Digitalizzazione delle pmi? Le banche possono giocare la loro parte

Rita Annunziata
6.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo un rapporto della Bei, la disponibilità del credito bancario rappresenta uno dei principali ostacoli alla digitalizzazione delle pmi. “Necessario colmare il deficit di finanziamenti”

Il 18% delle pmi italiane non ha in programma di investire in soluzioni digitali nei prossimi tre anni, contro una media europea del 10% (e l’8% di Germania e Francia)

La maggior parte sembra non avere fiducia o esperienza per rivolgersi a società di venture capital e investitori in capitale azionario, anziché alle banche

Bei: “Rafforzare la disponibilità di credito attraverso il sistema bancario al fine di finanziare la digitalizzazione e l’innovazione delle pmi”

Sebbene la digitalizzazione delle piccole e medie imprese rappresenti una delle priorità dell'agenda del governo Draghi, tra interventi pubblici significativi e il sostegno all'ecosistema dell'innovazione, l'Italia continua a scontare ancora un profondo ritardo rispetto ai “vicini” europei. Secondo l'ultimo rapporto condotto dalla Banca europea per gli investimenti per Cotec Italia e il Polo europeo di consulenza sugli investimenti, il 18% delle aziende non ha in programma di investire in soluzioni digitali nei prossimi tre anni, contro una media europea del 10% (e l'8% di Germania e Francia). E solo il 31% ha pianificato investimenti per sostituire macchinari, edifici e IT esistenti (sei punti percentuali in meno rispetto all'Europa). Un contesto che conduce all'implementazione di tecnologie digitali meno sofisticate che altrove, oltre a contemplare un gap di risorse qualificate cui poter attingere. Ma l'aspetto interessante è che, spesso, la disponibilità (o meglio, l'indisponibilità) del credito bancario rappresenta uno dei principali ostacoli alla transizione.
Per far fronte alle proprie esigenze di finanziamento, infatti, il 50% delle pmi ricorre ai prestiti bancari (contro il 46% della media europea). Inoltre, la maggior parte delle aziende “sembra non avere fiducia o esperienza per rivolgersi a società di venture capital e investitori in capitale azionario anziché alle banche”, scrivono i ricercatori (il 54% predilige rivolgersi alle banche contro l'11% di coloro che ricorrono a investitori di venture capital e di capitale azionario). Tra l'altro, “sebbene gli istituti finanziari supportino le pmi nell'accesso alle risorse per i loro investimenti volti alla digitalizzazione, non vi sono prove evidenti di strumenti finanziari specifici per la digitalizzazione”, osservano dalla Bei. “Lo stesso vale per le principali parti interessate del settore pubblico: digitalizzazione e innovazione sono indicate come aree di interesse chiave, ma non siamo riusciti a identificare i progetti specifici che offrono per la digitalizzazione o l'innovazione”, spiegano.

Bei: “Colmare il deficit di finanziamenti”


Di conseguenza, se da un lato tra le indicazioni del rapporto viene segnalata la necessità di incrementare il livello di consapevolezza e di capacità delle pmi italiane creando un “punto di accesso” che possano utilizzare come unica fonte di informazione e facendo incontrare domanda e offerta di soluzioni digitali attraverso una piattaforma di digitalizzazione integrata, la terza raccomandazione sottolinea la necessità di colmare “il deficit di finanziamenti”. Seguendo due strade. Innanzitutto, rafforzando la disponibilità di credito attraverso il sistema bancario “al fine di finanziare la digitalizzazione e l'innovazione delle pmi”. A tal proposito, il Gruppo Bei si impegna ad ampliare le proprie linee di credito tematiche per le pmi per coprire gli investimenti in digitalizzazione e innovazione in Italia. In secondo luogo, per sfruttare le risorse del Recovery and resilience facility, la Bei si propone di potenziare l'accesso al finanziamento con capitale di rischio per le pmi innovative: da un lato, contribuendo a incrementare la disponibilità di fondi di attori chiave nel panorama italiano del private equity e del venture capital per investimenti diretti o indiretti in progetti di innovazione strategici, e dall'altro istituendo dei programmi d'investimento specifici per paese per offrire supporto finanziario e strategico ai fondi (di private equity e di venture capital) che desiderano investire nella Penisola.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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