La caccia alle competenze tech mette a rischio la diversity

Rita Annunziata
26.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Le politiche di inclusione e diversity incidono positivamente su ricavi e customer satisfaction. Ma non tutte le aziende sono in grado di cogliere questi benefici. Specie nel tech

Il 90% delle imprese attive a livello globale fatica a implementare politiche di inclusione e diversity all’interno dei propri team tecnologici e IT

Le organizzazioni con team tecnologici diversificati hanno una probabilità quattro volte maggiore di confezionare prodotti altrettanto inclusivi

La crescente pressione sul reclutamento di talenti con competenze tecnologiche indotta dalla pandemia rischia di generare un dietrofront sul versante dell'inclusione e della diversità. Non solo di genere. Secondo un nuovo studio del Capgemini research institute, intitolato The key to designing inclusive tech: creating diverse and inclusive tech teams, il 90% delle imprese attive a livello globale fatica a implementare politiche in tal senso all'interno dei propri team tecnologici e IT. Una situazione che, secondo i ricercatori, rende necessaria una rinnovata attenzione da parte dei leader aziendali. A meno che non intendano perdere occasioni in termini di innovazione, ricavi e valorizzazione del brand.
Stando allo studio, infatti, le pratiche di inclusione e diversity rappresentano un driver di innovazione e differenziazione nel 67% dei casi, consentono un'impennata dei ricavi (56%) e migliorano la customer satisfaction (51%). Tra l'altro, le organizzazioni con team tecnologici diversificati hanno una probabilità quattro volte maggiore di confezionare prodotti altrettanto inclusivi e quelle con buoni risultati in termini di diversità di genere superano i competitor del 15% in termini di entrate (una percentuale che sale al 35% quando a essere valorizzate sono le differenze etniche). Senza dimenticare come l'83% dei millennial si senta maggiormente coinvolto quando ritiene che la propria azienda promuova una cultura inclusiva. Una forza lavoro diversificata porta infine più creatività e idee distintive sul tavolo, è in grado di esaminare criticamente una tematica su più livelli e di comprendere le esigenze di consumatori provenienti da ambienti diversi.
Eppure, se l'85% dei dirigenti è convinto del fatto che la propria organizzazione garantisca pari opportunità di carriera e promozione a tutti i dipendenti, solo il 19% delle donne e degli individui appartenenti a minoranze etniche risulta d'accordo (lo studio ha coinvolto un campione di 500 dipendenti in ambito tecnologico, in gran parte donne e soggetti appartenenti a minoranze etniche, oltre a 500 dirigenti di grandi organizzazioni e 5mila consumatori, ndr). Inoltre, il 75% dei leader afferma che donne e minoranze etniche manifestino un senso di appartenenza alla propria azienda, una percentuale che scivola al 24% per gli interessati. Solo il 16% delle donne e delle minoranze etniche ritiene tra l'altro di essere adeguatamente rappresentato all'interno dei team IT e tech, basti pensare che un dipendente su cinque è donna e uno su sei appartiene a una minoranza etnica.

E tali discriminazioni, avvertono gli studiosi, non lascerebbero immuni neppure i consumatori. Nel settore dei servizi finanziari, per esempio, il 50% dei clienti appartenenti a minoranze etniche afferma che gli sia stato offerto un credito inferiore per alcuni prodotti di banking online. Nell'healthcare, invece, il 43% delle donne e dei consumatori appartenenti a minoranze etniche dichiara che non siano state presentate loro strutture sanitarie di alto livello o in grado di offrirgli servizi particolarmente specializzati. “In un mondo caratterizzato da una domanda crescente di prodotti e servizi alimentati dalla tecnologia, liberi da ogni forma di discriminazione e inclusivi fin dalla progettazione, l'importanza di avere team, culture e pratiche inclusive è più rilevante che mai”, interviene Alessandra Miata, csr director di Capgemini in Italia. “Questo studio richiama l'attenzione sull'urgenza di affrontare questa realtà da parte delle organizzazioni tecnologiche e dei loro leader, che devono focalizzarsi sul miglioramento di diversità e inclusione in un ambiente in cui è essenziale essere in grado di attrarre i migliori talenti”.

Ma cosa possono fare le aziende per invertire questo trend? Secondo i ricercatori, dovrebbero cominciare innanzitutto a implementare processi e valori che promuovano l'inclusione, a partire dall'introduzione di politiche per la tutela della diversità e contro le molestie. Inoltre, dovrebbero garantire eguali opportunità di crescita professionale, progresso e collaborazione nello sviluppo dei prodotti a tutti i dipendenti e implementare sistemi di intelligenza artificiale per evidenziare e correggere eventuali bias degli algoritmi. Senza sottovalutare l'utente finale (e la sua diversità). Anche nella progettazione, nello sviluppo e nella distribuzione di servizi tecnologici.

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