Covid 19: il 7% delle imprese traina l'Italia. E ora?

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Solo i bilanci 2020 faranno luce. Ma un arretramento delle imprese trainanti il Paese, arrecherebbe un “danno incalcolabile” per l'Italia. I dettagli nello  studio  “Controvento” di Nomisma e Crif

Le imprese Controvento sono il 6,8%, pari a 4.829 realtà, e generano il 7,7% dei ricavi, il 12,3% di valore aggiunto e ben il 18,8% dell'Ebitda complessivo

L'accumulo di un buffer di liquidità e il mantenimento di una struttura finanziaria e patrimoniale solida sono imprescindibili per fronteggiare eventuali situazioni di downturn

“È fondamentale che il gruppo di imprese che traina il paese riesca a non perdere troppo slancio. Se questo gruppo di testa dovesse arretrare in misura rilevante, il danno sarebbe incalcolabile”. Questo l'avvertimento di Lucio Poma, responsabile scientifico industria e innovazione di Nomisma, nel webinar che la società ha organizzato insieme a Crif, in occasione della presentazione di Controvento, lo studio focalizzato su come le imprese possono navigare in un'epoca di emergenza Coronavirus.
Su 71.115 società di capitali, rappresentative del settore manifatturiero italiano, le imprese Controvento sono il 6,8%, pari a 4.829 realtà, e generano il 7,7% dei ricavi, il 12,3% di valore aggiunto e ben il 18,8% dell'Ebitda complessivo, il doppio rispetto alla società manifatturiere.
“Queste imprese trascinano tutto il sistema industriale italiano”, ha puntualizzato il presidente  di Nomisma, Piero Gnudi, che però ha ricordato che bisognerà attendere i bilanci 2020, che verranno pubblicati il prossimo anno, per vedere come queste aziende avranno retto allo tzunami, conseguenza dei provvedimenti presi dal governo per contrastare l'esplosione del coronavirus.

“La generazione e l'accumulo di un buffer di liquidità e il mantenimento di una struttura finanziaria e patrimoniale solida diventano imprescindibili anche per fronteggiare eventuali situazioni di downturn, quale ad esempio l'attuale emergenza covid-19 – ha aggiunto Poma - In tal senso, le disponibilità liquide, generate e mantenute anche per esigenze finanziarie improvvise, sono diventate in questi mesi un polmone chiave per consentire la sopravvivenza stessa delle aziende”.

Dai dati dello studio è emerso che le imprese Controvento hanno realizzato nell'ultimo triennio un rapporto tra cassa e debiti correnti crescente, che ha raggiunto il 50% a fine 2018 rispetto al dato mediano del 17% per l'universo delle imprese italiane. E questo dovrebbe metterle   in una posizione di vantaggio nel sopravvivere in un contesto altamente critico e volatile quale l'attuale lockdown e nel riaccendere più facilmente i motori nella fase 2.

Tornando ai numeri, lo studio ha poi evidenziato una crescita della rilevanza del tessuto produttivo delle regioni del Nord-est (Trentino +17% nel numero di imprese e +65% nei ricavi, Emilia Romagna +16% e +55%, Veneto +16% e +21%) e un incremento della quota di aziende di medie dimensioni (tra 50 e 250 addetti; +37% numerosità e +15% l'apporto di ricavi). La differenza la fa molto il settore di appartenenza: alcuni comparti hanno visto infatti accentuare la propria rilevanza, mentre altri al contrario hanno subito un ridimensionamento.  Tra i settori vincenti, Nomisma e Crif hanno, infatti, citato il packaging e la farmaceutica, mentre il comparto dei produttori di autoveicoli è stato inserito tra i settori altalenanti.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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