La diversificazione della supply chain, un driver per la crescita

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione
27.5.2020
Tempo di lettura: 3'
Il settore manifatturiero italiano si accinge a dover affrontare una fase cruciale dovendo garantire efficienza operativa, continuità delle attività produttive e flessibilità della catena logistica. La gestione della supply chain in senso esteso diventa una priorità fondamentale per tutte le aziende manifatturiere italiane

Le supply chain di domani saranno più connesse e autonome

Le aziende leader fanno ampio uso dell'AI e dell'analisi dei dati per catene di approvvigionamento più trasparenti e migliori processi decisionali

La logistica intelligente offre grande potenziale di risparmio

Come gestire con successo le supply chain nel post crisi

È in corso una gran dibattito circa l'impatto del coronavirus sulla globalizzazione in generale e sulle catene di approvvigionamento in particolare. In un certo senso, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti aveva già infranto la convinzione che la globalizzazione fosse illimitata, ma con il coronavirus si è andati oltre. Ci si è cominciato ad interrogare sulle società tecnologiche per le loro politiche fiscali e l'uso dei dati, ma anche sull'affidabilità e la dipendenza dalle catene di approvvigionamento.
Questa pandemia è insolita perché ha combinato uno shock della domanda con uno shock dell'offerta in molti settori, come quello automobilistico, le case farmaceutiche e i produttori di elettronica industriale sono stati tutti colpiti dalle spedizioni interrotte dalla Cina. Mantenere il buon funzionamento della supply chain è particolarmente impegnativo in questo momento. Numerose catene di approvvigionamento sono colpite dall'epidemia, a causa di picchi di domanda imprevisti o carenza di offerta. Ma alcune aziende sono in grado di adattarsi meglio alla situazione, grazie a capacità avanzate della propria supply chain. Sono quelle designate come ‘campioni digitali' dall'indagine Connected and autonomous supply chain ecosystems 2025, pubblicata dalla società di servizi professionali PwC che ha intervistato oltre 1.600 aziende in sette settori e 33 paesi per comprendere le loro attuali capacità di gestione della supply chain e i loro piani per il futuro. Lo studio ha identificato ciò che i campioni digitali fanno di diverso nella gestione delle proprie catene di approvvigionamento e presenta le capacità necessarie per stabilizzarle nella situazione attuale (ad esempio attraverso la trasparenza o la riconfigurazione più accurata e soprattutto più frequente).

AI, logistica intelligente e trasparenza


Un importante risultato dello studio è che la stragrande maggioranza delle aziende intervistate ha già iniziato a fare affidamento sull'intelligenza artificiale e sull'analisi dei dati per prendere decisioni migliori e ottimizzare la propria catena di approvvigionamento, con il 70% delle aziende intervistate che utilizzano l'IA in almeno un'area. Queste includono una maggiore trasparenza lungo l'intera supply chain, l'ottimizzazione del costo del servizio, la segmentazione della catena di approvvigionamento e la pianificazione integrata. Tuttavia, i campioni digitali sono molto più avanti rispetto ad altre aziende nell'uso dell'IA. Oggi il 43% dei campioni digitali utilizza già l'IA per una maggiore trasparenza della supply chain, rispetto al solo 23% di tutte le aziende intervistate.
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Fonte: PwC
Le aziende intervistate ritengono inoltre che la trasparenza della supply chain sia molto importante e il 55% dei campioni digitali lo ha indicato come una priorità assoluta. Gabriele Caragnano, partner Emea Operations Leader di PwC, afferma: “Ciò che colpisce è che i campioni digitali sono già molto avanzati nell'uso dei dati operativi, finanziari e di vendita per guidare la supply chain. Inoltre, utilizzano sempre più sistematicamente dati esterni non strutturati, come i dati provenienti dall'IoT e dalle applicazioni dei social media, nonché i dati dei propri clienti e fornitori”.

La logistica intelligente ha un grande potenziale per l'ottimizzazione dei costi


La logistica intelligente è una priorità alta o assoluta per il 59% dei campioni digitali. “Non sono sorpreso” - commenta Caragnano - Dopo tutto, il 50% dei risparmi sui costi della catena di approvvigionamento può essere attribuito alla logistica intelligente." È chiaro che anche qui i campioni digitali sono in testa: in tutti i settori e i paesi del sondaggio, meno di un quinto delle aziende (18%) ha indicato la logistica intelligente come priorità alta o assoluta. L'implementazione di capacità logistiche smart sembra dipendere in modo particolare dalle dimensioni dell'azienda. Ad esempio, il 42% delle aziende con un fatturato annuo di oltre $ 5 miliardi ha già implementato la logistica intelligente, ma solo il 25% delle aziende con un fatturato compreso tra 3 e 5 miliardi di dollari lo ha fatto e la percentuale scende al 18% per quelle con un fatturato compreso tra 100 milioni di dollari e il miliardo di dollari. Le aziende più piccole, e questo è il caso più comune in Italia, spesso sono restie ad affrontare gli elevati investimenti necessari in tecnologie avanzate. “In molti casi, tuttavia, questa preoccupazione è infondata, perché gli investimenti nell'eccellenza della supply chain spesso si ripagano da soli in un breve periodo di tempo e numerose sono le opportunità di finanziamenti pubblici”.

Come gestire con successo le supply chain nel post crisi


Lo studio suggerisce anche un percorso su come gestire con successo le supply chain nel post crisi. Caragnano afferma che “le precedenti crisi ci hanno mostrato che molte aziende affrontano la sfida della trasformazione della propria supply chain all'inizio della fase di ripresa economica, dopo averne sofferto la debolezza nella fase di recesso”. Per Vincenzo Grassi, Partner PwC Italia, “il settore manifatturiero italiano si accinge a dover affrontare una fase cruciale dovendo garantire efficienza operativa, continuità delle attività produttive e flessibilità della catena logistica sia nella gestione dell'import di materie prime sia nella gestione dell'export dei prodotti finiti. È, infatti, da considerare che l'Italia è il sesto esportatore al mondo di beni manufatti e che i prodotti manifatturieri esportati rappresentano l'80% dell'export complessivo. Secondo le elaborazioni di Confindustria, le esportazioni del nostro Paese potrebbero diminuire del 5,1%. nel 2020 a causa dell'emergenza covid-19. La gestione della supply chain in senso esteso diventa una priorità fondamentale per tutte le aziende manifatturiere italiane”.

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