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Capitali per crescere in modalità “crowd” | WeWealth

Capitali per crescere in modalità “crowd”

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Nella fase di sviluppo iniziale del business le startup hanno necessità di attingere a robuste fonti di finanziamento. Le piattaforme di investimento collettivo rappresentano un canale privilegiato
Avviare un'iniziativa imprenditoriale è sempre una sfida. Specialmente all'inizio, scegliere i canali di finanziamento giusti è importante tanto quanto la bontà del prodotto o del servizio che si vuole lanciare. Appena costituita, la startup, che sia innovativa o meno, è poco più di un'idea brillante ancora in fase di sviluppo, che necessita di essere finanziata. In questa fase, che viene generalmente chiamata pre-seed, i fondatori fanno ricorso soprattutto alle cosiddette tre F: friends family &…fools.
Se l'idea imprenditoriale funziona e la startup comincia ad esercitare appeal sul mercato, i soci possono permettersi di usufruire di investimenti maggiormente qualificati. Questa è la fase seed ed entrano in gioco investitori di professione come i business angel, gli acceleratori di impresa e gli incubatori certificati, che investono nella società prevalentemente tramite uno o più round di aumenti di capitale. A questo stadio, una valida alternativa alla negoziazione privata con tali investitori è costituita dal ricorso alla raccolta di capitale online, mediante campagne di equity crowdfunding, da realizzarsi anch'esse con un aumento di capitale.

Le startup più fortunate riescono a crescere e a passare alla fase detta, appunto, growth, nella quale riescono ad accedere a finanziamenti più consistenti, anche da parte di investitori come i venture capital e i fondi di private equity. Per poi puntare, infine, al miglior coronamento possibile dell'avventura imprenditoriale: l'exit, la monetizzazione dell'investimento sia dei soci fondatori sia degli investitori che hanno dato fiducia all'iniziativa. Exit che può realizzarsi tramite la vendita della società a terzi o anche con la quotazione.

In ciascuna delle fasi del ciclo di vita delle startup è estremamente utile l'assistenza di un professionista come il notaio, che guidi gli imprenditori nel confezionare gli statuti delle proprie società in modo da bilanciare, con adeguate clausole statutarie studiate appositamente, i talora convergenti e talora contrapposti interessi dei founder e degli investitori finanziatori. In questa sede si vuole dedicare particolare attenzione alle campagne di equity crowdfunding. Il ricorso a questo strumento – introdotto in Italia, fra i primi paesi al mondo, pochi anni fa – è sempre più frequente per le startup, si sta rivelando come un buon banco di prova e sta anche diventando il trampolino di lancio verso l'ammissione all'Aim Italia, il mercato dei titoli dedicato alle piccole e medie imprese.

Com'è noto, l'equity crowdfunding è stato previsto nel 2012 dal Decreto Crescita 2.0 esclusivamente per le startup innovative, che con quello stesso decreto facevano il loro ingresso nel panorama societario italiano. Questa modalità di finanziamento delle iniziative imprenditoriali è stata poi più volte aggiornata per essere resa sempre più accessibile e appetibile. In quest'ottica, nel 2015 il Decreto Investment Compact ha introdotto la figura delle pmi innovative e ha esteso l'equity crowdfunding a tale nuovo tipo di impresa. La Legge di Bilancio 2017 ha ulteriormente esteso questa innovativa forma di raccolta di capitale di rischio a tutte le piccole e medie imprese, indipendentemente dal loro carattere innovativo. Da allora, per finanziarsi attraverso internet, è quindi sufficiente non oltrepassare determinati requisiti dimensionali, senza dovere necessariamente essere legati ai requisiti dell'innovazione tecnologica.

I round di equity crowdfunding, con cui molte startup hanno ormai dimestichezza, sono a tutti gli effetti delle ‘mini' quotazioni. Per questo motivo, come sopra accennato, si stanno rivelando una buona palestra per fare il grande salto verso una ‘vera' quotazione.

Fino a poco tempo fa, infatti, l'ipotesi di quotarsi in Borsa non era nemmeno contemplata dai founder, mentre di recente Aim Italia sta progressivamente diventando il mercato di riferimento per le startup più promettenti. Il coraggio di aspirare alla quotazione che molte società hanno dimostrato e la fiducia che il mercato ha dato a queste realtà sono eccellenti segnali che le startup ormai possono davvero puntare in alto. Affiancare le startup nei nuovi scenari che si aprono è sempre una sfida interessante per i professionisti che le assistono.
Opinione personale dell’autore
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Co-fondatrice dello studio Milano Notai. Si occupa di operazioni di diritto societario, banking e project finance. Segue società, banche d'investimento, fondi di private equity e di venture capital, istituti finanziari, startup e pmi innovative in ogni fase della consulenza, con particolare attenzione alle emissioni di bond, mini bond, project bond e strumenti partecipativi, equity crowdfunding, assetti di governance e ristrutturazione del debito.

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