Il Parlamento Europeo rinvia la riforma sul copyright – We Wealth

Livia Caivano
Livia Caivano
6.7.2018
Tempo di lettura: 3'
Oggi a Strasburgo è stata bocciata la nuova direttiva sul copyright, l'aggiornamento della normativa in tutela del diritto d'autore

La normativa oggi applicata risale al 2001

Sul tema del diritto d'autore si contrappongono gli interessi delle piattaforme online e quelli di editori e giornalisti

I detrattori temono che la libera circolazione di idee sul web sia messa a repentaglio

I sostenitori la ritengono l'unica via per sostenere il mondo dell'editoria e di conseguenza il diritto all'informazione dei cittadini

I parlamentari rappresentanti dei singoli Paesi, in seduta plenaria, hanno deciso di riaprire la discussione sul diritto d'autore.

La normativa europea in vigore risale al 2001, quando lo scambio di contenuti su Internet non era che l'ombra del fenomeno in cui si è trasformato oggi. Nelle intenzioni del legislatore, l'armonizzazione delle norme sul copyright, diverse Stato per Stato. La direttiva che sfocerà da queste discussioni detterà le linee guida che i singoli Paesi andranno a recepire e implementare. Per questa ragione a più voci si chiede che i dettati della norma siano il più chiari possibile e non lascino spazio a interpretazioni creative.

Gli articoli 11 e 13


Per questa ragione in molti si sono scaldati sui contenuti degli articoli 11 e 13 della direttiva. C'è chi teme che le ripercussioni delle previsioni enunciate in questa norme possano mettere a repentaglio la libera circolazione di informazioni online. Altri invece, vi vedono la realizzazione di una tutela per i produttori di contenuti, da tempo richiesta al legislatore.

I grandi interessi che si contrappongono in questa battaglia all'ultimo clic sono quelli dei giganti del web da una parte, come Google e Facebook, e il mondo dell'editoria. Il problema infatti riguarda la diffusione su queste piattaforme degli ‘snipped' (comunemente chiamato 'link' o 'anteprima') dei contenuti prodotti dalle testate giornalistiche, senza che alla condivisione del contenuto corrisponda alcun tipo di remunerazione. Editori e giornalisti da una parte lamentano la violazione del proprio diritto d'autore; i colossi del web, dall'altra, sostengono di agevolare la diffusione di contenuti, che non indicizzati sui motori di ricerca o condivisi sui social network perderebbero gran parte del traffico giornaliero.

Quantificare i numeri di entrambe le posizioni non è facile, perché ogni testata e ogni piattaforma ha un percorso a sé.
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Tra i detrattori della normativa, interessati dall'eventuale pagamento della licenza, il motore di ricerca Google

La questione Link Tax


L'articolo 11 prevede che i singoli Stati provvedano ad assicurare agli editori una “giusta e proporzionata remunerazione per l'uso digitale delle loro pubblicazioni dai provider di informazioni”. La pubblicazione dei contenuti sarebbe quindi legata a filo doppio a una licenza, rilasciata dall'autore sotto compenso: molti la definiscono tassa, 'link tax'.

Il primo elemento di scontro riguarda proprio questa previsione, che si tema possa essere troppo vaga e lasciare ampio spazio a interpretazioni più o meno creative dei singoli ordinamenti. Superato questo però, gli editori sostengono che tutelare il compenso di giornalisti e giornali sia necessario per tutelare il diritto dei cittadini a essere informati, contrastando una crisi della carta stampata che sembra oggi non vedere ancora una fine. Google &company, dalla loro, non vogliono essere costretti a pagare per gli snippet. E i critici della direttiva non coinvolti direttamente temono che se i colossi abbandoneranno i contenuti a pagamento, quello che rimarrà dell'informazione online sarà solo contenuto scadente e non qualificato. O che solo i grandi colossi saranno in grado di pagare il servizio e a pagarne saranno le piccole realtà dell'online.

Contro la direttiva – bavaglio


Se venisse introdotto un sistema di pagamento, le piattaforme sarebbero costrette a selezionare le condivisioni dei propri utenti, di fatto controllandone il contenuto. I detrattori della nuova normativa, temono che Internet da sistema aperto di innovazione e condivisione, possa diventare oggetto e strumento di sorveglianza. Che la libertà di espressione degli utenti possa venire messa in pericolo.

In molti sostengono che la direttiva sia ormai ‘politicamente morta. La proposta verrà ora nuovamente discussa ma si teme che l'iter sarà costellato da proposizioni di emendamenti e colpi gobbi di lobby aziendali e attivisti. Per la norma per la quale si prevedeva l'approvazione entro la primavera 2019 e l'implementazione entro il 2012, il futuro è quanto mai incerto. C'è chi già dice che non vedrà mai (più) la luce del sole.

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