La banca (da sola) non basta: le pmi puntano su soluzioni innovative

Rita Annunziata
9.3.2022
Tempo di lettura: 5'
Il mercato potenziale del supply chain finance raggiunge i 457-495 miliardi di euro nel 2021. Crescono soprattutto le soluzioni innovative, come il dynamic discounting

Federico Caniato: “Il supply chain finance è diventato uno strumento fondamentale di finanziamento addizionale per le imprese italiane”

Per il dynamic discounting si parla di una crescita dei volumi del +200% per 0,3 miliardi di euro. Per il confirming del +58% per 1,2 miliardi di euro

Dopo il rallentamento generato dal blocco delle attività produttive nell'anno dello scoppio della crisi pandemica, le imprese italiane tornano a guardare alle soluzioni innovative di finanziamento del circolante. Facendo leva sul ruolo e le relazioni di filiera. Secondo una nuova analisi dell'Osservatorio supply chain finance della School of management del Politecnico di Milano, nel 2021 il mercato potenziale del supply chain finance oscilla tra i 457 e i 495 miliardi di euro. A crescere sono soprattutto i volumi del dynamic discounting (+200%) e del confirming (+58%).
“A seguito della crisi covid-19, il supply chain finance è diventato uno strumento fondamentale di finanziamento addizionale per le imprese italiane”, spiega Federico Caniato, direttore dell'Osservatorio. “E oggi, in una situazione macroeconomica di ripresa dopo il 2020 caratterizzato da forti immissioni di liquidità nel sistema, incentivi e cambiamenti normativi come il nuovo codice della crisi giocano ancora un ruolo rilevante”. La diffusione della digitalizzazione e la maggiore consapevolezza della necessità di una gestione oculata della liquidità lungo tutta la filiera, aggiunge, stanno incentivando l'uso di questi strumenti. E a fare da traino, interviene Antonella Moretto (a sua volta direttrice dell'Osservatorio), sono soprattutto le soluzioni innovative “cresciute in modo rilevante a discapito di quelle tradizionali in particolare grazie al sempre maggiore utilizzo di piattaforme che permettono l'offerta di molteplici soluzioni da un unico strumento”.
Il factoring, nel dettaglio, ha sfiorato lo scorso anno i livelli pre-pandemici. Si parla di un valore pari a 57,4 miliardi di euro, in crescita del +5% sul 2020. Lo stesso vale per il reverse factoring (modalità operativa del factoring in cui un cliente di elevato merito creditizio avvia una partnership con un “factor” per agevolare la cessione delle fatture dei propri fornitori strategici che a loro volta sfruttano il merito creditizio del cliente per ottenere prezzi più bassi rispetto alla modalità “diretta”) che ha toccato quota 7,2 miliardi di euro per una crescita del +14% e per l'invoice trading (un “marketplace” basato su una piattaforma tecnologica che consente a terze parti di investire nelle fatture emesse dalle aziende) con 0,3 miliardi di euro e un incremento del +7%. Seguono il purchase order finance (1 miliardo di euro, +21%) e la carta di credito (2,3 miliardi, +23%).

Quanto al dynamic discounting (una soluzione tecnologica che permette di caricare la fattura su una piattaforma sulla quale, in caso di emergenza di liquidità, il fornitore può richiedere uno sconto al buyer indicando con quale anticipo vorrebbe essere pagato), come anticipato in apertura, si parla di una crescita dei volumi del +200% per 0,3 miliardi di euro. Per il confirming, infine, si registra un'impennata del +58% per 1,2 miliardi di euro.

Guardando al 2020, il valore dei crediti commerciali è scivolato del -3,1% portandosi sui 424 miliardi di euro. A giocare la loro parte, spiegano i ricercatori, sia il lockdown sia il calo del numero di imprese oggetto d'analisi (anche per i ritardi nella pubblicazione dei bilanci) e quello complessivo dei fatturati. L'anticipo fattura ha registrato in questo caso una caduta del -34% sul 2019, anche in ragione del maggior ricorso a finanziamenti e prestiti garantiti per rispondere a esigenze di breve e lungo periodo. Ciononostante, da sottolineare l'impennata nel ricorso al factoring e al reverse factoring nel mese di marzo, segno di come questi strumenti abbiano giocato un ruolo importante anche nella gestione della crisi.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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