Bilanci di fine anno, oltre i ristori: chiuse più di 300mila imprese

Rita Annunziata
28.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Secondo le cifre dispiegate dall'Ufficio studi Confcommercio, oltre 390mila attività del commercio non alimentare e dei servizi di mercato chiuderanno definitivamente. Di queste, 240mila esclusivamente a causa della pandemia. Carlo Sangalli: “Necessario un vaccino economico”

La riduzione del tessuto produttivo risulta essere maggiormente marcata tra i servizi di mercato (-13,8% rispetto al 2019), mentre per il commercio si parla del -8,3%

I settori più colpiti nei rispettivi comparti sono le agenzie di viaggio (-21,7%), bar e ristoranti (-14,4%) e trasporti (-14,2%) nel primo caso e abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-11,8%) e distributori di carburante (-10,1%) nel secondo

Cgia: “Il governo quest'anno ha stanziato 29 miliardi di euro di aiuti diretti alle imprese colpite dalla pandemia. A fronte di un crollo del fatturato di 420 miliardi di euro, il tasso di copertura ha sfiorato il 7%”

Sebbene 85mila nuove imprese abbiano fatto il loro ingresso sul mercato, l'effetto combinato della crisi insieme al consequenziale crollo dei consumi confermano uno scenario a tinte fosche a pochi giorni dalla fine dell'anno pandemico. Secondo le cifre dispiegate dall'Ufficio studi Confcommercio, oltre 390mila attività del commercio non alimentare e dei servizi di mercato chiuderanno definitivamente, per una riduzione complessiva del tessuto produttivo dell'11,3%.
Si parla dunque di un saldo negativo di 305mila aziende, di cui 240mila esclusivamente a causa della pandemia (poco meno dell'80%). Nel dettaglio, spiegano i ricercatori, 225mila “si perdono per un eccesso di mortalità e 15mila per un deficit di natalità”. La contrazione del tessuto produttivo risulta essere maggiormente marcata tra i servizi di mercato, che subiscono una riduzione del 13,8% rispetto al 2019, mentre per il commercio si attesta sull'8,3%. I settori più colpiti nei rispettivi comparti sono le agenzie di viaggio (-21,7%), bar e ristoranti (-14,4%) e trasporti (-14,2%) nel primo caso e abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-11,8%) e distributori di carburante (-10,1%) nel secondo. Per non dimenticare poi la filiera del tempo libero che registra la perdita di un'impresa su tre tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento.

Sangalli: serve un vaccino economico


Sull'onda delle stime non manca il commento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, secondo il quale “oltre all'indispensabile vaccino sanitario” ci sarebbe bisogno anche di un “vaccino economico, cioè indennizzi finalmente adeguati al crollo dei fatturati e l'utilizzo di tutte le risorse europee per rimettere in moto l'economia del nostro paese”. E non si lasciano attendere anche le cifre dell'Ufficio studi Cgia. “Al netto delle misure a sostegno della liquidità e agli effetti dello slittamento delle scadenze fiscali – denuncia il coordinatore Paolo Zabeo – il governo quest'anno ha stanziato 29 miliardi di euro di aiuti diretti alle imprese colpite dalla pandemia. Ciò vuol dire che, a fronte di un crollo del fatturato dell'intero sistema economico del nostro paese di 420 miliardi di euro, il tasso di copertura ha sfiorato il 7%”.

Filiere che boccheggiano e aiuti erogati


Lasciando da parte alberghi, ristoranti, bar, pasticcerie e tutte le attività legate al comparto del turismo, secondo l'Ufficio studi Cgia le aree economiche più colpite sono la filiera del trasporto persone (come taxi e bus operator), la filiera eventi, la filiera dello sport, tempo libero, intrattenimento discoteche, parchi divertimento e tematici, la filiera attività culturali e spettacolo, oltre agli ambulanti, agli agenti del commercio e al commercio al dettaglio (in particolare abbigliamento, calzature, libri e articoli di cartoleria).
Escludendo le misure dispiegate a sostegno della liquidità e lo slittamento di alcune scadenze fiscali, stando alle stime dei ricercatori il governo ha fornito alle imprese 29,1 miliardi di euro, di cui 11,3 miliardi di contributi a fondo perduto. Seguono altri interventi per 7,9 miliardi come il ristoro delle perdite subite del settore fiere e congressi, le misure a sostegno della filiera agricola, pesca e acquacoltura e il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni con agevolazioni degli apporti di capitale. Ma anche la cancellazione del saldo 2019 e dell'acconto 2020 dell'Irap (per uno sgravio di 3,9 miliardi), le agevolazioni fiscali per le sanificazioni e i canoni di locazione (5,1 miliardi) e la cancellazione dell'Imu e della Tosap/Cosap (802 milioni di euro).

Cgia: passare alla logica dei rimborsi


“È comunque necessario precisare – aggiunge il segretario della Cgia, Renato Mason – che alle pmi che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall'esecutivo hanno coperto mediamente il 25% circa del calo del fatturato. Le misure di sostegno al reddito approvate da governo Conte, infatti, sono andate in larghissima parte alle attività che hanno registrato un crollo del giro di affari di almeno il 33% rispetto al 2019. Resta il fatto che anche per queste realtà gli aiuti economici sono stati insufficienti”.

Secondo l'organizzazione, dunque, alla luce dei provvedimenti che impongono la chiusura delle attività economiche, “non sono più sufficienti dei semplici ristori, ma è necessario uno stanziamento che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere”. Insomma, concludono i ricercatori, bisognerebbe “passare dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi”.

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