alle società di persone e il 2% alle ditte individuali.

“Per altro, quasi la metà delle imprese italiane si è trovata ad affrontare lo shock causato dalla pandemia partendo da situazioni di liquidità già delicate”, continua Liuti. “Nello specifico, il 38% delle aziende si caratterizzava per una disponibilità di cassa in grado di coprire meno del 50% dei debiti finanziari a breve termine in scadenza, cui si aggiunge un ulteriore 8% di imprese senza particolari margini di manovra”. Per non dimenticare, infine, i ritardi nei pagamenti commerciali, che hanno finito per acuire le tensioni sul fronte della liquidità: il 12,8% delle imprese italiane ha saldato i propri fornitori nel 2020 con oltre 30 giorni di ritardo (un dato superiore del 21,9% rispetto al 2019 e più che raddoppiato rispetto al 2010), cui va aggiunta una quota superiore al 50% che riporta ritardi inferiori al mese.

Decreto ristori 5: a che punto siamo?


Resta dunque acceso il faro sul decreto ristori cinque, uno dei primi provvedimenti attesi sul tavolo del governo Draghi. Intanto, non si lascia attendere il monito di Confesercenti che, in occasione dell'incontro tra il ministro del Lavoro Andrea Orlando e le parti sociali, ha ribadito come 450mila imprese rischino di sparire a causa della pandemia. “Il contesto economico e sociale post-covid determinerà profondi mutamenti nel lavoro e nei consumi”, spiega la presidente Patrizia De Luise. Poi conclude: “Sarà necessario investire sulle competenze professionali, oltre che su un processo di modernizzazione e razionalizzazione del sistema degli ammortizzatori sociali, senza però stravolgere gli strumenti che hanno risposto meglio durante le difficoltà. Ma servono subito anche sostegni efficaci per evitare che le attività continuino a chiudere”.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti