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Come scegliere la startup su cui investire? 5 esempi pratici (+2) | WeWealth

Come scegliere la startup su cui investire? 5 esempi pratici (+2)

Rita Annunziata
31.3.2023
Tempo di lettura: 3'
Fabio Nalucci, founder di Gellify, spiega a We Wealth quali sono i fattori da considerare per selezionare le migliori startup target su cui investire

Gellify e Azimut hanno recentemente annunciato il lancio di Fndx, società che si occuperà di advisory ai fondi di venture capital e private equity per la selezione delle migliori startup target su cui investire

Nalucci: “Sempre più investitori internazionali vedono l’Italia come un paese target. Quello che trovano, oltre a grande tecnologia e grandi cervelli nel B2B, sono soprattutto prezzi d’ingresso più interessanti”

Prima il crack della Silicon Valley Bank, poi la maxi-fusione tra Credit Suisse e Ubs. Le recenti turbolenze bancarie puntano nuovamente il faro sulla tenuta dell’ecosistema startup, già intaccato dallo scoppio della bolla delle valutazioni dello scorso anno. Eppure, proprio all’interno di questo scenario, potrebbero schiudersi nuove opportunità. Ne abbiamo parlato con Fabio Nalucci, founder di Gellify, innovation factory globale che ha recentemente lanciato - insieme al Gruppo Azimut - Fndx (società che si occuperà di advisory ai fondi di venture capital e private equity per la selezione delle migliori startup target su cui investire). Ecco quali sono i fattori da considerare per individuare le idee con le maggiori potenzialità di mercato.


“Quanto accaduto a Svb e Credit Suisse non è collegato allo stato di salute pre-crisi delle due realtà bancarie”, osserva Nalucci. “Ed era prevedibile, almeno nel caso di Svb. Se pensiamo che startup americane iper-finanziate appoggiavano questo funding nelle sue casse, salvo con l’incremento dei tassi puntare su opzioni più interessanti, possiamo dire che è successo l’inevitabile. C’è però un tema da considerare. In realtà l’ecosistema aveva già subito un primo schiaffo importante dallo scoppio della bolla di valutazioni nel 2022, anche quella abbastanza immaginabile. Fatte queste considerazioni, credo si avranno due effetti, uno molto positivo e uno negativo. L’effetto positivo è che le startup sane, che hanno ottenuto risorse perché i fondamentali di crescita e profittabilità erano la base del loro lavoro, stanno andando e continuano ad andare bene”. 


È il caso per esempio di LimoLane (piattaforma digitale leader nella mobilità premium) che, dopo aver chiuso il bilancio con ricavi maggiori di 8 milioni di euro nel 2022, ha annunciato a inizio anno un round di investimento da 4 milioni, ricorda Nalucci. “Oppure BizAway (travel management company con sede in Italia, Spagna e Albania, ndr), startup nel nostro portafoglio che per tre anni di fila ha registrato 4x di ricavi e che ora punta ai 120 milioni di euro nell’anno”, cita il founder di Gellify. “C’è però appunto una dicotomia molto forte tra chi cresce e continua a farlo molto velocemente e chi soffre l’aspetto della maggior prudenza e dello sconto delle valutazioni proprio di questo settore. Klarna (società fintech che offre il servizio compra ora, paga dopo, ndr) per esempio, che l’anno scorso si è ritrovata a corto di cassa, ha raccolto all’85% meno dell’ultima valutazione”. Senza dimenticare quelle startup che sono state travolte da un’ondata di licenziamenti, come Casavo, che lo scorso febbraio ha annunciato il licenziamento del 30% del proprio personale, o Gorillaz, startup tedesca della spesa a domicilio che la scorsa estate ha deciso di lasciare il mercato italiano e licenziare 540 dipendenti.


Perché investire in Italia oggi

In questo scenario, come anticipato in apertura, potrebbero tuttavia aprirsi nuove opportunità per gli investitori. “Tipicamente un investitore vince se può investire su asset con una valutazione più bassa, perché la probabilità di un ritorno elevato deriva dal prezzo d’ingresso”, spiega Nalucci. “Il male è che qualcuno ci rimetterà, il bene è che si farà un po’ di pulizia. Di conseguenza, quello che rimarrà in giro sarà più forte e i soldi saranno incanalati verso iniziative meno drogate dall’euforia collettiva”. Secondo l’esperto, in Italia in particolare si potrà assistere a un ulteriore effetto positivo. “Sempre più investitori internazionali vedono l’Italia come un paese target. Quello che trovano, oltre che grande tecnologia e grandi cervelli nel B2B, sono soprattutto prezzi d’ingresso più interessanti rispetto a paesi come gli Stati Uniti”.


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Come selezionare la startup giusta

Per selezionare la startup giusta su cui investire oggi, secondo Nalucci, non basta tuttavia guardare al team e all’idea. “L’idea è interessante, ma non tutto. Io ho fatto 15x su un investimento che come oggetto aveva il controllo del ciclo passivo delle utenze telefoniche. Una tematica che, presentata in questo modo, potrebbe risultare noiosa o di difficile comprensione. Però è andata particolarmente bene perché era una tecnologia che prima non esisteva, che di base era semplice da far funzionare, andava su milioni di device in giro per l’Europa e, di conseguenza, produceva cassa. La chiave? Connessioni commerciali fortissime con i canali di vendita”, racconta Nalucci. “Un altro esempio di attualità riguarda l’intelligenza artificiale. Qualsiasi analista di settore dice che l’Ai rivoluzionerà. Eppure, nessuna delle nostre startup che ha dentro una parte di intelligenza artificiale sta volando perché, se escludiamo le tecnologie più consumer, il livello di adoption da parte delle aziende è ancora basso. Abbiamo investito in una realtà in grado di individuare i fake follower su Instagram così che, quando un brand seleziona un influencer, possa selezionare chi ha veri follower. Un’idea meravigliosa”. Il problema che è emerso, spiega l’esperto, è che la maggior parte dei clienti non erano interessati alla “qualità” dei follower ma al fatto che un influencer sponsorizzasse o meno il proprio prodotto.  “In definitiva, bisogna riuscire a capire se c’è un team giusto per quell’idea, se quell’idea ha effettivamente un mercato, per poi provare ad analizzare l’evoluzione di quel mercato nel corso del tempo. Una combinazione di fattori non semplice da mettere insieme”.


Startup: i settori su cui puntare

Considerate queste declinazioni, secondo Nalucci sono quattro i settori su cui puntare oggi. “La risposta standard è l’intelligenza artificiale, ma bisogna vedere le singole declinazioni. Sicuramente un’area interessante è quella del digital healthcare, ma c’è il problema che la sanità è pubblica e quindi bisognerà indagare la connessione tra i bisogni digitali della sanità pubblica e la sua capacità di evolversi. Un altro settore ad alto potenziale è quello del fintech, se non altro perché è B2B-B2C. E infine un’altra area molto interessante riguarda tutta la componente di digitalizzazione del settore travel e leisure. Per un certo periodo, il digitale ci ha convinto che esiste un mondo solo digitale, ma io continuo a ripetere che esiste un supporto digitale al mondo fisico. Quindi tutti i business con forti collegamenti col mondo fisico e che arrivano al mondo consumer sono potenzialmente vincenti”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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