Sorpresa: Spagna e Olanda unite per riformare il Patto di Stabilità

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I due Paesi, agli antipodi nella narrazione sull'Ue divisa fra falchi e colombe, hanno presentato una bozza congiunta sulle nuove regole

Ad offrire speranze sul fatto che l'Ue stia facendo progressi sul sentiero della riforma delle regole fiscali non è solo la provenienza dei due proponenti, ma soprattutto l'ampiezza e la qualità dei punti comuni indicati da Spagna ed Olanda

L'esperienza del Next Generation Eu, che per lungo tempo la stessa Olanda ha cercato di frenare per la sua componente di aiuti a fondo perduto, viene descritta come un'esperienza in grado di indicare la strada per il coordinamento delle politiche di bilancio

Pochi l'avrebbero immaginato. I ministri delle Finanze spagnolo e olandese, Nadia Calviño (in foto) e Sigrid Kaag, si sono presentati all'Eurogruppo del 4 aprile con documento programmatico congiunto sulla riforma del Patto di Stabilità. Spagna e Olanda sono sempre state su due versanti opposti nella storica battaglia pro o contro l'austerità di bilancio. Ma ad offrire speranze sul fatto che l'Ue stia facendo progressi sul sentiero della riforma delle regole fiscali non è solo la provenienza dei due proponenti, ma soprattutto l'ampiezza e la qualità dei punti comuni.

In assonanza con molte delle proposte avanzate dagli economisti dello European fiscal board, Olanda e Spagna concordano sul fatto che a determinare i limiti della spesa pubblica nazionale siano “strategie specifiche per ciascun Paese”. Sarebbe archiviato il Medium-term objective che, ogni triennio, dovrebbe indicare il saldo strutturale verso il quale i Paesi dovrebbero protendere. A sostituire questo modello sarebbe una, più semplice, regola sulla crescita della spesa pubblica.

Per capire di cosa si tratti e quali differenze concrete introduca, riprendiamo la sintesi fornita, tempo fa, dall'European fiscal board per spiegare la sua expenditure rule:
“Aiuta a stabilizzare l'economia, perché il tetto di spesa è calcolato assumendo che la crescita sia al suo potenziale e che l'inflazione sia al 2%; durante una recessione, si permette alla spesa di crescere a un tasso più alto dell'economia, e viceversa. Per esempio, in Italia e in Spagna la crescita nominale è ancora al di sotto del suo potenziale, il che porta nel breve periodo a una crescita della spesa netta più alta rispetto a quanto avviene con l'attuale regola del debito, che si basa sull'eliminazione di un ventesimo del divario tra il rapporto debito/Pil effettivo e il 60%”.

Il fatto che Spagna e Olanda siano d'accordo sul fatto di concedere più spazio di spesa ai Paesi che crescono meno del loro potenziale è un fatto piuttosto nuovo. L'Olanda, infatti, era fra i firmatari di un documento che, appena lo scorso settembre, escludeva la disponibilità a una riforma profonda del Patto di Stabilità.

“In un contesto di livelli di debito più elevati, gli Stati membri dovrebbero impegnarsi in modo credibile a costruire riserve fiscali per essere pronti al prossimo shock attraverso strategie di consolidamento specifiche per paese che siano realistiche, graduali ma ambiziose, nonché compatibili con la crescita economica e la creazione di posti di lavoro”, si legge nel documento congiunto, “il raggiungimento di questi obiettivi richiede riforme economiche continue, investimenti pubblici di alta qualità e una migliore composizione delle finanze pubbliche per garantire che la riduzione del debito non dipenda solo dal consolidamento di bilancio”. Ovvero, che politiche di spesa pro-crescita contribuiscano a ridurre il debito.



L'esperienza del Next Generation Eu, che per lungo tempo la stessa Olanda ha cercato di frenare per la sua componente di aiuti a fondo perduto, viene descritta come un'esperienza in grado di indicare la strada per il coordinamento delle politiche di bilancio.

Infatti, “i governi nazionali potrebbero essere più responsabilizzati se venisse data loro la possibilità di proporre piani fiscali a medio termine specifici per Paese al fine di rafforzare la sostenibilità fiscale in modo favorevole alla crescita”. Nel modello del Recovery infatti, il governo nazionale propone il piano, mentre l'Europa approva e successivamente controlla i progressi, sbloccando in più momenti i fondi necessari. L'idea, dunque, sarebbe quella di lasciare ai governi l'iniziativa nel determinare i piani di aggiustamento in grado di coniugare crescita e riduzione del debito pubblico. Oggi, questi obiettivi devono comunque rientrare in un set di regole articolato e stringente (e spesso disatteso quando si verifica uno “sforamento”).

“Pur riconoscendo l'importanza di incorporare le circostanze specifiche del paese e di aumentare l'appropriazione nazionale, dovrebbero esistere anche appropriate salvaguardie per assicurare standard minimi che le strategie fiscali contribuiscano all'obiettivo centrale del quadro del Patto di Stabilità. Inoltre, un level playing field è importante per salvaguardare la trasparenza e la parità di trattamento per tutti gli Stati membri”.

Quelle di Spagna e Olanda sono affermazioni ancora puramente programmatiche, ma le reazioni ricevute sembrano già molto buone. Il ministro delle Finanze austriaco, Magnus Brunner, considerato uno dei leader del blocco dei “frugali”, ha affermato di “poter supportare una grossa parte dei contenuti di questo paper congiunto”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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