Covid-19: le startup hi-tech italiane resistono alla crisi

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
3.12.2020
Tempo di lettura: 7'
L'ecosistema startup hi-tech italiano ha retto il contraccolpo della pandemia. Raccolti 683 milioni di euro nel 2020

Nel 2020, le startup hi-tech italiane hanno raccolto 683 milioni di euro, in calo del 2% rispetto a 12 mesi fa

I finanziamenti da attori formali (con una quota del 42% sul totale del capitale raccolto) registrano un'importante crescita (+34%). In forte calo la componente dei finanziamenti internazionali

Il 30% delle startup high-tech ha applicato variazioni al proprio modello di business durante la pandemia



L'ecosistema startup hi-tech italiano non si è fermato durante la pandemia, dimostrandosi resiliente alla crisi. Nel 2020, le startup ad alto contenuto tecnologico hanno infatti raccolto 683 milioni di euro (investimenti totali in equity). Un dato che è di poco inferiore al valore totale consuntivo registrato nel 2019 (pari a 694 milioni di euro) e che corrisponde a un calo del 2% rispetto a 12 mesi fa. È quanto emerso da una nuova ricerca condotta dall'​Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano ​in collaborazione con ​InnovUp - Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Stando al report, a fare la parte del leone sono stati gli investimenti degli attori formali (come i fondi di venture capital indipendenti e i fondi di corporate venture capital aziendali), che, con una quota del 42% sul totale del capitale raccolto, si sono rivelati di cruciale importanza per la tenuta dell'ecosistema, rappresentando la prima fonte di finanziamento. Gli investimenti da parte di questi player sono passati da 215 milioni del 2019 a 288 milioni nel 2020, registrando una crescita del 34%. Al contrario, per la prima volta dal 2012, i finanziamenti da attori informali (come venture incubator, family office e club deal) non sono cresciuti, registrando una lievissima contrazione rispetto allo scorso anno (da 248 a 247 milioni di euro) con una quota del 36% del totale. A pesare maggiormente sul calo complessivo degli investimenti, è stata la componente dei finanziamenti internazionali, che sono passati da oltre 231 milioni di euro del 2019 a poco più di 148 milioni nel 2020, contribuendo solo per il 22% del totale (rispetto al 33% nel 2019).
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Investimenti totali (nazionali e internazionali): distribuzione degli investimenti per tipologia di investitore (dati in milioni di euro). Fonte: Osservatorio Startup Hi-tech



“​Se la speranza per il 2020 era quella di raggiungere o addirittura superare finalmente la soglia di 1 miliardo di euro di investimenti equity in startup hi-tech italiane, lo shock e la relativa crisi legata al covid-19 hanno costretto l'ecosistema a fare i conti con una realtà ben diversa: dove la parola chiave non fosse necessariamente ‘crescita' bensì ‘tenuta'”​ ha evidenziato Antonio Ghezzi, Direttore dell'Osservatorio Startup Hi-Tech.​"L'ecosistema italiano in questo ha dimostrato di aver resistito innanzitutto grazie al supporto degli attori istituzionali, che beneficiando della loro strutturazione e della capacità di pianificazione di lungo periodo hanno garantito l'erogazione di capitali alle startup nonostante le condizioni congiunturali negative, e in secondo luogo grazie ad alcune operazioni straordinarie (rispetto alla media dei round di finanziamento che caratterizzano il nostro ecosistema) che iniziano a verificarsi con una certa frequenza, a testimonianza dell'oggettivo valore riconosciuto a livello internazionale di alcune nostre realtà innovative d'eccellenza”​ ha aggiunto Ghezzi.



Se, da un lato, alla luce del quadro delineato, possiamo affermare che l'ecosistema startup hi-tech italiano abbia retto allo shock pandemico, è altrettanto vero che le startup hi-tech hanno dimostrato una grande capacità di adattamento durante la pandemia, mostrando in alcuni casi nuove strade per fronteggiare la crisi. Lo confermano i risultati di una ricerca degli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano. Stando allo studio.

Dal report emerge infatti come il 30% delle startup high-tech abbia applicato variazioni al proprio modello di business durante la pandemia. Tra le principali motivazioni segnalate: rispondere ad un nuovo bisogno di mercato (indicata dal 72% delle startup), creare nuove fonti di ricavo (44%) o aumentare la propria legittimità con iniziative di impatto sociale e ambientale (34%) e pura sopravvivenza (13%). Non solo, ma oltre la metà delle startup hi-tech italiane (il 63%) ha dichiarato di aver intrapreso proprie iniziative a supporto dell'emergenza covid-19 tra fase di lockdown, fase 2 o new normal. Infine, sono molte le neo imprese che hanno preso parte a iniziative di terzi. In particolare, il 41% ha aderito al programma dello Stato “Solidarietà digitale”, il 29% ha partecipato a contest o call for ideas e il 27% a progetti di ricerca e sviluppo di altre organizzazioni.




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